Slovenia prossima Cipro?

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SLOVENIA – Lubiana 9/5/13. La Slovenia si è impegnata a vendere 15 imprese statali e ad aumentare l’Iva, il 9 maggio, in un disperato tentativo di evitare un salvataggio internazionale, ma ha dato pochi dettagli e ha ritardato i tagli alla spesa che sarebbero necessari per stabilizzare le sue finanze.

Il pacchetto tanto atteso non ha offerto alcun calendario per la vendita delle imprese statali tra cui la seconda più grande banca del paese, il suo più grande operatore di telecomunicazioni e la compagnia aerea nazionale. Né ha comunicato quanto valevano.

Lubiana ha anche detto che i tagli alla spesa per le retribuzioni del settore pubblico avrebbero dovuto attendere l’esito dei negoziati con i sindacati.

L’ex Repubblica iugoslava ha fatto da apripista per i paesi ex-comunisti dell’Europa orientale, quando entrò nella zona euro nel 2007, e fu l’economia in più rapida crescita dell’intero blocco.

Incoraggiati dalle esportazioni di vetture (Renault), di elettrodomestici e prodotti farmaceutici, i governi succeditisi in questi anni avevano evitato la cessione dei beni dello Stato, tra cui grandi banche del paese, e la riforma del sistema di welfare e del mercato del lavoro.

Le esportazioni hanno però subito un duro colpo con l’inizio della crisi globale, spingendo al rialzo gli oneri finanziari e mettendo in chiari gli intrecci di corruzione diffusa e clientelismo tra affari e politica.

Il primo ministro Alenka Bratusek ha detto che il pacchetto varato, incluso un aumento di imposta sul valore aggiunto a decorrere dal 1 luglio al 22 per cento dal 20 per cento attuale, sarà sufficiente per evitare che il piccolo paese europeo debba chiedere, come Cipro, un piano di salvataggio di Unione europea e Fondo Monetario Internazionale.

Le difficoltà slovene sono di ampia portata visto che l’economia per circa il 50 per cento è controllata dallo Stato e incatenata da 7 miliardi di euro di crediti inesigibili delle banche locali.

Il paese ha ricevuto un po’ di ossigeno agli inizi di maggio  quando è riuscito a piazzare titoli obbligazionari per un valore di 3,5 miliardi di dollari.