USA. Social Media Warfare per i vertici militari

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Nonostante l’evoluzione della professione militare comporti anche una dimensione online, per molti operatori i social media comportano potenziali insidie per la carriera. Per evitare queste insidie, i comandi Usa stanno raccomandando ai militari, vertici inclusi, di autocensurare i propri messaggi o di astenersi completamente dall’uso dei social media. Tuttavia, evitare i social media non è sostenibile.

«Nell’era della disinformazione e del declino della fiducia istituzionale», riporta la rivista militare TaskandPurpose, «piuttosto che lasciare la “Tweetership” alla discrezione dei singoli utenti, il Dipartimento della Difesa dovrebbe istituire un programma di educazione ai social media più completo. Le forze armate devono rivedere le percezioni e le applicazioni dei social media, passando dall’avversione al rischio alla consapevolezza del rischio».

«Evitando questo spazio», prosegue la rivista, «i leader militari perdono opportunità critiche di connessione, raccolta di informazioni e leadership. Negli ultimi vent’anni, una cultura di avversione al rischio ha inibito la realizzazione efficace, innovativa e sicura di iniziative di comunicazione digitale per la Difesa. Strumentalizzando e rendendo operative le varie piattaforme attraverso l’educazione ai social media, i leader saranno meglio equipaggiati per navigare nello spazio online».

Un simile progetto richiede una educazione vera e propria all’alfabetizzazione social. In un’audizione parlamentare del 2011 sulla comunicazione strategica e le operazioni informative, la comunicazione strategica Usa è stata definita come «sforzi mirati del governo degli Stati Uniti per comprendere e coinvolgere i pubblici chiave per creare, rafforzare o preservare condizioni favorevoli all’avanzamento degli interessi, delle politiche e degli obiettivi del governo degli Stati Uniti attraverso l’uso di programmi, piani, temi, messaggi e prodotti coordinati e sincronizzati con le azioni di tutti gli strumenti del potere nazionale».

La rivoluzione dell’informazione ha trasformato le interazioni sociali in tutto il mondo. Grazie ad algoritmi reattivi, le piattaforme dei social media sono state adattate per migliorare l’esperienza dell’utente, facilitando la comunicazione e l’interazione all’interno delle comunità di interesse. Individui provenienti da contesti e luoghi fisici molto diversi possono riunirsi online attorno a convinzioni o esperienze condivise.

Le forze armate in genere e delle Usa in questo caso, sono un microcosmo della società civile, L’uso dei social media da parte dei militari è diventato così routinario e comune che è «parte integrante di una serie di azioni inconsce, banali e quotidiane» nella vita quotidiana, quella militare compresa. Esprimendo i valori militari fondamentali desiderati attraverso i social media, i leader sono in grado di integrare la messaggistica strategica nella vita quotidiana dei membri delle forze armate, riporta il giornale.

I social media consentono all’utente di aggirare gli ostacoli burocratici e strutturali della comunicazione strategica; fatto particolarmente importante in un’organizzazione tradizionalmente gerarchica come quella militare. I social media appiattiscono la catena di comando.

Facebook ha compiuto 18 anni; questo comporta che i più giovani hanno conosciuto solo un mondo in cui i social media sono onnipresenti e quindi i social media diventano uno strumento essenziale per raggiungere la nuova generazione. Le relazioni “parasociali” con gli influencer dei social media sono divenute basilari per quella che è definita la “Generazione Z”. E quindi il mondo militare dovrebbe trarne ispirazione.

Questa stessa logica può essere applicata anche alla dimensione civile-militare. L’impatto dell’alfabetizzazione ai social media nel contesto delle relazioni civili-militari è duplice. In primo luogo, le forze armate hanno una cultura complessa e unica che, secondo uno studio Rand del 2019, può essere «molto inaccessibile al pubblico non militare».

In un’epoca in cui la fiducia istituzionale è in calo globale, una comunicazione coerente è fondamentale per mantenere il sostegno e la fiducia dei e verso i militari. L’educazione e il tutoraggio in materia di social media sono essenziali per mantenere l’etica professionale online. Istituendo comunità digitali come estensione dell’impegno tradizionale, le forze armate saranno in grado di chiarire quale sia il comportamento tollerabile.

I social media non sono uno strumento passivo. I leader militari devono essere in grado di produrre contenuti, bilanciando al contempo la sicurezza operativa in ecosistemi mediatici nazionali e globali in continua evoluzione. L’altra parte, come le strutture jihadiste, lo sta facendo da tempo, creando una rete social globale e diffusa fino ad oggi onnipresente e difficile da eliminare.

Lucia Giannini