SIRIA. Damasco rientra nella Lega Araba. Assad si butta tra le braccia del mondo arabo?

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In questi giorni sono emerse alcune indiscrezioni, secondo cui l’Arabia Saudita abbia intenzione di invitare la Siria, rappresentata dal Governo di Bashar al Assad, al vertice della Lega Araba del 19 maggio, che si terrà proprio a Riyadh.

Nel 2011 la partecipazione della Siria alla lega Araba veniva sospesa, a causa dello scoppio della guerra civile nel paese, e sostanzialmente per isolare il suo presidente, Bashar al Assad. È evidente che il mondo di oggi non è più quello del 2011. Ed è soprattutto evidente che questo stato di isolamento della Siria non sia né più sostenibile, ancor più a seguito del terremoto, né tanto meno conveniente ad alcuni paesi.

Le recenti aperture saudite al presidente Bashar al Assad e il riavvicinamento tra Egitto e Siria sono chiaramente il segno di una realtà che cambia. Ma cosa significa reintegrare la Siria nella Lega Araba sarà da vedere.

Certamente è un mossa di facciata, ma cela qualcosa di nuovo nei rapporti del mondo arabo, e non solo.

Gli Stati Uniti, come ha fatto intendere il Direttore della CIA, Bill Burns, non vedono di buon occhio le aperture dell’Arabia Saudita verso Iran e Siria, dato che il mediatore di questi ravvicinamenti non è Washington.

Ma, se non fosse ancora chiaro, Riyadh ha deciso di costruirsi una strada autonoma da quella statunitense. Vero è, d’altronde, che la chiusura statunitense non è completa: Barbara Leaf, assistente segretario di Stato per gli Affari del Vicino Oriente, ha specificato che sebbene gli Stati Uniti non sostengano la normalizzazione dei rapporti con il Governo Assad, chiedono almeno ai paesi amici intenzionati a farlo di chiedere qualcosa in cambio.

Certo è, inoltre, che la Siria non è solo Bashar al Assad e il suo entourage.

La questione è intricata, con una popolazione sofferente, che è spinta ad emigrare, un economia al collasso, che crea sacche importanti di mercato nero transnazionale, e la proliferazione di violente milizie di ogni genere.

Per non parlare del traffico di droga, del captagon in particolare, che dalla Siria si diffonde a macchia d’olio fino alle coste dell’Ue, cioè dell’Italia.

Sembra quindi che molti paesi del quadrante siano stufi dello status quo. A parte i segni di solidarietà, il punto rimane la sicurezza: la Siria non garantisce sicurezza.

Arabia Saudita ed Egitto vengono visti come i nuovi protagonisti di questa reintegrazione.

Mentre gli Emirati Arabi Uniti avevano già puntato alla normalizzazione, il Qatar rimane ancora scettico, vicino forse come è ad Ankara. Ma le pressioni sono molte e Doha è stata relativamente da poco nell’agone del CCG dopo il lungo blocco capitanato proprio da Egitto e Arabia Saudita.

Marta Felici

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