Syrian media war

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ITALIA – Roma 22/09/2013. I conflitti in Medio Oriente non sono solo ciò che si vede nei campi di battaglia, ma anche e soprattutto quello che viene raccontato dai media: la guerra civile in Siria ha portatole tensioni a nuovi livelli.

Interessanti spunti di riflessione ce li fornisce al Monitor.

I media regionali si incentrano nella battaglia a distanza tra Iran, Arabia Saudita e Qatar: copertura, intrattenimento storico/religioso riflettono le divisioni che li dividono. Gran parte dei media del Medio Oriente producono due tipi di informazione diversi: uno rivolto al pubblico interno del Medio Oriente e l’altro per quello fuori area. Ad esempio, basta mettere a confronto Al Jazeera e Al Jazeera English, o i media iraniani nazionali (in persiano) ed i canali di notizie iraniani in lingua araba, come Alalam, o inglesi, come Press Tv. Comune a tutti i canali “esterni” è la questione della democrazia e dei diritti umani, ben diverso tono si usa nei calali interni. 

Per il pubblico interno, le proteste in Bahrein sono rappresentate come la rivoluzione iraniana di una popolazione sciita contro una dispotica minoranza sunnita, mentre le proteste in Siria sono ritratte come la ribellione di una minoranza terrorista contro il governo del presidente Bashar al-Assad. Per i mass media sunniti, il discorso è speculare e ribaltato. In questa battaglia mediatica, concetti puramente religiosi sono utilizzato nel descrivere i conflitti in corso per attaccare il gruppo rivale. “Sciita”, “Rafidah”, “alawita” e simili sono utilizzati da media sunniti in riferimento al fronte terroristico legato all’Iran in una vasta area che comprende Iraq, Siria e Libano. La guerra dei media è anche visiva. Se i media arabi sunniti sono pieni di video e immagini che mostrano i crimini dell’esercito di Assad, quelli sciiti iraniani mostrano i crimini dei jihadisti contro civili innocenti o prigionieri di guerra. Nella guerra ideologica dei simboli e delle immagini, ogni lato utilizza il revisionismo storico per far rivivere episodi a lungo dimenticati e chiedere vendetta. Di conseguenza , entrambe le parti hanno investito nella produzione di film e serie Tv. Sul versante iraniano: “Imam Ali”, ” Imam Hassan” e “Imam Reza” con le lotte tra sciiti sunniti che hanno ridicolizzato riti e credenze sunnite; il serial “Mokhtarnameh” ha portato vecchi conflitti storici ai giorni nostri. La trasmissione di queste serie in Iraq ha alimentato il conflitto tra sciiti e sunniti, ad esempio. Elemento comune è la prospettiva xenofoba e settaria. La storia per il Medio Oriente ha continuato a essere un potente stimolo per alimentare e generare conflitti regionali e mappare future guerre tra nazioni. In mancanza di mezzi di comunicazione imparziali e con l’aumento della propaganda settaria, si può prevedere un aumento delle vittime e dei massacri nel futuro a medio e lungo termine.