SIRIA. Mazzette dai jihadisti DAESH ai curdi per uscire dal carcere

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Il quotidiano britannico Guardian, in un articolo infatti afferma che in tre carceri sotto controllo delle forze armate curde in Siria, dove sarebbero custoditi almeno 10.000 guerriglieri delle milizie del Califfato, sarebbe stato avviato un particolare programma per permettere ai miliziani di essere scarcerati pagando una certa somma di denaro.

Due ex prigionieri delle prigioni intervistati dal quotidiano britannico affermano di aver sborsato circa 30.000 dollari in tangenti per aver accesso a quello che è stato definito come “programma di riconciliazione”; uno dei due, inoltre, lancia pesanti accuse verso la prigione di Hasakah affermando che le condizioni dei prigionieri sono disumane e che si faccia largo uso della tortura. Le accuse, tuttavia, sono state fermamente respinte dalle forze curde attraverso il portavoce Farhad Shami, il quale ha categoricamente negato che esista un programma di liberazione.

Sebbene effettivamente le autorità curde stiano rilasciando i miliziani che non hanno, a loro avviso, “le mani sporche di sangue” per ridurre i costi delle detenzioni, la vicenda riaccende il problema sui circa 8000 iracheni e siriani seguaci dell’ISIS incarcerati a cui vanno aggiunti altri 2000 foreign fighters ritenuti pericolosi e decine di migliaia di donne e bambini che sono detenuti presso il carcere di Al Hawl.

Nel corso delle scorse settimane, infatti, settimana sono venute a galla informazioni riguardo il coinvolgimento di membri delle SDF nella fuga di membri di Daesh dal campo di al Hawl, In effetti, un’indagine ha rivelato il coinvolgimento delle SDF nel rilasciare membri dell’ISIS in cambio di migliaia di dollari. Documenti ufficiali delle SDF hanno confermato la liberazione di membri di Daesh per 8.000 dollari.

I problemi per i curdi sono sempre più pressanti e richiederebbero il coinvolgimento della comunità internazionale, la quale tuttavia al momento sembra disinteressarsi del problema, non avendo ancora un’idea precisa di cosa fare dei cosiddetti foreign fighters di ritorno.

Salvatore Nicoletta