Sinai bollente

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EGITTO – il Cairo 05/07/2014. L’esercito egiziano ha detto che le firme speciali hanno ucciso 17 jihadisti in una serie di scontri a fuoco avvenuti nella penisola del Sinai il 3 luglio, anniversario della cacciata del presidente Mohamed Morsi.

Nel comunicato si legge che detto che altri tre sono stati arrestati e che l’esercito ha distrutto quattro veicoli appartenenti ai jihadisti a Rafah, al confine con la Striscia di Gaza.
Dalla deposizione di Morsi, gli attacchi dei militanti hanno colpito per lo più il nord del deserto del Sinai, oltre che il Cairo e il delta del Nilo. In risposta, l’esercito ha riempito di soldati la penisola.
La scorsa settimana uomini armati hanno ucciso quattro poliziotti egiziani sulla strada tra Rafah ed El-Arish, nel nord del Sinai. Sempre il 3 luglio, la polizia ha rapidamente “schiacciato” le proteste degli islamisti. La vita meni villaggi della penisola si è fata sempre e più dura. Molti residenti nei villaggi della penisola, riportano i media locali, dicono che le operazioni militari delle autorità starebbero in realtà creando nuovi nemici per lo Stato. La lotta contro l’Islam militante è stato un test chiave per il governo provvisorio e ora per il nuovo presidente.
L’esercito e il governo dicono che stanno vincendo sui militanti. Nel tentativo di fermare il flusso illegale di armi, le autorità egiziane hanno distrutto migliaia di tunnel che correvano sotto il confine tra Egitto e la Striscia di Gaza, che confina con il Nord del Sinai. Quasi ogni notte, elicotteri Apache sparano razzi contro presunti nascondigli militanti islamici nelle case e fattorie della penisola circa 61mila kmq incuneati fra il Canale di Suez ad ovest e Israele e Gaza a est.
Sisi, in precedenza, aveva descritto quella del Sinai come una campagna per liberare la regione da estremisti e criminali; il Sinai, aveva detto, è una priorità della massima sicurezza.

Stando a quanto dicono i residenti l’esercito starebbe facendo piccoli progressi. Usare elicotteri e razzi non è più una misura utile perché i militanti hanno imparato a conoscere e a muoversi sul terreno. Si muovono intorno ai villaggi usando strade su cui è difficile individuarli dall’aria, si mescolano con i civili o si nascondere negli oliveti. Il tentativo di fermare il flusso di armi è anche una lotta impari, dicono i residenti, in gran parte perché i contrabbandieri portano armi dalla Libia. Per i funzionari della sicurezza egiziana, i combattenti sono egiziani, palestinesi di Hamas e afgani. La sicurezza del Cairo ritiene che alcuni dei combattenti siano stati nelle zone controllate dai talebani in Pakistan.
La grande paura è che il conflitto si possa diffondere: Ansar al-Bayt Maqdis, il più noto gruppo militante del Sinai, ha rivendicato la responsabilità di diversi attentati al Cairo negli ultimi mesi, tra cui un’azione suicida in cui non è rimasto ucciso il ministro degli Interni nel settembre 2013; Ansar inoltre ha anche rivendicati l’abbattimento di un elicottero militare a gennaio 2014.