
Le squadre antincendio stanno lavorando duramente da nove giorni consecutivi per spegnere, una volta per tutte, i violenti incendi boschivi lungo la costa siriana, nella zona rurale di Latakia. Scoppiati nelle foreste di Qastal Ma’af ed estesi nelle aree di Zinzif e Rabi’ah, nella campagna settentrionale di Latakia, le fiamme hanno distrutto vaste aree di foresta, con operazioni di spegnimento che pongono notevoli difficoltà a causa del terreno accidentato, delle forti raffiche di vento e delle temperature elevate.
Fin dallo scoppio degli incendi è stato avviato con successo un coordinamento congiunto tra i Ministeri. A tal proposito, il Ministro per la Gestione delle Emergenze e dei Disastri, Raed al Saleh, ha dichiarato che il governo ha sviluppato un piano completo presso il Ministero per la Gestione delle Emergenze e dei Disastri per affrontare gli incendi e che ci si sta coordinando con altri ministeri. Sono stati, infatti, inviati degli elicotteri dell’esercito siriano che sono in grado di operare in aree remote ed impervie difficilmente raggiungibili dalle squadre della protezione civile. “Il nostro piano prevede la valutazione dell’area degli incendi, il supporto alle squadre di terra, la messa in sicurezza delle linee di fuoco, la prevenzione della loro espansione, il controllo dei residenti e l’evacuazione di coloro che sono rimasti bloccati”, ha affermato il Ministero della Difesa. Parallelamente, il Ministero dell’Interno ha inviato ulteriori rinforzi umani e logistici nelle campagne di Latakia per supportare le squadre della protezione civile nei loro sforzi per spegnere gli incendi, in coordinamento con il Ministero per le emergenze e la gestione dei disastri. Un assiduo impegno è arrivato anche dai volontari di associazioni e da persone provenienti dai villaggi limitrofi.
L’obiettivo dichiarato era quello di impedire che gli incendi raggiungessero la riserva di al Farnaq, classificata come una delle foreste più grandi e importanti della Siria. Nonostante gli sforzi compiuti congiuntamente, la Protezione civile ha comunicato l’8 luglio che gli incendi boschivi hanno raggiunto la zona della foresta di al Farnaq nella campagna di Latakia, aumentandone la diffusione e rendendoli più difficili da controllare. La Protezione Civile ha, invece, tenuto sotto controllo gli incendi boschivi che imperversavano nella zona di Ain Bunduq, nella campagna occidentale di Idlib, nonostante il difficile territorio montuoso, i forti venti e le remote fonti d’acqua. Parallelamente, le squadre dei vigili del fuoco della Protezione civile sono riuscite a contenere gran parte dell’incendio divampato nei pressi della pianura del Ghab e in alcune parti di Hama. Tuttavia, in base agli ultimi aggiornamenti alle ore 22:08 del 10 luglio, l’Osservatorio siriano per i diritti umani ha riportato che gli incendi si sono estesi nelle zone di Kessab e al Samra, vicino al confine con la Turchia. Il direttore della Direzione Costiera della Difesa Civile Siriana, Abdul Kafi Kayal, ha spiegato al quotidiano siriano Enab Baladi gli ultimi aggiornamenti sugli incendi boschivi nella campagna di Latakia affermando che la regione ha assistito a una ripresa e a una diffusione degli incendi lungo due assi principali: il primo nell’area di Qastal Ma’af verso Jabal al-Nisr, e il secondo nell’asse di Atira verso Jabal al-Turkman. Mentre le aree attualmente più difficili su cui si sta lavorando per spegnere gli incendi sono quelle verso Atira, per evitare che si propaghino nelle foreste Farnaq, dato il loro terreno denso e accidentato, oltre alla presenza di residuati bellici al loro interno.
Per quanto concerne i danni, il ministro per la gestione delle emergenze e dei disastri Raed al-Saleh ha dichiarato che la situazione nelle campagne di Latakia è estremamente tragica. Centinaia di migliaia di alberi forestali e terreni agricoli, su una superficie stimata di oltre 15.000 ettari in 28 località, sono stati ridotti in cenere a causa degli incendi. Una grave perdita economica per una Siria che sta cercando di ricostruire la propria capacità produttiva. “Mentre continuiamo a combattere gli incendi, stiamo lavorando alla preparazione di un piano completo per proteggere le foreste e prevenire il ripetersi di simili incendi in futuro”, ha detto il Ministro Raed al Saleh. Purtroppo, gli incendi continuano a bruciare per il settimo giorno consecutivo e si sono ripresi in serata nelle zone di Karn Kul e al-Barakah nel distretto di Qastal Maaf a causa dei forti venti, ma i vigili del fuoco continuano i loro sforzi per fermare la propagazione dell’incendio. Coordinamento congiunto con le squadre antincendio dei governatorati di Raqqah, al Hassakah e Deir ez Zor alle operazioni antincendio. In una dichiarazione rilasciata il 10 luglio, il Ministro Raed Al-Saleh ha dichiarato: “Credo che vinceremo il disastro perché lo affronteremo insieme come siriani, da Suwayda ad Aleppo e da Latakia ad al Hassakah”.
Dietro questa facciata di coesione nazionale, le dinamiche di potere e le tensioni settarie continuano a giocare un ruolo centrale. Proprio come era accaduto dopo l’attentato alla chiesa cristiana di Sant’Elia a Damasco, anche questa volta le autorità siriane hanno puntato il dito contro presunte cellule dormienti pro-Assad, accusandole degli incendi che hanno colpito le zone sunnite della costa. Per questo motivo verrà avviata un’operazione di ricognizione nelle foreste interessate, con l’obiettivo di accertare se ci sia stato davvero un coinvolgimento di elementi legati al vecchio apparato governativo. Eppure la brigata jihadista Saraya Ansar al-Sunnah ha rivendicato – tramite un comunicato diffuso sul proprio canale Telegram ufficiale – la responsabilità degli incendi nelle foreste di Qastal, nella zona settentrionale di Latakia, che si sono rapidamente estesi alle aree circostanti. I militanti hanno appiccato il fuoco a cespugli e alberi in zone popolate prevalentemente da alawiti. La dichiarazione del gruppo lascia intendere chiaramente l’intento di infliggere il massimo danno alla minoranza religiosa, provocando anche vittime per soffocamento da fumo e tentando di costringere gli abitanti ad abbandonare le proprie case. È interessante, inoltre, notare che la dichiarazione della Ansar al Sunna è simile, nella struttura e nello stile, a quelle pubblicate dallo Stato Islamico nonostante non abbiano ancora giurato fedeltà a Daesh- eventualità, tuttavia, che non può essere esclusa in futuro. In passato, anche i militanti dell’ISIS hanno fatto ricorso agli incendi dolosi, ma in Iraq, dove il loro obiettivo erano i terreni agricoli delle forze di sicurezza.
Supporto regionale e internazionale nella lotta agli incendi boschivi
Attrezzature e soccorritori provenienti da Turchia, Giordania e Libano hanno partecipato alle attività di spegnimento degli incendi boschivi. Con la parte turca si è tenuta domenica 6 luglio una riunione sul campo per coordinare gli sforzi congiunti, lo ha affermato il Ministro Raed al Saleh; alla fine della quale Ankara ha inviato 16 velivoli antincendio ed elicotteri. Anche il Libano e la Giordania hanno contribuito prontamente inviando le risorse necessarie, umane e materiali. Da ultimo, al settimo giorno, è entrato anche l’Iraq che ha inviato 20 squadre antincendio.
Gli sforzi per contenere gli incendi hanno coinvolto non solo attori regionali, ma anche internazionali: il Ministro delle Emergenze e della Gestione dei Disastri ha dichiarato di aver preso contatti con l’Unione Europea, che ha prontamente attivato il servizio Copernicus per supportare gli sforzi di risposta locale per combattere gli incendi, e Cipro è intervenuta l’8 luglio con l’invio di circa 20 elicotteri antincendio.
Anche le Nazioni Unite hanno espresso il loro supporto e solidarietà: il Coordinatore Umanitario delle Nazioni Unite in Siria, Adam Abdelmoula, ha dichiarato che 625.000 dollari sono stati stanziati per sostenere le persone colpite dagli incendi e che l’importo contribuirà a finanziare la risposta della Mezzaluna Rossa e dei partner umanitari.
Cristina Uccello
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