Siria: le mosse di Teheran

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TURCHIA – Ankara 30/08/2013. Teheran si sta muovendo in maniera frenetica per evitare l’attacco sulla Siria.

Turchia e Iran devono agire insieme per la soluzione della crisi siriana. Lo ha detto l’ambasciatore iraniano a Ankara, Alireza Bigdeli, riportato dall’agenzia turca Anadolu il 30 agosto. «Ankara e Teheran dovrebbero lavorare insieme per sventare i piani dell’Occidente in Siria e non permettergli di dividere il mondo islamico», ha osservato l’ambasciatore. Secondo Bigdeli, i paesi musulmani non dovrebbero essere coinvolti nella trappola occidentale: la distruzione del mondo islamico. Alcuni paesi occidentali , così come la Turchia hanno già sostenuto l’intervento in Siria. Teheran quindi cerca una sponda politica ad Ankara nella sua azione politica per bloccare un eventuale intervento Usa contro Damasco. In Iran, restano aperte comunque tutte le opzioni. Gli iraniani valutano la situazione, pesano le loro opzioni e preparare le proprie mosse , riporta al Monitor. Si dice che l’ayatollah Ali Khamenei abbia aperto a tutte le opzioni nei suoi incontri con i vertici dei Pasdraran e con i più stretti consiglieri militari. La prima mossa iraniana è stata verso i più potenti alleati cinesi e russi: il 26 agosto Teheran ha fatto sapere che «starà dalla Siria fino alla fine. Restiamo fedeli alla nostra alleanza. Noi siamo con la Siria fino all’ultimo respiro». Un messaggio poi seguito da comunicazioni dirette con i paesi in grado di trasmettere messaggi agli Stati Uniti e nel Regno Unito (AGC Communication: Oman a Teheran sulla Siria). Sempre il 26 agosto, il sottosegretario generale per gli affari politici Onu Jeffrey Feltman, ex diplomatico statunitense, aveva chiesto agli iraniani di mantenere la calma in caso di attacchi contro la Siria;  l’Iran considerato attendibile l’avvertimento, ha iniziato a trovare modi per evitare Damasco di subire un simile attacco. Gli americani hanno fatto sapere che l’attacco sarà limitato e che è essenziale per il ripristino del bilanciamento dei poteri pre Ginevra II. Ma l’Iran aveva lasciato intendere che non sarebbe rimasta a guardare a motivo del sostegno dato da Hezbollah ad al-Assad nel corso degli ultimi due anni. Il 28 agosto, una raffica di dichiarazioni di politici e militari iraniani riempiono i media. Nel corso di un incontro con il presidente Hassan Rouhani , Khamenei ha detto: «L’intervento dell’America sarà un disastro per la regione che è come una polveriera, il futuro non può essere previsto».  Poco dopo, Rouhani ha aggiunto: «I popoli del Medio Oriente non accetteranno una nuova guerra, ogni avventurismo nella regione crea pericoli irreparabili per la stabilità per i rischi della diffusione dell’estremismo e del terrorismo nella regione».A seguire il ministro degli Esteri Mohammad Jawad Zarif e il presidente del Majlis Ali Larijani hanno avvertito delle conseguenze disastrose della guerra. Tutto sembra ricordare quanto avvenuto per la guerra in Libia: il colpo breve si è trasformato una operazione più vasta che ha portato all’uccisione di Gheddafi. Se si vuole fare una simile cosa, proseguono gli avvertimenti di Teheran, occorre prima passare sul cadavere dell’Iran. Per gli iraniani un attacco alla Siria potrebbe portare ad una guerra diffusa peggiore di qualsiasi altra esperienza precedentemente fatta. Passando ai militari, il generale Qassem Soleimani , comandante della Forza Quds delle Guardie rivoluzionarie, ha detto che Siria e Libano sono la linea rossa per l’Iran e il cimitero per gli americani;  generale Mohammad Ali Jaafari, capo delle Guardie Rivoluzionarie ha detto che la Siria sarà il prossimo Vietnam per gli Stati Uniti.