SIRIA. Lo scorno di Washington: Damasco e Ankara più vicine grazie a Mosca

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Il 28 dicembre scorso si sono svolti a Mosca due incontri tra i ministri della Difesa e i capi dell’intelligence di Turchia e Siria alla presenza delle loro controparti russe. Il processo di riconciliazione di Erdogan con Assad è la vendetta turca per il “voltafaccia” americano degli anni precedenti. Erdogan ha cercato l’aiuto della Russia, l’arcinemico degli Stati Uniti e della Nato, per comunicare con Assad, un paria agli occhi degli americani, allo scopo di cercare una possibile pace.

Il 29 dicembre, il ministro della Difesa turco Hulusi Akar ha dichiarato: «Durante l’incontro a Mosca, abbiamo discusso di ciò che potremmo fare per migliorare al più presto la situazione in Siria e nella regione, garantendo al contempo pace, tranquillità e stabilità…. Abbiamo ribadito il nostro rispetto per l’integrità territoriale e i diritti di sovranità di tutti i nostri vicini, in particolare Siria e Iraq, e che il nostro unico obiettivo è la lotta al terrorismo, non abbiamo altri scopi». Negli ultimi anni il presidente russo Vladimir Putin ha detto a Erdogan che i problemi di sicurezza della Turchia sono meglio affrontati in coordinamento con Damasco e che l’accordo di Adana potrebbe fornire un quadro di cooperazione, riporta AT.

Secondo il comunicato del ministero della Difesa turco, l’incontro a Mosca si è svolto in un'”atmosfera costruttiva” ed è stato concordato di continuare il formato degli incontri trilaterali «per garantire e mantenere la stabilità in Siria e nella regione nel suo complesso». Senza dubbio, la normalizzazione tra Ankara e Damasco avrà un impatto sulla sicurezza regionale e, in particolare, sulla guerra siriana, dato il potere che la Turchia esercita sull’opposizione siriana ancora esistente.

I ministri della Difesa di Turchia, Siria e Russia hanno concordato il ritiro delle truppe turche dal nord della Siria, riporta il siriano Al-Watan. Come scrive il quotidiano, il risultato dei negoziati è stato «il consenso della Turchia al completo ritiro delle truppe dai territori siriani che occupa nel nord, nonché la conferma da parte di Ankara del rispetto per la sovranità e l’integrità della Siria».

Inoltre, i partecipanti hanno proposto di creare commissioni specializzate e, se necessario, di tenere nuove riunioni per un ulteriore coordinamento delle azioni.

Un’operazione di terra turca nel nord della Siria potrebbe non essere necessaria se Ankara e Damasco riattivassero l’Accordo di Adana. Akar ha infatti rivelato che Ankara, Mosca e Damasco stanno lavorando per realizzare missioni congiunte sul terreno in Siria. La disponibilità del ministro della Difesa russo Sergey Shoigu, nel bel mezzo della guerra in Ucraina, a guidare la riconciliazione della Turchia con la Siria aggiunge una dimensione del tutto nuova all’approfondimento dei legami strategici tra Mosca e Ankara.

Anche per Erdogan, la Siria diventa l’ultimo tassello delle sue iniziative politiche volte a migliorare le relazioni della Turchia con gli Stati dell’area. La normalizzazione con la Siria sarà ben accolta dall’opinione pubblica turca e ciò ha implicazioni per la candidatura di Erdogan a un nuovo mandato nelle prossime elezioni. Dal punto di vista siriano, la normalizzazione con la Turchia sarà di gran lunga più conseguente del ripristino dei legami con vari Stati regionali, Emirati Arabi Uniti in testa, che negli ultimi anni avevano alimentato il conflitto.

Le relazioni della Turchia con i gruppi militanti siriani, la sua continua occupazione del territorio siriano, i, 3,6 milioni di rifugiati siriani in Turchia, ecc. sono questioni di vitale importanza per la sicurezza della Siria.

Gli Stati Uniti non sopportano la mossa di Erdogan di normalizzarsi con Assad con l’aiuto della Russia. Ora è ancora più improbabile che rinuncino alla loro presenza militare in Siria o alla loro alleanza con lo Ypg, che Ankara considera un affiliato del Pkk. Ma l’Ypg si troverà in una situazione difficile. Mentre la Siria chiede alla Turchia di ritirarsi dai suoi territori (Idlib e le cosiddette aree di operazione) e di smettere di sostenere i gruppi armati, la Turchia in cambio insisterà per allontanare l’Ypg dal confine.

Il quotidiano siriano Al-Watan, vicino al governo, ha riferito che all’incontro tripartito di Mosca, Ankara si è impegnata a ritirare tutte le sue forze dal territorio siriano. La sostituzione dello Ypg con forze governative siriane lungo i confini con la Turchia porterebbe all’indebolimento sia dell’Ypg che della presenza militare statunitense.

Nel frattempo i legami della Russia con gli Stati arabi del Golfo sono in costante crescita: quelli tra Russia e Iran sono al livello più alto; il ritorno di Benjamin Netanyahu come primo Ministro d’Israele significa che i legami russo-israeliani si stanno avviando verso un reset. È chiaro che la diplomazia russa è in piena attività in Asia occidentale.

Erdogan, nel frattempo, ha invitato i presidenti di Russia e Siria ai colloqui dopo l’incontro dei ministri dell’intelligence, della difesa e degli affari esteri Secondo Ankara, il presidente russo Vladimir Putin ha sostenuto l’idea durante una conversazione telefonica.

A gennaio potrebbe svolgersi una nuova riunione dei ministri degli Esteri di Turchia, Russia e Siria.

Antonio Albanese

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