SLOVENIA. Seggio al Consiglio di Sicurezza ONU

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Dopo un lungo percorso, la Slovenia ha ottenuto il seggio al Consiglio di Sicurezza, CdS, delle Nazioni Unite. Il piccolo Paese dei Balcani occidentali, già membro UE e NATO, ricoprirà tale ruolo come membro non permanente del CdS per la durata due anni. La Slovenia è per la seconda volta, nella sua storia indipendente, membro del Consiglio di sicurezza ONU: aveva bisogno di 128 voti e ne ha ricevuti 153, ovvero raggiungere la maggioranza dei due terzi richiesta. Sulle elezioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, interessante anche dal punto di vista geopolitico la lotta tra Slovenia e Bielorussia per un posto nel girone dell’Europa dell’Est. La Slovenia si aspettava un esito positivo ovvero una vittoria sulla Bielorussia e così è avvenuto.

Il traguardo è stato raggiunto grazie al duro impegno e lavoro della diplomazia slovena, in particolare nell’ultimo periodo dal ministro degli Esteri Tanja Fajon, che è stata estremamente attiva ed ha viaggiato molto con l’obiettivo di perorale la causa nazionale. Si era infatti sostenuto, a pochi giorni dall’ottenere un seggio nel più alto organo delle Nazioni Unite, che probabilmente per molto tempo la Slovenia non avrebbe avuto così buone possibilità di essere eletta nel massimo organo dell’organizzazione mondiale. La stessa ministra Fajon si era espressa a un ricevimento per i diplomatici dell’Onu: «Crediamo fermamente che la Slovenia può contribuire in modo significativo alla costruzione di una comunità internazionale migliore e più pacifica».

Prima del “prestigiosissimo” voto dell’Assemblea Generale del 6 giugno, nell’ultimo mese, il Ministro Fajon aveva puntato sui Paesi africani per il sostegno nel voto. Infatti la diplomatica slovena ha effettuato svariate visite ed incontri in Africa. In Etiopia, dove lo scopo principale della visita è stato quello di rafforzare le relazioni tra i due Paesi. Ovviamente, in primo piano anche la ricerca del sostegno alla candidatura della Slovenia a membro non permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel 2024 e nel 2025. In previsione futura anche l’apertura dell’ambasciata slovena, la prima nell’Africa subsahariana. Altra tappa del tour africano, la Tanzania. Ha incontrato la sua omologa Lawrence Tax, per rafforzare la cooperazione politica ed economica in particolare nei settori dell’energia, della tecnologia, della gestione delle risorse idriche, della green economy e della sicurezza alimentare. Anche in questo caso ha presentato al ministro tanzaniano pure la candidatura dello Stato balcanico al CdS dell’Onu. A supportare il ministro degli esteri in Africa anche la presidente dell’Assemblea nazionale Klakočar Zupančič. in Ruanda e Uganda, ha sottolineato come Ruanda e Slovenia condividono gli stessi valori, ha anche affrontato il tema della parità di genere. Molte opportunità di cooperazione sono aperte.

Le ultime settimane prima del voto sull’adesione non permanente del Paese al Consiglio di sicurezza, erano tese, ha stimato il ministro Fajon e che: «Vogliamo essere un partner affidabile nella ricerca di soluzioni alle sfide globali», sottolineando il soft power della Slovenia, che è pronta ad ascoltare gli altri, a creare fiducia e rafforzare la solidarietà, secondo le sue capacità. Inoltre riteneva, in vista della Giornata della diplomazia slovena, che la diplomazia slovena si è trasformata in un’organizzazione professionale e solida di cui possono essere orgogliosi. Come ha detto, una politica migliore e un mondo migliore, così come tracce di cui i posteri saranno orgogliosi, possono essere creati solo insieme. La Giornata della diplomazia slovena segna anche l’ingresso della Slovenia nelle Nazioni Unite nel 1992. Inoltre, il presidente dell’SDS ed ex primo ministro Janez Janša ha rivelato nel periodo critico della raccolta di consensi per un seggio non permanente nel Consiglio di sicurezza dell’Onu, che il suo governo ha presentato una candidatura a fine 2020 «su espressa richiesta degli alleati Usa ed europei in Ue e Nato».

In conclusione, oltre al prestigiosissimo traguardo raggiunto, un altro importante successo è stato conseguito di recente dalla diplomazia slovena. Alla conferenza diplomatica di Lubiana, dopo i negoziati, è stata adottata la Convenzione Ljubljana – Hague, che consentirà ai paesi di cooperare a livello internazionale nelle indagini e nel perseguimento dei crimini più gravi.

Paolo Romano

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