SIRIA. Prime stime del COVID-19, nonostante i silenzi di Damasco

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Diverse organizzazioni per i diritti umani e agenzie di informazione, come l’Osservatorio siriano per i diritti umani, hanno riportato un numero più elevato di casi Covid-19 e di decessi collegabili rispetto ai dati offerti dal governo di Damasco.

La pandemia da coronavirus viene trattata «come se fosse un problema di sicurezza», riporta Syria Direct: con scarso accesso ai tamponi in generale, soprattutto in territori al di fuori del controllo del governo siriano, è difficile rintracciare la diffusione del coronavirus in tutto il Paese. I potenziali hotspot della pandemia da Covid-19, sono per Syria Direct: i campi per sfollati interni, le prigioni e le milizie straniere. Sono stati aggregati i dati relativi di 403 casi registrati; si tratta di una estrapolazione basata su dati sottostimati, data la situazione che vive la Siria e l’atteggiamento del governo Assad. 

I campi per sfollati interni densamente popolati nel nord-ovest e nel nord-est della Siria presentano uno scenario spaventoso per il coronavirus che si diffonde senza sosta a causa della mancanza di infrastrutture e forniture mediche. Allo stesso modo, i circa centomila siriani rinchiusi nelle prigioni governative e nei centri di detenzione sono particolarmente vulnerabili al virus. Al di fuori dei campi per sfollati nel nord-ovest della Siria, se anche i residenti in quelle zone decidessero di prendere misure per l’autoisolamento, non sarebbe possibile contenere l’epidemia a causa del gran numero di persone presenti. 

Amnesty International ha chiesto che Damasco rilasci gran parte della sua popolazione carceraria per prevenire la diffusione del virus tra i detenuti. A tal fine, Bashar al-Assad ha emanato il 22 marzo un decreto di amnistia generale, che promette di liberare un numero imprecisato di detenuti, ma non è chiaro in che misura l’amnistia si applicherebbe ai prigionieri politici, dato che in passato non sono state effettivamente compiute azioni simili. 

Allo stesso tempo, i test nel nord-ovest della Siria sono limitati. Secondo la Syrian American Medical Society, c’è un solo laboratorio nel nord-ovest della Siria che dispone di una macchina per i test Polymerase Chain Reaction, Pcr, il metodo attualmente approvato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per diagnosticare il virus. L’Oms ha distribuito 1200 test kit alla Siria, 300 dei quali sono andati alla provincia di Idlib. Tuttavia, i kit sono stati inviati via Damasco, piuttosto che al valico di frontiera Turchia-Siria, autorizzato da una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu ad essere utilizzato per le spedizioni di aiuti in aree della Siria non sotto il controllo del governo. Inoltre, gli aiuti al territorio dell’opposizione sono stati limitati anche a causa dei vincoli imposti alle organizzazioni che lavorano anche nel territorio del governo e che temono la revoca del permesso di lavorare in quelle aree. 

Per quanto riguarda la Siria nord-orientale, quest’area ha avuto la sua prima morte da Covid-19 il 2 aprile, ma l’Amministrazione Autonoma della Siria settentrionale e orientale non ne ha ricevuto notizie dall’Oms o da Damasco fino a due settimane dopo, compromettendo la sua capacità di condurre la ricerca di contatti. Anche la capacità di testare il coronavirus è limitata, in quanto ci sono solo due macchine Pcr nei territori controllati dall’Amministrazione Autonoma, che sono state inviate dal Kurdistan iracheno il 12 aprile.

Graziella Giangiulio