SERBIA. Vulin in visita a Mosca parla di “isteria anti-russa”

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«La Serbia è l’unico paese in Europa a non aver imposto sanzioni contro Mosca e a non aver preso parte all’isteria anti-russa»: queste le parole pronunciate ieri dal ministro degli Interni serbo Aleksandar Vulin nel corso della visita ufficiale in Russia. Nel corso dell’incontro con Sergej Lavrov, Vulin ha ribadito che la Serbia non intende sostenere le politiche sanzionatorie contro Bruxelles. 

Si tratta della prima presa di posizione ufficiale sulla questione  da parte di un membro dell’esecutivo serbo dopo le elezioni generali dello scorso aprile, quando il Partito progressista del presidente Vučić subì un calo dei consensi. A Bruxelles molti speravano che il Vučić e la premier Ana Brnabić attendessero il voto di aprile per prendere una presa di posizione effettiva contro Mosca, andando oltre la condanna ufficiale dell’invasione in Ucraina in sede Onu. In effetti, secondo alcuni il viaggio sarebbe stato organizzato proprio dal Cremlino per spingere Vučić a includere il ministro degli Interni nella formazione del nuovo governo. 

Da tempo Vulin viene considerato come l’uomo di Mosca a Belgrado: tra le fila dell’esecutivo il ministro dell’Interno esprime una posizione trasversale contro qualsiasi avvicinamento della Serbia ai partner occidentali, anche se ufficialmente il paese ambirebbe a una prospettiva di ingresso in Unione europea. 

Non che la figura di Vulin non faccia comodo al presidente Vučić, che proprio la settimana scorsa ha incontrato a Bruxelles il premier kosovaro Albin Kurti. Il dialogo tra Pristina e Belgrado promosso dall’Unione europea è di nuovo in stallo, e nessun progresso è stato fatto dopo la nuova crisi di fine luglio a nord del Kosovo sulla questione della reciprocità. Al termine dell’incontro Vučić ha invitato la Nato a “fare il proprio lavoro” per garantire l’incolumità dei cittadini delle municipalità serbe. 

Per l’alto rappresentante Ue Josep Borrell «non è il momento di fomentare le tensioni»: l’Ue non avrebbe intenzione di compromettere i rapporti con la Serbia per la vicinanza a Mosca. Una nuova crisi nel Balcani metterebbe ancora più in gioco la stabilità dell’Unione. 

Carlo Comensoli