SIRIA. Per Mosca, l’area curda dovrà tornare sotto Assad, ma l’opposizione non ci sta  

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Il ministero degli Esteri russo si aspetta che il governo Damasco prenda il controllo delle aree dove sono attualmente dispiegate le truppe statunitensi dopo il loro ritiro. Il portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha sottolineato che i territori della Siria orientale dovrebbero essere consegnati al governo siriano in linea con il diritto internazionale. Ha detto che Mosca non è a conoscenza di alcun dettaglio del previsto ritiro degli Stati Uniti dalla Siria, ma ha aggiunto che la mossa aiuterebbe una soluzione pacifica in Siria se attuata, riporta Military Times.

«Se il ritiro delle truppe avvenisse sul serio, avrebbe un impatto positivo sulla situazione», ha detto Zakharova. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’improvviso ritiro dalla Siria la scorsa settimana, sorprendendo gli alleati e scatenando le dimissioni di due dei suoi principali collaboratori.

Gli Stati Uniti hanno sostenuto per quattro anni le forze curde nella Siria orientale, ricca di petrolio, nella lotta contro lo Stato islamico, e il suo ritiro lascerà l’area scoperta. La Turchia ha detto che sta lavorando con gli Stati Uniti per coordinare il ritiro delle forze americane, ma rimane “determinata” a eliminare i combattenti curdi, alleati dagli Stati Uniti, da Manbij nel nord-est della Siria e quindi ferma nel proposito di lanciare una nuova offensiva nell’area curda.

Per quanto riguarda i piani della Turchia di lanciare un attacco sulla zona, Zakharova ha risposto che la Russia e la Turchia hanno coordinato da vicino le loro azioni in Siria, «comprese le operazioni militari antiterrorismo», senza fornire altri dettagli.

L’opposizione siriana, sostenuta dalla Turchia, ha già detto che i suoi combattenti non accetteranno il ritorno delle forze governative nell’area orientale della Siria, compresa la città di Manbij, dopo il ritiro delle forze statunitensi. L’Esercito nazionale siriano, che dovrebbe essere il nerbo della futura e probabile campagna turca nella Siria orientale, ha fatto sapere che il ritorno delle forze governative nell’area scatenerebbe «un disastro e una catastrofe» con una nuova ondata di rifugiati e sfollati; sarebbero 15.000 i suoi combattenti pronti ad entrare nelle aree una volta che gli Stati Uniti si ritireranno.

Luigi Medici