SIRIA. Colloqui diretti per la normalizzazione tra Israele e Siria: alture del Golan al centro del negoziato 

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Sono attualmente in corso colloqui diretti tra Israele e Siria, che segnano una fase delicata e potenzialmente storica nelle relazioni tra i due Paesi. Secondo fonti israeliane e siriane, il dialogo è entrato in una fase avanzata e tocca questioni altamente sensibili, prima fra tutte quella delle alture del Golan, occupate da Israele dal 1967.

Nel contesto del cosiddetto “Piano di normalizzazione con la Siria”, che prevede una serie di condizioni strategiche e politiche da entrambe le parti, Israele avrebbe espresso l’intenzione di mantenere le sue posizioni militari nel Golan, ma di abbandonare quelle nella regione di al Qunaytrah, inclusa la cima del Monte Hermon. L’obiettivo dichiarato da Tel Aviv è di trasformare il Golan in una zona cuscinetto sotto controllo esclusivo delle IDF (Forze di Difesa Israeliane), definita retoricamente un “giardino di pace”. Damasco, tuttavia, secondo fonti mediatiche, resta ferma su una condizione imprescindibile: nessuna normalizzazione sarà possibile senza un pieno ritiro israeliano dalle alture del Golan. Il presidente siriano Ahmad al Sharaa chiede inoltre la cessazione degli attacchi israeliani sul territorio siriano e il ripristino dell’Accordo di separazione delle forze del 1974.

In un’intervista concessa il 27 giugno al canale israeliano iNews 24, il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha ribadito l’opposta linea israeliana, cioè che Tel Aviv non è disposta a rinunciare alla propria presenza nel Golan. Anzi, secondo Sa’ar, il riconoscimento formale da parte della Siria della sovranità israeliana su quelle alture rappresenta una condizione essenziale per qualsiasi accordo. “Se a Israele verrà data l’opportunità di raggiungere un accordo di pace o di normalizzazione con la Siria, mentre le alture del Golan restano sotto la sovranità israeliana, questo, a mio parere, sarà positivo per il futuro degli israeliani”, ha dichiarato il ministro. 

In questo contesto, il canale iNews 24 ha citato una “fonte siriana informata” secondo cui un accordo di pace potrebbe essere firmato entro la fine del 2025 in quanto il presidente al Sharaa è intenzionato a cedere le Alture del Golan a Tel Aviv, secondo quanto riportato da resoconti mediatici locali. In cambio, Israele si ritirerà progressivamente da tutti i territori siriani occupati dopo la caduta di Assad, l’8 dicembre 2024, inclusa la cima del Monte Hermon e le fattorie di Shebaa, un area agricola che si trova sulle pendici dell’Hermon come un punto di incontro geografico tra i territori di Libano, Israele e Siria. L’accordo, definito storico, dovrebbe normalizzare completamente le relazioni tra i due Paesi, trasformando il Golan in una vera e propria area di stabilità e cooperazione.

Nonostante le apparenti aperture, la questione delle alture del Golan continua a rappresentare il nodo centrale. Sa’ar ha precisato che nessun negoziato potrà includere la restituzione di tali territori e ha ammonito contro l’affidarsi a precedenti dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che aveva riconosciuto la sovranità israeliana sull’area. Al contempo, il riconoscimento del Golan come territorio israeliano da parte di al Sharaa sarebbe un duro colpo per Damasco e la sua popolazione che vede il Golan come una vasta area di territori occupati illegalmente dall’esercito israeliano dal 1967. Il Presidente siriano potrebbe perdere il consenso politico interno che ha acquisito con il successo della rivoluzione.

Il quotidiano Israel Hayom ha riferito che il capo del Consiglio per la sicurezza nazionale israeliano, Tzachi Hanegbi, sta guidando i negoziati con la Siria, confermando l’avvio di un dialogo diretto anche con il presidente siriano di transizione, Ahmad al Sharaa. Durante una riunione riservata con membri della Knesset, Hanegbi avrebbe affermato che la Siria e il Libano sono potenzialmente candidati ad aderire agli Accordi di Abramo, e che i colloqui in corso coprono anche dossier legati al coordinamento politico e alla sicurezza regionale. In parallelo, infatti, la Casa Bianca lavora per ampliare il perimetro degli Accordi di Abramo, puntando a includere anche Arabia Saudita, Siria e Libano, in un nuovo equilibrio post-conflitto tra Israele e Iran. Il ministro israeliano Ron Dermer si è recato a Washington il 30 giugno per discutere proprio della questione siriana e del futuro del dossier Golan.

Da parte siriana, emerge un approccio cauto ma determinato. Secondo l’inviato speciale statunitense per la Siria, Thomas Barrack, l’attuale leadership di Damasco è contraria a qualsiasi escalation militare con Israele e chiede di concedere spazio alla nuova amministrazione. Durante un’intervista ad Al Jazeera, Barrack ha confermato che i contatti sono in corso in forma riservata, con la piena consapevolezza di Washington. Secondo fonti siriane, il dialogo con Israele si sta svolgendo anche attraverso canali indiretti, con la mediazione araba e l’auspicio che l’Occidente eserciti pressione su Tel Aviv per contenere l’escalation. Damasco insiste sulla necessità di un ritorno all’accordo del 1974 e il ritiro israeliano dalla Siria meridionale.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Yediot Ahronot, i colloqui israelo-siriani si stanno concentrando su un accordo di sicurezza multilivello, con il coinvolgimento attivo di attori regionali e internazionali. Funzionari israeliani, citati in forma anonima, hanno confermato che l’amministrazione statunitense è pienamente aggiornata sui contenuti del negoziato, che si estende oltre gli aspetti militari, includendo anche una cooperazione strategica in chiave anti-iraniana. Secondo fonti locali, infatti, il potenziale accordo includerebbe un coordinamento operativo tra intelligence e forze di sicurezza di Israele e Siria, mirato a contenere la minaccia rappresentata da Iran e Hezbollah nel teatro levantino. Un’intesa di questo tipo, se concretizzata, segnerebbe una svolta geopolitica nell’intera regione mediorientale. Infine, il Canale 12 israeliano ha riferito che un possibile incontro tra Netanyahu e al Sharaa potrebbe tenersi a margine della prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Un evento che, se confermato, rappresenterebbe un passaggio simbolico e strategico nella lunga storia dei rapporti israelo-siriani.

Cristina Uccello

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