SERBIA. Rio Tinto in quota per un impianto di produzione di batterie per veicoli elettrici

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Risale al gennaio 2022 la decisione del governo serbo di bloccare la concessione alla multinazionale anglo-australiana Rio Tinto Group per il progetto di una miniera di litio nella valle di Jadar. La scelta della premier Ana Brnabić era quasi d’obbligo, vista l’opposizione trasversale dei cittadini serbi. Eppure, per il paese di area balcanica la presenza di litio nel proprio sottosuolo rappresenta una risorsa più che strategica, visto che il materiale è essenziale per la realizzazione delle batterie per veicoli elettrici.

Secondo fonti locali, Rio Tinto ora starebbe comunque cercando di accedere alle risorse presenti sul suolo serbo; lo fa entrando in quota per il progetto di realizzazione di un impianto di produzione di batterie per veicoli elettrici della compagnia slovacca InoBat. Reuters riporta che secondo la dichiarazione di intenti siglata con il governo di Belgrado, l’impianto verrà avviato nel 2025. Il governo serbo ha garantito un finanziamento fino a 419 milioni di euro, che comprendono anche incentivi fiscali.

Al momento le trattative sono ancora in corso e non è ancora stato raggiunto un accordo definitivo, ma InoBat sta trattando in parallelo anche con il governo spagnolo per la creazione a Valladolid di un secondo impianto di produzione in Europa occidentale.

È invece del maggio scorso l’accordo di collaborazione tra InoBat e RioTinto per «stabilire una catena circolare di produzione di batterie per veicoli elettrici in Serbia». Insomma, il governo da quasi un anno ha bloccato la concessione al gruppo anglo-australiano, ma la vicenda non si è ancora conclusa. A gennaio RioTinto aveva anche parlato dell’intenzione di citare in giudizio il governo serbo per il brusco passo indietro. Ora la multinazionale si trova comunque coinvolta in investimenti in Serbia.

Carlo Comensoli