SIRIA. Su Idlib, Putin prende le misure di Erdogan

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Il 29 settembre a Sochi, c’è stato il primo faccia a faccia tra Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin dal marzo 2020 al Cremlino. Hanno parlato per poco meno di tre ore. Nessuna dichiarazione alla stampa.

Queste erano le due questioni al centro della discussione: la politica altalenante di Erdogan tra la Nato e un pieno impegno in quella che la Russia definisce la Grande Partnership Eurasiatica, e cosa esattamente si potrebbe fare in Siria.

Durante il suo discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Erdogan aveva detto che la Crimea fa parte dell’Ucraina, una “annessione che non riconosciamo”. È sembrato che Erdogan stesse ripetendo uno slogan Nato, più che il pensiero turco, riporta AT.

Nell’incontro del 29 settembre, Erdogan e Putin hanno anche dovuto toccare la cooperazione tecnico-militare di Ankara con Kiev, in particolare la questione sensibile dei droni turchi che possono essere utilizzati contro le repubbliche popolari del Donbass.

Erdogan, prima dell’incontro di Sochi, aveva già espresso ai media statunitensi la sua frustrazione come alleato della Nato, arrivando a dire che se avesse una scelta, vorrebbe che gli Stati Uniti «se ne andassero dalla Siria e dall’Iraq, proprio come si sono ritirati dall’Afghanistan». A Sochi, il Cremlino ha solo evidenziato come Putin abbia sottolineato la “cooperazione di successo” tra Mosca e Ankara in Siria e Libia.

Tra i convenevoli si deve annoverare Putin che ha ringraziato Erdogan per la sua “posizione coerente” sulla costruzione del gasdotto chiave TurkStream, confrontata con la pugnalata dell’Ue che non ha accettato contratti a lungo termine a prezzo fisso con Gazprom quando ne aveva la possibilità. Erdogan, da parte sua, si è entusiasmato per la costruzione da parte di Rosatom della prima centrale nucleare in Turchia, ad Akkuyu sulla costa meridionale, che diventerà operativa nel 2022.

Ma il centro della discussione sembra sia stata la Siria, l’area di Idlib. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, è andato dritto al punto riguardo all’accordo speciale turco-russo che impone ad Ankara di combattere le organizzazioni terroristiche a Idlib: «La questione di come questo obbligo viene attuato sarà considerata in dettaglio. È chiaro che viene attuato lentamente».

Una espressione che definisce una differenza inconciliabile: i russi sanno tutto sul fatto che Idlib è infestata dai jihadisti, mentre Ankara si preoccupa solo del presidente siriano Assad e dell’Esercito Arabo Siriano che lancia l’offensiva definitiva su Idlib con un massiccio supporto aereo russo.

A quanto pare l’esercito siriano potrà riconquistare l’intera provincia a cario prezzo; l’esercito turco, da parte sua, mantiene oltre 60 “posti di osservazione” a Idlib.

Un collo di bottiglia è Al-Zalwiya, nella campagna a sud di Idlib: importante postazione di Hay’at Tahrir al-Sham, Hts, obiettivo degli attacchi aerei russi oramai quotidiani.

Putin avrà certamente chiesto a Erdogan delle violazioni del cessate il fuoco da parte della nebulosa di al-Qaeda presente in loco. Fino a poco tempo fa, le forze militari turche a Idlib erano fondamentalmente contenute in quei “posti di osservazione” e infiltrate tra l’esercito turco per procura cioè l’”Esercito Libero Siriano”.

Ma ora ci sono truppe turche regolari sul terreno, circa 3.000, come affermano i russi secondo cui i turchi hanno occupato del territorio siriano sovrano. Lavrov è stato costantemente irremovibile per mesi. Subito dopo l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha detto che la Grande Idlib è l’ultimo “avamposto terroristico” in Siria, espressione tecnicamente corretta.

Erdogan avrebbe difeso la sua versione del cessate il fuoco, e avrebbe chiesto che gli attacchi aerei russi non facessero a pezzi i circa 3.000 soldati turche a Idlib. È risaputo in area che Ankara sta facendo poco o nulla per rispettare il cessate il fuoco, e che i “ribelli moderati” sono protetti dall’esercito turco.

Putin probabilmente ha preso per bene le misure di Erdogan il 29 settembre.

Luigi Medici