SIRIA. Dalla crisi siriana al fronte ucraino. Ecco le connessioni

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La realtà siriana, la cui crisi è ben lungi da ogni soluzione, sta assistendo a nuove riconfigurazioni e il conflitto sul fronte ucraino ha apportato alcuni cambiamenti. Oltre all’evidente impegno russo su un altro fronte militare, quello ucraino appunto, legami diretti tra Siria, Russia e Ucraina sono stati evidenziati quasi subito dopo lo scoppio delle conflittualità tra Russia e Ucraina: commistioni negli affari interni alla crisi siriana, uso dei mercenari siriani e riequilibrio delle strategie.

Recentemente il servizio di intelligence militare ucraino ha diffuso un elenco di 141 mercenari siriani che la Russia avrebbe trasferito dalla Siria al fronte ucraino a servizio delle forze russe. Secondo tali informazioni, gli addestramenti dei siriani da impegnare contro le forze ucraine avvengono in una base militare presso Aleppo e nell’aeroporto militare di Kuweires. Proprio in questo periodo un video diffuso dall’intelligence ucraina mostrava alcuni siriani che avevano ricevuto la cittadinanza russa, dopo essersi trasferiti in Russia per combattere contro l’esercito ucraino. 

Non è neanche passato inosservato un video della social sfera relativo ad un incontro tra un prete russo e un combattente siriano giunto in Donbass. Tornando, ancora alle fonti dell’intelligence ucraina si rilevava anche che operatori russi di droni di fabbricazione iraniana erano addestrati in Siria per essere poi schierati nelle operazioni in Ucraina. In particolare, l’addestramento sarebbe stato supervisionato da Hezbollah e dai Guardiani della Rivoluzione alla base aerea di Shayrat, a sud-est di Homs, per l’appunto in Siria. 

Sebbene il tema sia tornato ora alla ribalta, su spinta delle informazioni diffuse dall’Ucraina, già da diverso tempo sono stati monitorati peculiari addestramenti delle forze dell’Esercito arabo siriano del governo del presidente Bashar al Assad condotti dalla Russia. Particolare riscontro è stato posto sugli addestramenti, soprattutto nelle campagne di Aleppo, ma anche nelle aree di Homs, della 25° Divisione dell’Esercito arabo siriano guidata dal generale Suhail al Hassan, finalizzati proprio alla preparazione di siriani da spedire in Russia. 

E la questione dei siriani sul fronte ucraino era rilevata da più parti già da tempo. Le prime notizie a riguardo stimavano il numero di mercenari siriani reclutati dalla Russia a 2.000 circa, seppure, secondo diverse fonti, non sarebbero stati impiegati nella prima fase della guerra. I numeri ipotizzati da alcune indagini sulle richieste da parte di uomini delle forze dell’Esercito arabo siriano o delle forze filo-governative di essere inviati sul fronte ucraino era pari a circa 40.000, ma non tutti ritenuti idonei. Effettivamente la Russia aveva annunciato nel marzo 2022 che 16.000 volontari dal Medio Oriente sarebbero stati inseriti nei combattimenti nel fronte ucraino. A parte la questione dei volontari, molto si è detto di vere e proprie campagne di reclutamento e processi di addestramento. 

In effetti, data la precarietà della Siria con un’economia che rimane stagnate, molto si è detto di una potenziale retribuzione (necessariamente) più alta per combattere sul fonte ucraino, che potrebbe in modo quasi evidente essere stata allettante per militari siriani. Accanto alla presenza di elementi dei diversi comparti militari dell’Esercito arabo siriano, diverse inchieste hanno messo luce su alcuni giovani siriani, a cui era stata promesso un lavoro ben retribuito nella sorveglianza di miniere in Russia, e che una volta giunti in Russia, si sono ritrovati inconsapevolmente a dover combattere in Ucraina. La distinzione tra militari regolari, mercenari e civili (volontari o meno) rimane sbiadita e sempre più difficile da constatare sul campo, soprattutto se si ha a che fare con uno scenario di guerra come quello siriano.

L’intreccio tra la crisi siriana e la guerra russo-ucraina non è però del tutto nuovo né legata esclusivamente al reclutamento di mercenari o all’invio di militari siriani sul fronte ucraino. Infatti, l’anno scorso si è parlato di un presunto piano ucraino per tenere impegnate militarmente le forze russe in Siria. Secondo i documenti, le forze armate dell’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord e dell’Est, le Syrian Democratic Forces (SDF), formate da curdi, arabi e assiro-siriaci e che godono dell’ampio sostegno statunitense, avrebbero dovuto colpire obiettivi russi e della Wagner in Siria, o comunque tenere in tal senso impegnate le forze russe sul teatro siriano. 

D’altra parte fonti russe avevano evidenziato che uomini delle SDF erano stati spediti dagli Stati Uniti a combattere affianco all’Ucraina contro la Russia. Smentite da più parti, queste notizie non possono cadere nel dimenticatoio anche alla luce dei nuovi documenti dell’intelligence ucraina sui mercenari siriani impiegati dalla Russia nella guerra in Ucraina. Non meno rilevante rimane anche il ruolo ricorrente della Turchia e delle fazioni filo-turche, che amministrano parte della Siria nordoccidentale, negli altri scenari bellici. Famosi per la presenza in suolo libico, dei miliziani siriani delle fazioni filo-turche si è anche parlato in merito ad un contributo alla guerra in Ucraina in funzione anti-russa.

Sicuramente l’apertura del fonte ucraino ha comportato una rivisitazione della presenza russa in Siria con un’importante diminuzione del suo impegno militare, eppure l’idea della partenza delle forze russe dalla Siria rimane remota. Il sostegno russo al presidente siriano, Bashar al Assad, il legame sempre più forte tra Russia e alcune sezioni militari delle forze governative, quali il 5° Corpo, e il ruolo che la Russia assume come mediatore sul piano diplomatico tra governo siriano e altri attori, quali la Turchia, rende difficile credere ad un disinteresse della Russia per la realtà siriana. 

Anche le basi russe in Siria, tra cui spicca quella navale di Tartus, restituiscono un’immagine chiara della più ampia partita che la Russia sta giocando in quel quadrante geopolitico, e oltre. Anche l’equilibrio di potenza con gli Stati Uniti in quell’area e il freno alla Turchia vincolano la Russia ad avere ancora un piede ben saldo in Siria. D’altra parte l’Ucraina, in una situazione difficile sul piano militare, sta portando alla luce risultati d’inchieste sul reclutamento di mercenari e sugli addestramenti russi-iraniani in suolo siriano, a sostegno della tesi di un deficit materiale e psicologico tra le forze russe.

Marta Felici 

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