Siria, sarà un altro Afghanistan 1980

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L’uomo che per più tempo ha provato a mediare una uscita dignitosa di Bashar Assad dalla Siria, tentando di fermare le lotte intestine che allungano il triste elenco dei morti quotidianamente, Kofi Annan, inviato speciale dell’ONU, ha gettato la spugna lasciando l’incarico e togliendosi qualche sassolino dalla scarpa.

Ha ammesso che il piano di pace da lui pensato, in sei punti, prevedeva l’estromissione di Assad. Non solo, ha confessato che secondo lui non ci sono più margine i per trattative di pace, «il destino del paese è molto più probabile che sarà deciso con la forza che dai negoziati». L’annuncio del ex segretario generale dell’Onu è avvenuto nel momento di massima tensione in Siria. A quanto pare le dimissioni di Annan sono la presa di coscienza che è ormai troppo tardi per la pace, sono una constatazione di fatto, secondo Robert Malley, ex funzionario dell’amministrazione Clinton ora con l’International Crisis Group think tank: «Molte persone hanno concluso che la questione non verrà risolta dal discorso alle Nazioni Unite, ma dagli sviluppi sul terreno». Secondo Annan «La transizione significava che prima o poi il presidente Assad avrebbe dovuto lasciare». Annan poi ha parlato di governo siriano di «intransigenza» e l’opposizione di «campagna militare in escalation», come principali ostacoli ai suoi sforzi di pace, insieme ad una mancanza di unità della comunità internazionale su come affrontare la crisi. 

Il conflitto in Siria, dicono gli analisti, si è già spostato in una nuova fase che per certi versi assomiglia all’Afghanistan del 1980, una sorta di guerra per procura per gli interessi stranieri in cui guerriglieri sostenuti dall’Occidente stanno lottando per far cadere l’alleato storico, Mosca. Anche se il Cremlino non ha truppe in Siria, come ha fatto in Afghanistan, Assad ha ricevuto copertura diplomatica dalla Russia. E Assad mantiene anche l’appoggio dell’Iran, e di un vicino di casa musulmano sciita, Hezbollah e Teheran, gruppo sciita che ha anche base in Libano. L’amministrazione Obama è molto concentrata nel sostegno agli aiuti “non letali” all’opposizione e a rendere più facile la vita ai gruppi esterni volti ad aiutare i ribelli. Gli Stati Uniti e i suoi alleati stanno fornendo quantità crescenti di aiuto ad una forza ribelle fortemente decentrata che ha un elemento sostanziale islamista, tra cui alcuni annoverati tra i simpatizzanti di Al Qaeda.