SIRIA. Mentre a Damasco si discute di costituzione, dovunque si combatte 

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In Siria si tratta per la redazione di una nuova Costituzione che si sposta ora dal piano della politica internazionale su quello interno. L’appoggio che l’incontro tripartito Turchia-Russia-Iran ha dato al progetto è dunque archiviato anche grazie all’azione dell’inviato speciale delle Nazioni Unite in Siria, Geir Otto Pedersen, che aveva raccolto il benestare di Russia ed Iran in primis. Il nodo da risolvere è comunque al fine giunto al pettine ed infatti è l’incompatibilità fra il governo di Damasco del presidente Bashir Al Assad ed i principali partiti di opposizione come il “National Coalition”. 

Gli annunci politici usciti in questi giorni avevano fatto presagire che si sarebbe arrivati ad un blocco delle trattative in quanto il corpo diplomatico di negoziazione del governo di Damasco aveva deciso di non iniziare le trattative prima dell’effettiva presa di Idlib e, mentre la Russia come detto appoggia il progetto fornendo copertura militare per l’azione di Idlib, altresì non si può dire sulla questione della soluzione politica al conflitto. Mosca appare sostenere le richieste di Damasco per una Siria unita ma, al momento, basa il suo intervento nel paese su un profilo di relazioni non ostili con la Turchia che certamente non supporterà tali velleità unitarie.

Dunque il Comitato costituzionale che dovrebbe formarsi, Damasco permettendo, sarà composto da 150 delegati di cui 50 a testa per il partito Ba’ath ed opposizioni mentre altri 50 saranno membri indipendenti. La composizione del Comitato vuole appunto essere in aperto contrasto con il comitato che redasse la Costituzione in vigore nel paese dal 26 febbraio 2012, in quanto la composizione del corpo costituente era nelle mani del partito Ba’ath per i due terzi. 

L’opposizione sta tuttavia avendo seri dubbi sulla volontà del governo di avviare il processo di redazione della Costituzione e questi dubbi, al netto delle dichiarazioni dei negoziatori di Damasco, sono supportati anche dalle recenti emanazioni del Consiglio del popolo che, ratificando le richieste di Assad, ha dato mandato ai suoi membri nel Comitato costituzionale di accettare sono eventuali revisioni della Costituzione del 2012. Il progetto quindi nasce monco e non sarà veramente un processo di innovazione come le opposizioni speravano. 

In un annuncio programmatico inoltre, il governo ad interim che supporta il National Liberation Front – NLF ha dichiarato di voler provvedere innanzitutto alla messa in sicurezza delle aree liberate ed a combattere le forze curde che il governo ad interim denomina come terroristi.  

Nel frattempo si combatte un po’ dovunque nel paese. A Damasco nei giorni scorsi un drone israeliano ha tentato di bombardare presumibilmente obbiettivi sensibili di Hezbollah. La contraerea siriana lo ha intercettato prima che giungesse a destinazione sopra il quartiere di Aqrabah a 10 chilometri a sud del centro cittadino. I russi avrebbero infatti autorizzato i siriani all’uso delle batterie S-300 per evitare il bombardamento. Il Jerusalem Post ha confermato l’origine dell’attacco mentre non sono chiari gli obbiettivi. 

A nord di Latakia, si combatte per la conquista del Jabal Al Akrad, ossia il monte sulla via che dal Mediterraneo giunge nel cantone di Afrin per poi andare ad Idlib. La resistenza dei ribelli in quest’area si dimostra ancora una volta tenace. 

A sud di Idlib il SAA ha detto di aver rinvenuto del materiale per attacchi chimici che era a disposizione dei “White Helmets” a Khan Shaykhun. Il SAA ha continuato con i bombardamenti di artiglieria a sud di Idlib colpendo Ma’arat Hurmah, Tarmala, Kar Sagah e Kafr Sijnah. I miliziani ad Idlib starebbero inoltre impedendo ai civili di passare dal corridoio umanitario ad Abu Duhur, aperto alcuni giorni fa dal SAA per permettere agli sfollati nell’area a sud di Idlib di evacuare le zone colpite dai bombardamenti.

Un convoglio turco, che stazionava da giorni in Turchia, è entrato in Siria da Kafr Lusin diretto al posto di blocco di Ma’ar Hattat a sud di Ma’arat Al Nu’man ed avrebbe al seguito alcuni medici a supporto di una possibile azione militare turca. 

Redazione