SIRIA. Incerto il destino delle milizie curde

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Il 7 dicembre, l’agenzia di stampa siriana, Sana, da la notizia di nuovi bombardamenti turchi, sulla città di “Abu Rasin” nella campagna settentrionale di Hasakah.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani, poi, ha affermato che le forze turche di stanza nelle aree della “Primavera della pace” hanno bombardato la città di Abu Rasin, provocando lo spostamento dei residenti dalle loro case verso la campagna orientale.

Martedì scorso, una fonte ufficiale turca ha affermato che la Turchia ha dato un termine specifico alle parti statunitensi e russe per espellere la “milizia democratica siriana” da Manbij, Tal Rifaat e Ayn al-Arab, informandole che il termine non sarebbe stato prorogato, e che l’alternativa sarebbe un’operazione militare contro le forze curde.

Secondo la fonte turca, gli americani avrebbero suggerito di ristrutturare la “Milizia Democratica Siriana” e di concedere un ruolo maggiore alla componente araba nella gestione di Manbij, Tal Rifaat e Ayn al-Arab (Kobani), tutte nel nord della Siria vicino al confine con la Turchia.

La Turchia, secondo la social sfera, avrebbe, stipulato la fine del controllo delle milizie curde sugli impianti petroliferi prima di prendere in considerazione le proposte americane, mentre la parte russa ha posto condizioni relative al dossier ucraino in cambio della rimozione della copertura sull’area di al-Shahba nelle campagne di Aleppo e Ain al-Arab per facilitarvi l’ingresso delle forze turche, che è stato respinto dalle forze curde.

In un contesto correlato, Fuad Hussein, ministro degli Esteri del governo iracheno, ha affermato che il suo Paese è in costante dialogo con la Turchia e l’Iran al fine di raggiungere soluzioni che proteggano l’Iraq.

Hussein ha aggiunto, in una conferenza stampa tenuta ad Amman con i suoi omologhi giordani ed egiziani, che il dialogo mira a impedire a qualsiasi forza che utilizzi il territorio iracheno di compiere un atto contro i paesi vicini.

L’8 dicembre fonti turche hanno detto che la Russia ha offerto il ritiro dei membri della milizia Syrian Democratic Force con le loro armi da Ayn al-Arab (Kobani) e Manbij nel nord della Siria, durante le consultazioni a Istanbul tra la parte turca e quella russa in merito all’operazione militare turca nel nord della Siria. Le fonti turche affermano che l’offerta russa propone di mantenere le forze “Asayish” (guardie di frontiera affiliate alle milizie curde) dopo averle integrate nell’apparato di sicurezza del regime siriano.

Ha aggiunto che la delegazione russa l’ha informata che la “milizia democratica siriana” ha accettato la proposta, a condizione che non ci sia stata un’invasione turca nel nord della Siria. Secondo fonti turche, Ankara sta studiando le proposte presentate dalla delegazione russa.

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov il sette dicembre, durante la sua partecipazione al forum “Primakov Readings” a Mosca, ha detto che il suo Paese lavorerà «con fermezza per garantire che qualsiasi attacco all’integrità territoriale della Siria sia prevenuto».

Il 20 novembre, la Turchia ha lanciato l’operazione Claw-Sword contro le forze democratiche siriane (SDF) nel nord e nel nord-est della Siria, dopo averle accusate di aver architettato l’attentato che ha avuto luogo su Istiklal Street a Istanbul, uccidendo 6 persone.

Tommaso Dal Passo

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