SLOVENIA. Successo per i primi Sustainabilty Bond per la Green Economy

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La Slovenia ha emesso con successo il suo primo bond di sostenibilità a 10 anni del valore di 1 miliardo di euro il 23 giugno, ha annunciato il ministero delle Finanze. La transazione rende la Slovenia il primo paese nella regione dell’Europa centrale e orientale e il secondo nell’Ue dopo il Lussemburgo a emettere un’obbligazione di sostenibilità – un’obbligazione usata per finanziare o ri-finanziare progetti verdi e sociali.

Il tasso cedolare dell’emissione è dello 0,125%. È stato prezzato a 99,554, con un rendimento di riofferta dello 0,170%. Lo spread sulle obbligazioni è stato fissato a sette punti base (bps) sopra i mid-swap, ha detto il ministero, ripreso da BneIntellinews.

Le contrattazioni hanno chiuso per più di 8,4 miliardi di euro, compresi 600 milioni di euro di interesse del joint lead manager (JLM), con una domanda da parte di più di 210 investitori. «Il successo della transazione, con più di 8,4 miliardi di euro di domanda, è un forte segno della fiducia che gli investitori istituzionali hanno nella Slovenia, e in particolare nel suo ruolo nel finanziamento della transizione ambientale e sociale», ha detto il ministero delle Finanze.

«I proventi del Sustainability Bond della Slovenia finanzieranno gli investimenti del governo che contribuiscono positivamente agli obiettivi ambientali e sociali della repubblica, e promuoveranno e svilupperanno ulteriormente il mercato nazionale e internazionale delle obbligazioni verdi, sociali e/o di sostenibilità», ha aggiunto la dichiarazione.

La maggior parte degli investitori (28,3%) proveniva dalla Germania, dall’Austria e dalla Svizzera, con un altro 20% dal Regno Unito e dall’Irlanda, 11,9% dalla Francia e dal Benelux e 11,6% dal mercato locale. Un numero minore di investitori proveniva dalla regione nordica, dall’Italia, dall’Iberia, da altre parti d’Europa e dal Medio Oriente e dall’Asia.

Per quanto riguarda il tipo di investitore, il 47,4% dei gestori patrimoniali e dei fondi assicurativi e pensionistici, il 35,3% erano banche, comprese le banche private, il 7,8% hedge fund e il 7,5% banche centrali e altre istituzioni ufficiali.

Maddalena Ingrao