SIRIA. Mosca soffre la presenza iraniana

136

Daraa passerà alla storia come laicità delle rivolte del XXI secolo. I profughi siriani ad Amman ci dissero che le rivolte, sulla scia della primavera araba tunisina, scoppiarono a Daraa dopo il massacro di alcuni bambini da parte dei servizi segreti siriani, a seguito di loro scritte sui muri che chiedevano, appunto, libertà. 

Anche in questi giorni la situazione a Daraa continua a essere molto difficile e gli scontri sono ripresi. A latere della battaglia di cui parleremo in altro articolo, si registrano manifestazioni a Daraa e nelle città circostanti per i timori per la diffusione delle milizie iraniane nel sud del paese. 

Questo, dopo tutto, è il nodo principale dello scontro, visto che la 4° Divisione filo iraniana non riesce a trovare un accordo a Daraa. In effetti, nonostante l’allontanamento dei ricercati, il governo ha continuato a bombardare Daraa al Balad. 

L’Iran e il governo siriano stanno continuando a spingere per modificare l’equilibrio e i rapporti di forza nell’area con l’aumento della propria presenza nell’area. Ovviamente questo timore è sia della popolazione locale che del vicino Stato di Israele che teme vedersi estendere la situazione che già osserva nel sud del Libano anche al sud della Siria con una rinnovata presenza di Hezbollah e di milizie iraniane allungando la linea del fronte. 

Più volte Tel Aviv ha indicato che l’aumento della presenza iraniana e affine nell’area è una linea rossa che non può accettare e non tentennerà nell’attaccare, e la mano israeliana già più volte non ha tremato. 

L’attore maggiormente in difficoltà in questo momento è quindi la Russia che ha sempre voluto imporre il proprio controllo sul governo di Damasco che per motivi di opportunità ha sempre giocato sulla dualità della relazione tra alleati (russi e iraniani). 

Mosca deve giostrarsi tra il mantenere la presa su Damasco e limitare l’espansionismo iraniano nel paese e in particolare nell’area. Per tale motivo la Russia avrebbe concesso la luce verde al governo siriano e all’Iran per un’eventuale operazione su Daraa al Balad perché vuole preservare la sua immagine di mediatore tra le parti, ma al tempo stesso anche creare una nuova unità simile all’8° Brigata e mantenere gli impegni presi con Giordania, Israele e Stati Uniti. 

In effetti, l’attivismo militare di questi tre paesi, tutti preoccupati dall’espansionismo iraniano in Siria, è rimasto limitato per via della garanzia fornita dai russi di contrasto o quando meno limitazione della presenza iraniana nell’area. Il risultato delle negoziazioni o lo scontro nell’area avranno delle ripercussioni chiare sia sulla stabilizzazione o caos dell’area come dell’intervento di paesi terzi. 

Di fatto, le milizie iraniane continuano ad espandersi lungo l’Eufrate.

Redazione