Siria: patriot Usa in Giordania

69

GIORDANIA – Amman 24/6/13. Circa 1.000 soldati Usa rimarranno in Giordania dopo il completamento delle esercitazioni militari congiunte. L’esercitazioni Eager Lion 2013 ha coinvolto circa 8.000 soldati provenienti da 19 paesi, Italia compresa e con il maggior numero di gran lunga proveniente dagli Stati Uniti e Giordania, si è sì conclusa il 20 giugno, ma Giordania e Usa hanno deciso che i sistemi anti-aerei Patriot e i caccia F-16 restino sul suolo giordano, probabilmente a causa della instabilità dilagante dell’area.

L’annuncio ha riacceso le preoccupazioni, o le speranze, di un intervento diretto di Washington nel conflitto in Siria, in cui i gruppi armati “ribelli”, oggi appoggiati dall’Amministrazione Obama, hanno subito una serie di pesanti battute d’arresto nelle ultime settimane. La decisione, che introduce un altro fattore nella possibile espansione del conflitto siriano, era stato già rivelato in precedenza da Washington, direttamente dal presidente Usa Barack Obama. Il presidente aveva informato il Congresso con una lettera inviata a John Boehner, speaker della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, in cui si legge: «Il dispiegamento avverrà in Giordania, in pieno coordinamento con il governo della Giordania, fino a quando la situazione della sicurezza sia tale da non renderli più necessari». Obama ha poi aggiunto che il dispiegamento militare serve «importanti interessi nazionali nel sostenere la sicurezza della Giordania e promuove la stabilità regionale». La Russia si è detta allarmata dal dispiegamento di truppe ed equipaggiamento militare statunitense in Giordania, affermando che la presenza di questi mezzi avrà una ricaduta diplomatica rischiando di internazionalizzare la guerra civile in Siria. «Pensiamo che aumentare le truppe nella regione non aiuti, soprattutto ora che abbiamo concordato con gli americani di portare le parti in conflitto al tavolo e avviare un dialogo» ha detto Alexander Kalugin, ambasciatore della Russia a Amman al Financial Times. Abdullah Ensour, primo ministro della Giordania, il 22 giugno ha ammesso che il paese stava ospitando personale militare degli Stati Uniti (900 uomini): è il primo riconoscimento pubblico fatto dall’amministrazione giordana. Ensour ha detto ai giornalisti ad Amman che 200 uomini erano istruttori militari che accrebbero dovuto insegnare al personale giordano come gestire un possibile attacco chimico dalla Siria. Gli altri 700 sono gli addetti al sistema missilistico Patriot, ai jet F-16, e ad altri sistemi di difesa che gli Stati Uniti avevano lasciato in Giordania, dopo l’esercitazione militare. La Giordania, paese confinante con la Siria e ospite di più di mezzo milione di profughi del conflitto, si è dichiarata neutrale. La “Eager Lion” è stata considerata come una provocazione da parte della Russia, che sostiene Bashar al-Assad. La presenza di 900 militari Usa in Giordania non rischia di avere un immediato impatto militare nel conflitto, però la Russia teme che attrezzature e presenza militare potrebbe essere utilizzata per far rispettare in futuro una no-fly zone sulla Siria. Il governo giordano nega, però, di avere considerato la partecipazione a una no-fly zone e ha anche respinto l’ipotesi ventilata dai media statunitensi secondo cui la CIA e le forze speciali Usa stavano addestrando i ribelli siriani proprio in Giordania. «L’opposizione siriana non è addestrata suol nostro territorio», ha detto Ensour «Gli uniche siriani di cui ci stiamo occupando nel nostro paese sono i rifugiati». Il dispiegamento Patriot in Giordania arriva dopo la conferma ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov che il suo paese sta per adempiere al contratto per la fornitura al governo di Assad di missili anti-aerei S-300. Israele, dichiaratasi anch’essa neutrale, afferma che i missili potrebbero essere utilizzati in maniera offensiva. Le armi russe, non ancora consegnate, potrebbero essere obiettivo di una lotto azione per evitarne il loro dispiegamento.