
Nel contesto di un Medio Oriente segnato dall’intensificarsi del confronto tra Israele e Stati Uniti, da un lato, e Iran insieme al suo Asse della Resistenza dall’altro, la Siria ha rafforzato la propria presenza militare lungo i confini con Libano e Iraq. La decisione si inserisce in un quadro di escalation regionale e di maggiore attività militare israeliana in Libano. In questo scenario, il 4 marzo l’esercito siriano ha annunciato il potenziamento delle unità di confine con l’obiettivo di “proteggere e controllare i confini in un contesto di escalation della guerra regionale”, come riportato dall’agenzia di stampa SANA.
Le azioni siriane hanno coinciso con un massiccio rafforzamento delle forze israeliane sul fronte settentrionale. Il portavoce dell’esercito israeliano, Avichay Adraee, ha annunciato il 2 marzo la mobilitazione di circa 100.000 riservisti sul fronte nord, comprese le aree adiacenti alla Siria e al Libano. In un post pubblicato sui social media, Adraee ha dichiarato che questi rinforzi rientrano nell’Operazione “Ruggito del Leone”, lanciata contro l’Iran, e hanno l’obiettivo di aumentare la prontezza operativa su diversi fronti. Secondo il portavoce, i sistemi difensivi e offensivi sono stati rafforzati lungo il confine settentrionale e sono stati aperti quartieri generali operativi nelle aree popolate per garantire la sicurezza degli abitanti della Galilea e delle Alture del Golan. Le stesse IDF hanno dichiarato che le Divisioni 91 e 210 sono schierate lungo le linee difensive avanzate, in posizioni situate lungo il confine e all’interno della “zona di difesa avanzata” nel Libano meridionale e in Siria. Secondo quanto riferito, le capacità difensive e offensive sono state ulteriormente rafforzate e le forze restano in stato di massima allerta per far fronte a qualsiasi possibile scenario.
Nel dettaglio, truppe di frontiera e battaglioni di ricognizione sono stati dispiegati al confine per monitorare le attività di confine e prevenire il contrabbando. Citando otto fonti militari e di sicurezza siriane e libanesi, Reuters ha riferito che Damasco ha dispiegato forze aggiuntive al confine libanese. Secondo fonti che hanno richiesto l’anonimato, il dispiegamento è iniziato a febbraio, ma ha subito una significativa accelerazione negli ultimi giorni. Le forze schierate includono: unità di fanteria, veicoli blindati, e lanciarazzi a corto raggio Grad e Katyusha. Ufficiali siriani hanno riferito a Reuters che unità della 52ª e 84ª divisione sono state dispiegate nella provincia occidentale di Homs e a sud di Tartus. Hanno affermato che lo scopo di queste misure è prevenire il contrabbando di armi e droga, nonché possibili infiltrazioni da parte di militanti di Hezbollah o di altri gruppi armati. Un funzionario della sicurezza siriana ha dichiarato a Reuters: “Damasco non sta pianificando alcuna azione militare contro i paesi vicini. Tuttavia, è pronta a rispondere a qualsiasi minaccia alla sicurezza per sé o per i suoi alleati”. Un alto funzionario della sicurezza libanese ha inoltre riferito che le autorità siriane hanno informato Beirut che il dispiegamento di lanciarazzi nelle zone montuose di confine è una “misura puramente difensiva”.
Allo stesso tempo, la Siria meridionale sta subendo gli effetti di un più ampio confronto regionale, evidenziando ancora una volta il coinvolgimento indiretto della Siria nelle dinamiche di confronto tra Israele e Stati Uniti, da un lato, e Iran dall’altro. La rete Daraa24 ha riferito che le difese aeree israeliane hanno intercettato più di dieci droni iraniani sulle aree di Inkhil e Deir Adas, nella provincia di Daraa. Il 1 marzo, quattro persone, tra cui bambini, sono rimaste leggermente ferite nella zona di Ain Tarma, vicino alla capitale siriana, dopo la caduta di detriti provenienti da missili abbattuti durante uno scambio di attacchi tra Israele e Iran. Detriti sono caduti anche nella città di Jaramana, senza causare vittime.
Funzionari israeliani hanno inoltre accusato la Siria di aver spostato truppe e armi in aree strategiche sulle alture del Golan. Secondo la fonte israeliana Walla News, il Comando Settentrionale israeliano avrebbe avvertito la Siria, affermando che il presidente Ahmed al-Sharaa avrebbe spostato forze militari sulle Alture del Golan siriane. I movimenti verso la zona di confine sarebbero attentamente monitorati, in quanto esisterebbero restrizioni concordate sul dispiegamento delle forze siriane e sulle tipologie di armamenti nella zona cuscinetto. Israele avrebbe inviato messaggi al presidente al-Sharaa, avvertendo che non consentirà che operazioni contro Iran e Hezbollah vengano sfruttate per attaccare le comunità druse di as Suwayda, chiedendo inoltre a Damasco di impedire l’ingresso di milizie irachene nel proprio territorio, nel contesto dei continui attacchi statunitensi contro l’Iraq. Da parte siriana, le Forze di Sicurezza Interna hanno condotto diverse operazioni di limitata entità sulle colline della parte siriana delle alture del Golan, con l’obiettivo dichiarato di monitorare le attività di gruppi illegali. È stato precisato che l’esercito siriano non sarebbe presente sull’altopiano. Secondo l’agenzia di stampa Kashaf, le affermazioni di Walla News circa un presunto spostamento di armi e truppe da parte delle forze governative siriane sarebbero false. Nel medesimo periodo, Hezbollah ha effettuato diversi attacchi contro siti delle IDF sul Monte Meron e sulle alture del Golan. In un video diffuso da un canale russo in lingua inglese si vedrebbero combattenti del gruppo lanciare droni kamikaze “Sayyad” e razzi d’artiglieria “Grad” da 122 mm 9M22U, in un’ulteriore dimostrazione dell’elevata tensione lungo il confine settentrionale israeliano.
Il Ministero della Difesa della Siria ha dichiarato che il dispiegamento militare dell’esercito lungo i confini con Libano e Iraq rappresenta una misura difensiva sovrana, non diretta contro alcun Paese o entità e priva di intenzioni offensive. L’obiettivo è esclusivamente quello di proteggere i confini siriani, prevenire attività illegali e contribuire alla stabilità delle aree di frontiera, con effetti positivi sulla sicurezza delle comunità locali nei tre Paesi.
Le Alture del Golan continuano a rappresentare uno dei punti più sensibili e instabili della regione, anche perché Israele mantiene il controllo di una parte significativa di questo territorio, inclusa l’area strategica del Monte Hermon. Secondo quanto riportato dal sito israeliano Walla News, funzionari israeliani hanno ricordato che nella zona cuscinetto erano state in passato applicate rigide restrizioni sul numero di truppe e sulle tipologie di armamenti dispiegati, con l’obiettivo di prevenire scontri diretti. Alla luce di tali accordi, gli stessi funzionari ritengono che i recenti movimenti delle forze siriane potrebbero contribuire ad aumentare le tensioni e a destabilizzare ulteriormente l’area. Parallelamente, gli Stati Uniti stanno cercando di favorire un processo di destabilizzazione interna in Iran facendo leva su gruppi curdi, con il presunto coinvolgimento della Central Intelligence Agency nel contrabbando di armi destinate ai militanti curdi già a partire dallo scorso anno. In cambio, secondo queste ricostruzioni, Washington e Tel Aviv avrebbero promesso sostegno politico e assistenza per la creazione di forme di autonomia in Iran. In questo quadro, alcune fonti hanno riferito che è possibile che alcuni militanti delle Forze Democratiche Siriane (SDF) possano contribuire all’attuazione di tali dinamiche. Il 6 marzo, infatti, l’Osservatorio siriano per i diritti umani ha diffuso immagini che mostrano numerosi combattenti delle SDF e delle Asayish in arrivo nella città di al Hassakah provenienti da Kobane. In aggiunta, il SOHR ha riferito che un drone presumibilmente di fabbricazione iraniana è stato abbattuto mentre tentava di attaccare la base statunitense di Kharab al Jayr. Va notato che la base era già stata evacuata dalle forze statunitensi nelle settimane precedenti e successivamente occupata dalle milizie curde.
Cristina Uccello
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