
Con la definizione dell’accordo nel nord-est e il conseguente ridimensionamento — fino alla caduta — delle Forze Democratiche Siriane, Suwayda torna al centro dell’agenda di Damasco. La presenza e il peso politico-militare delle SDF avevano infatti rappresentato un fattore di contenimento indiretto per Damasco, limitandone la libertà d’azione su più fronti, poiché i drusi di Suwayda, coordinati e sostenuti da altre minoranze come curdi e alawiti, potevano contare su un equilibrio regionale che conferiva loro una leva di pressione politica sul governo centrale. Venuto meno quel contrappeso nel nord-est, i drusi del sud hanno perso una leva di pressione indiretta nei confronti del governo centrale. Oggi, l’unico deterrente concreto a un’operazione su larga scala contro as Suwayda sembra essere la minaccia israeliana di possibili rappresaglie qualora si verificasse un nuovo massacro, simile a quello di luglio, ai danni della popolazione drusa e cristiana. In assenza di altri equilibri interni, la sicurezza della provincia appare dunque legata più a dinamiche regionali che a reali garanzie istituzionali interne.
Il 23 agosto 2025, nel pieno di una fase di violenti scontri e profonda instabilità nella Siria meridionale, numerosi gruppi armati della provincia di as Suwayda hanno annunciato la loro fusione sotto un’unica struttura denominata Guardia Nazionale. In un contesto segnato da frammentazione armata e tensioni crescenti, questa scelta rappresenta il tentativo di ricomporre il sistema difensivo locale attraverso la creazione di una forza organizzata e strutturata. Secondo la dichiarazione fondativa, l’obiettivo è costituire “una forza organizzata e solida incaricata di proteggere la montagna e la sua gente”, ossia il Jabal al-Druze, riaffermando al contempo la fedeltà all’autorità spirituale dello sceicco Hikmat al-Hijri. L’annuncio ha diviso la società drusa: Sulaiman Abdul Baqi, leader del Free Jabal al Arab Gathering, ha respinto l’idea di separazione come irrealistica e priva di sostegno internazionale, mentre il leader druso Laith al-Balous ha criticato la fusione per il coinvolgimento di fazioni controverse, che imitano la Guardia Rivoluzionaria iraniana. Inizialmente distante, la milizia Men of Dignity ha poi sostenuto l’unificazione, considerandola necessaria per la sopravvivenza e l’unità della comunità drusa.
La nascita della Guardia Nazionale si colloca dopo le manifestazioni che avevano chiesto la piena indipendenza della provincia e il rifiuto di qualsiasi negoziazione con Damasco, soprattutto in seguito ai sanguinosi eventi di luglio. La nuova formazione si presenta come un’istituzione militare ufficiale della comunità drusa, finalizzata non a una semplice coalizione fluida, ma a una piena integrazione delle fazioni aderenti, con lo scopo di unificare i gruppi armati, difendere il territorio da minacce esterne, preservare l’identità unitaria drusa e coordinarsi con altre forze ausiliarie regionali. Nel suo primo messaggio dopo la proclamazione, Hikmat al-Hijri aveva definito la nascita della Guardia Nazionale come l’inizio di un “nuovo viaggio”, invocando un sostegno internazionale e persino la dichiarazione di una regione separata e indipendente a tutela della comunità drusa. Tale posizione è stata tuttavia respinta con fermezza dal presidente Ahmed al-Sharaa, che ha ribadito come qualsiasi richiesta di secessione rimarrà “solo un sogno”.
In questo scenario, il 18 settembre 2025 si è tenuto un incontro tripartito tra il ministro degli Esteri siriano Asaad al-Shaibani, il suo omologo giordano Ayman Safadi e l’inviato speciale statunitense Thomas Barrack, al termine del quale è stata annunciata una “Roadmap per la risoluzione della crisi a Suwayda e la stabilizzazione della Siria meridionale”. Tra i punti principali figurano: l’invito alla Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta sulla Siria a indagare sugli eventi; l’impegno ad adottare misure legali contro i responsabili di violazioni; il dispiegamento di forze qualificate del Ministero dell’Interno lungo la strada Suwayda-Damasco; il ritiro dei combattenti civili dai confini amministrativi del governatorato e il loro sostegno con forze di polizia addestrate; la cooperazione tra Siria, Giordania e Stati Uniti per accordi di sicurezza e per il rilascio di detenuti e rapiti; la formazione di un consiglio provinciale rappresentativo e di una forza di polizia locale inclusiva; la riattivazione delle istituzioni civili; e il lavoro statunitense, in consultazione con Damasco, per intese di sicurezza con Israele riguardo alla Siria meridionale. L’accordo riafferma inoltre la sovranità e l’integrità territoriale siriana, con il sostegno di Giordania e Stati Uniti agli sforzi del governo di Damasco. Tuttavia, l’accordo è stato respinto dalle forze della Guardia Nazionale e dal Comitato Legale Supremo di Suwayda, un’autorità legale-amministrativa de facto, proclamata unilateralmente autonoma, che opera nel governatorato.
Il 26 febbraio 2026 si sono registrati sviluppi concreti nel processo di riconciliazione a Suwayda che, secondo le autorità siriane, dovrebbe iniziare con il ritorno dei beduini e dei drusi sfollati e con l’avvio di scambi di prigionieri, considerati strumenti fondamentali per ricostruire gradualmente la fiducia reciproca. In questo contesto è stato effettuato uno scambio di detenuti tra il governo siriano e la Guardia Nazionale attiva nella provincia. Secondo media locali, l’accordo ha previsto la consegna di 25 prigionieri da parte del gruppo armato druso e il rilascio di 60 detenuti da parte delle autorità siriane. Tra i nomi inclusi figurava anche Hamza al-Amarin, volontario della Protezione Civile siriana, che tuttavia non è stato liberato ed è rimasto in custodia dopo essere stato rapito da militanti guidati da Hikmat al-Hijri durante una missione di evacuazione umanitaria nel luglio 2025. I prigionieri rilasciati sono arrivati a Sawarah as-Seghirah, nel nord del governatorato, sotto la supervisione del Comitato Internazionale della Croce Rossa, e sono stati accolti dalle autorità locali per verificarne le condizioni e monitorare l’evoluzione dei loro casi. Nel corso dell’incontro, il portavoce del Ministero dell’Interno ha dichiarato che la situazione umanitaria dei detenuti trattenuti da gruppi armati drusi era estremamente grave. Ha inoltre affermato che esiste una soluzione nazionale alla crisi della provincia, sostenuta anche da sforzi internazionali, e che saranno adottate misure per ristabilire la pace. Ha precisato che l’iniziativa si è inserita nell’ambito dell’Accordo di Amman volto a ridurre le tensioni e promuovere una soluzione politica pacifica. Ha inoltre accusato i gruppi armati di aver continuato a nascondere informazioni su altri rapiti. Infine, il governatore Mustafa al-Bakour ha annunciato che nella prossima fase sono previste ulteriori operazioni di scambio, lasciando intendere che il processo di rilascio reciproco dei detenuti proseguirà come parte integrante del più ampio percorso di stabilizzazione della provincia.
Sebbene una parte consistente della popolazione di as Suwayda continui a manifestare diffidenza e ostilità verso il governo di al Sharaa, non si può escludere la possibilità di un compromesso modellato sull’esperienza delle SDF nel nord-est della Siria. In quel caso, pur nel quadro della sovranità formale dello Stato siriano, è stato di fatto tollerato un sistema di “autogoverno locale” con proprie strutture di sicurezza — come le forze di sicurezza interna (Asayish) — integrate solo nominalmente nell’architettura statale. Trasposto al contesto di Suwayda, uno scenario analogo potrebbe prevedere il mantenimento delle Forze della Guardia Nazionale come apparato di sicurezza locale, una sorta di “Asayish del sud”, responsabile dell’ordine pubblico e della gestione interna del territorio druso. In cambio, Damasco otterrebbe un ingresso simbolico e istituzionale attraverso il dispiegamento limitato del Ministero dell’Interno in punti strategici, sancendo così la continuità della sovranità statale senza smantellare l’autonomia operativa delle forze locali. Un simile assetto potrebbe inoltre inserirsi in un più ampio riassetto regionale, eventualmente coordinato con un accordo di normalizzazione con Israele che includa la definizione dello status delle alture del Golan e la smilitarizzazione della Siria meridionale. In questa prospettiva, Suwayda diventerebbe una zona cuscinetto de facto stabilizzata, con un equilibrio fondato su sicurezza locale, riconoscimento statale formale e garanzie internazionali. Un compromesso di questo tipo avrebbe una duplice funzione: da un lato, ridurrebbe drasticamente il rischio di un nuovo massacro o di una campagna militare su larga scala contro la provincia; dall’altro, consentirebbe al governo siriano di riaffermare ufficialmente l’unità territoriale del Paese, ponendo fine — almeno sul piano politico e simbolico— alla fase aperta della prima guerra civile siriana.
Cristina Uccello
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