
La comunità curda in Siria, che rappresenta il secondo gruppo etnico più numeroso nel paese, sta affrontando una fase cruciale caratterizzata da dialoghi tra le SDF e il governo di Damasco. Questi sviluppi sono accompagnati da persistenti tensioni militari e politiche che minacciano la stabilità regionale.
Accordi e dialoghi tra SDF e governo siriano
Il 10 marzo 2025, il governo siriano ha firmato un accordo storico con le SDF per integrare queste ultime nelle istituzioni statali siriane. L’accordo, sottoscritto dal presidente ad interim Ahmed al-Sharaa e dal comandante delle SDF Mazloum Abdi, prevede l’integrazione di tutte le istituzioni civili e militari affiliate all’Amministrazione Autonoma curda nel quadro dello Stato siriano. Salih Muslim, portavoce del Partito dell’Unione Democratica (PYD), ha commentato positivamente l’accordo, affermando che se gli articoli saranno implementati correttamente, si potrà costruire una nuova Siria con una struttura democratica. L’accordo stabilisce principi fondamentali come il riconoscimento dei diritti di tutti i siriani alla rappresentanza e alla partecipazione nel processo politico, indipendentemente dalle loro origini religiose ed etniche. La comunità curda sarà riconosciuta come parte integrante dello Stato siriano, con garanzie sui diritti costituzionali e sulla cittadinanza. È previsto un cessate il fuoco su tutto il territorio siriano e l’integrazione delle istituzioni nel nord-est del paese nell’amministrazione statale, inclusi valichi di frontiera, aeroporti e giacimenti di petrolio e gas.
L’accordo tra SDF e governo siriano prevede otto punti fondamentali:
- Garantire i diritti di tutti i siriani alla rappresentanza e alla partecipazione nel processo politico e nelle istituzioni statali, indipendentemente dalle loro origini religiose ed etniche.
- Riconoscere la comunità curda come parte integrante dello Stato siriano, con garanzie sui diritti costituzionali e sulla cittadinanza.
- Stabilire un cessate il fuoco su tutto il territorio siriano.
- Integrare tutte le istituzioni civili e militari nel nord-est della Siria nell’amministrazione statale, inclusi valichi di frontiera, aeroporti e giacimenti di petrolio e gas.
- Garantire il ritorno di tutti i siriani sfollati nelle loro città e villaggi, assicurando la loro protezione da parte dello Stato siriano.
- Sostenere lo Stato siriano nei suoi sforzi per combattere i resti del regime di Assad e tutte le minacce alla sua sicurezza e unità.
- Respinte le chiamate alla divisione, ai discorsi d’odio e a tentativi di seminare discordia tra tutti i componenti della società siriana.
Il Consiglio nazionale curdo ha espresso la necessità di modificare alcune clausole della Dichiarazione Costituzionale recentemente emanata, criticando in particolare la mancanza di rappresentanza per la componente curda. Il 23 marzo 2025, l’organismo legale del Consiglio ha annunciato la sua visione per la dichiarazione costituzionale, sottolineando l’importanza di redigere un documento che garantisca i diritti di tutte le componenti del popolo siriano senza discriminazioni. Inoltre, il Consiglio nazionale curdo, il 28 marzo ha dichiarato di non partecipare alla cerimonia di annuncio del nuovo governo siriano, nonostante avesse ricevuto un invito ufficiale. Questa decisione è stata motivata dalla mancanza di consultazione e comunicazione da parte della nuova amministrazione riguardo alla formazione del governo e al riconoscimento dei diritti curdi. Faisal Youssef, portavoce del Consiglio, ha sottolineato che i curdi sono fondamentali per la Siria e che le politiche ingiuste nei loro confronti minano la base per costruire un governo rappresentativo.
Il punto di svolta effettivo è avvenuto dopo la formazione del nuovo governo siriano il 30 marzo 2025, momento nel quale sono stati raggiunti importanti accordi a livello locale, come segnalato dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR). In particolare, un accordo preliminare tra la nuova amministrazione siriana e le SDF prevede la ristrutturazione delle forze di sicurezza interna Asayish nei quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafieh di Aleppo, che saranno riorganizzate come forze di sicurezza pubblica sotto l’amministrazione autonoma. Giovedì 10 aprile inizia la terza fase dell’accordo tra lo Stato siriano e le milizie SDF, con l’apertura delle strade chiuse che conducono ai quartieri Sheikh Maqsoud e Ashrafieh ad Aleppo. Il terzo gruppo di forze militari curde si è ritirato dai quartieri di Ashrafieh e Sheikh Maqsoud della città di Aleppo, in conformità con il recente accordo tra le Forze democratiche siriane e la nuova amministrazione di Damasco. Si stanno dirigendo verso le zone a est del fiume Eufrate, sotto la supervisione del Ministero della Difesa siriano
Un altro punto chiave riguarda il rilascio di prigionieri. In base all’accordo, 170 prigionieri delle SDF saranno rilasciati, insieme ad alcuni corpi di martiri. In cambio, circa 400 detenuti e cadaveri del Dipartimento di sicurezza pubblica e delle fazioni saranno gestiti con la supervisione degli Stati Uniti fino all’annuncio ufficiale. Il SOHR ha anche riferito che i residenti di Afrin stanno cercando garanzie per il loro ritorno, che includono la rimozione delle fazioni dell’esercito nazionale e l’istituzione della sicurezza pubblica, poiché non hanno fiducia nell’esercito nazionale. A tal proposito, la Direzione dei media di Aleppo ha chiarito che lo scambio di detenuti tra la Direzione per la sicurezza di Aleppo e le SDF continuerà secondo i tempi previsti, in conformità con l’accordo in vigore.
Un ulteriore sviluppo significativo riguarda la diga di Tishrin. Si registra che il 10 aprile l’Amministrazione autonoma e il governo di Damasco hanno raggiunto un’intesa su un meccanismo congiunto per la gestione della diga. La proposta dell’Amministrazione autonoma è stata approvata, consentendole di supervisionare direttamente l’impianto della diga e di realizzare lavori di restauro e riparazione in coordinamento con enti internazionali specializzati, al fine di garantirne la sostenibilità e la continuazione dei suoi servizi essenziali. È stato anche concordato di tenere la diga lontana dalle operazioni di combattimento e di formare squadre di protezione congiunte da entrambe le parti per garantirne la sicurezza. Parallelamente, sono in corso sforzi per unificare i partiti curdi nel nord-est della Siria, con l’obiettivo di annunciare un documento di “unità e comprensione” durante la festività del Newroz. Ilaam Ahmed, copresidente del Dipartimento per le relazioni estere dell’Amministrazione autonoma, ha espresso un giudizio positivo sull’accordo, vedendolo come un passo verso una Siria decentralizzata.
In conclusione, la situazione in Siria rimane complessa e in evoluzione, con una serie di sfide e opportunità che si presentano. L’integrazione delle SDF nel nuovo esercito siriano, gli accordi locali per la gestione delle risorse e lo scambio di prigionieri rappresentano passi significativi verso una maggiore stabilità. Tuttavia, le dinamiche regionali, le tensioni politiche interne e la necessità di garantire i diritti di tutte le componenti della società siriana richiederanno un impegno continuo e una visione condivisa.
Maria Elisabetta Papa
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