SIRIA. Denunciato il furto degli aiuti umanitari post terremoto

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Le cronache internazionali ci mostrano il dramma e lo sconvolgimento in Turchia successivo al terremoto. Nulla o molto poco giunge dalla Siria. Che fine fanno gli aiuti umanitari internazionali spediti per alleviare le sofferenze della popolazione già distrutta da oltre dieci anni di guerra civile?

Sappiamo che il governo di Damasco non trasferisce gli aiuti invitati nella zona di territorio che è sotto controllo di forze avverse, un po’ per impossibilità un po’ per volontà, trattandosi di aree curde o sotto controllo dei ribelli.

Ma non è che le cose vadano meglio se ascoltiamo le voci dei siriani provenienti proprio da quelle aree. Come? Attraverso le piattaforme di social media con cui vengono denunciati anche simili soprusi.

Ed allora ecco che il 25 febbraio, un account mette in rete la descrizione esatta di cone avvengono le “spartizioni” degli aiuti: “In partenariato con diverse fazioni militari ribelli, i consigli locali forzano i convogli di aiuti in arrivo ai valichi di al Rai e Bab al Salama a scaricare nei propri depositi materiale: 15% mandato in zone colpite come Jinderes, Harim, Saqlin e Atarib; 20% distribuito alle altre zone colpite e il 65% viene rubato, nascosto o venduto sul mercato nero”.

La denuncia è quindi chiarissima. Oltre la metà degli aiuti viene presa ai valichi aperti e dove transitano i convogli umanitari della Mezzaluna Rossa, per poi essere rivenduta lucrandoci al mercato nero. Alle popolazioni colpite dal sisma, a malapena le briciole se vivono nelle aree sotto controllo delle milizie.

Ma le denuncie non finiscono qui: vengono segnalati anche episodi più “rustici” di furto vero e proprio, come racconta un account il 26 febbraio: «Dozzine di giovani attaccano deposito della Mezzaluna qatarina dietro la moschea Fatima al Zahraa a al Bab svuotandolo di materiale umanitario» o anche: «Furto in una moschea degli aiuti che dovevano essere distribuiti alla popolazione colpita dal terremoto a al Bab».

I furti verrebbero poi condotti anche dalle autorità locali, come denuncia sempre il 26 febbraio un’altra account locale: «Consigli locali di Afrin e Jinderes rubano aiuti umanitari previsti per le popolazioni».

La situazione umanitaria in Siria rsi unisce al numero delle vittime del terremoto e va ad alimentare il malcontento delle popolazioni locali.

Luigi Medici

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