ISIS. Singapore entra nella mischia

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SINGAPORE – Singapore 03/11/2014. Singapore ha annunciato il 3 novembre che avrebbe fornito sostegno militare alla coalizione guidata dagli Stati Uniti, unendosi ai 33 paesi già presenti nella coalizione, nella lotta allo Stato Islamico, ma non avrebbe preso parte alle operazioni di combattimento.

Il ministro della Difesa Ng Eng Hen ha detto al parlamento che le forze armate di Singapore (Saf) avrebbero dislocato un certo numero di ufficiali presso il Comando Centrale degli Stati Uniti e Combined Joint Task Force Headquarters che hanno il compito di guidare la campagna in Iraq e in Siria. La Saf inoltre metterà a disposizione un Boeing KC-135R Stratotanker per il rifornimento aria-aria e un team di analisi delle immagini. «Non ci saranno nostre truppe da combattimento in Iraq e in Siria, invece i nostri soldati opereranno dai paesi circostanti insieme ad altre forze della coalizione», ha detto Ng senza però indicarne il numero. Singapore, che ha una delle forze armate meglio attrezzate in Asia, è da tempo considerata un obiettivo primario per i militanti islamici, in particolare quelle operanti nel Sud-Est asiatico. L’esercito statunitense gestisce un centro logistico nella città-stato gestire logistica ed addestramento per le forze Usa nel sud est asiatico. Ng ha detto che, aderendo alla coalizione internazionale, «stiamo contribuendo direttamente alla nostra sicurezza». Il Ministro ha ricordato che i militanti di Jemaah Islamiyah, legati ad al Qaeda, avevano programmato di attaccare l’ambasciata degli Stati Uniti e altri obiettivi stranieri a Singapore nel 2002; gli attentati furono sventati poi dalla polizia. Ng ha detto che le autorità locali sono preoccupate per la potenziale formazione di un ramo dello StatoIslamico nel sud-est asiatico, formato da jihadisti di ritorno dopo aver combattuto in Iraq e in Siria. Secondo i dati forniti dalle autorità di Singapore, circa 350 militanti del sud-est asiatico, tra cui alcuni da Singapore, Malesia e Indonesia, stanno attualmente combattendo in Medio Oriente. «Molti di loro si sono uniti a Isis e possono tornare a minacciare la nostra sicurezza qui in casa (…) le minacce per la nostra regione sono davvero reali», ha detto Ng.