
Sono anni che si dibatte sul progetto per l’estrazione del litio nella valle di Jadar, in Serbia, potenzialmente la più grande miniera di litio d’Europa. L’esperto in questioni ambientali Mirko Popovic ritiene che la decisione del colosso anglo-australiano Rio Tinto di sospendere questo controverso progetto non significhi che l’interesse per questo minerale essenziale sia svanito. Lo stesso Popovic, direttore del programma presso la ONG Piattaforma per lo Sviluppo Sociale e l’Innovazione con sede a Belgrado, ritiene che con l’inizio del nuovo anno non si possa mettere fine a questa storia pur avendo, la società mineraria globale Rio Tinto, accantonato il suo progetto di estrazione del litio in Serbia da 2,95 miliardi di dollari in Serbia a seguito del malcontento dell’opinione pubblica e degli ambientalisti. Infatti, bisogna porsi la domanda se in questo contesto con l’Europa “affamata” di litio, la Serbia dirà no all’estrazione mineraria.
L’Unione Europea è desiderosa di acquisire minerali essenziali per promuovere la sua transizione energetica verde. La Serbia, d’altro canto, possiede una risorsa che suscita grande interesse anche per diversi altri paesi ed in più le autorità di Belgrado, nel frattempo, hanno bisogno delle entrate che potrebbero generare. Ancora Popovic ha sostenuto che la società serba deve decidere “come gestire le risorse vitali per ogni società: acqua, aria e terra”.
Numerose sono state nel corso degli anni le proteste contro questo progetto, fra cui una, ad esempio, nel 2024 dove i manifestanti reggevano cartelli con la scritta “La Serbia non è in vendita” durante una manifestazione a Belgrado contro i piani di avviare l’estrazione di litio in Serbia. Rio Tinto presente nel Paese da oltre 20 anni, comunque, a novembre ha dichiarato che non hanno intenzione di ritirarsi dalla Serbia, in quanto credono che Jadar sia un giacimento di qualità eccezionale, ma che ora la sua priorità è mantenere i diritti legali sul progetto Jadar per lo sfruttamento di litio e boro.
Nei primi giorni del nuovo anno, Dragan Dilas, leader dell’opposizione e presidente del Partito Libertà e Giustizia (SSP), ha dichiarato che Rio Tinto sta preparando una massiccia richiesta di risarcimento danni contro lo Stato serbo. Secondo Dilas, il gigante minerario chiede un risarcimento danni compreso tra 1 e 1,5 miliardi di euro, sostenendo che la causa deriva dalla cancellazione del progetto di estrazione del litio nella valle di Jadar. Ha attribuito questo potenziale colpo finanziario alle azioni del presidente Aleksandar Vučić e dell’ex primo ministro Ana Brnabić. Dilas ha avvertito che la causa coprirà sia i costi di investimento che i mancati profitti, esprimendo anche preoccupazione per il fatto che l’opinione pubblica non sia a conoscenza della reale portata delle promesse fatte dalla leadership, che hanno incoraggiato Rio Tinto a procedere con costosi test e pianificazioni. Lo stesso leader ha sottolineato che oltre l’80% dei cittadini serbi era chiaramente contrario al progetto, concludendo che i tentativi del Presidente Vucic di ingraziarsi le nazioni potenti violando le leggi nazionali hanno lasciato la Serbia in una posizione precaria, osservando a suo dire, infine, che, ad eccezione della Cina, la maggior parte dei partner internazionali è ora schierata contro la gestione di queste questioni da parte di Vucic.
In risposta a queste dichiarazioni, l’attrice Bojana Novaković, impegnata attivamente nella lotta contro l’estrazione del litio, ha affermato che le affermazioni secondo cui Rio Tinto starebbe preparando un arbitrato contro la Serbia non sono una novità e che il fatto che il presidente dell’SSP Dragan Dilas ne abbia parlato sembra più un teatrino politico che un serio confronto con i fatti. Novaković aggiunge che la possibilità di un arbitrato è formalmente presente dal 2024, quando la piattaforma Investment Arbitration Reporter ha riferito che la società aveva ufficialmente notificato al governo serbo l’avvio di un procedimento arbitrale in relazione al progetto Jadar. Si sostiene che l’arbitrato sia stato menzionato fin dall’inizio del movimento contro l’estrazione del litio come opzione di ripiego nel caso in cui il progetto non venisse realizzato. Il memorandum interno sulla “sospensione” del progetto, pubblicato da Marsa sa Drine/March of the Drina (MSD) di recente, afferma esplicitamente che il mantenimento dei “diritti legali” dell’azienda in Serbia è una priorità, il che, nel contesto dei progetti minerari, indica la preparazione all’arbitrato, un possibile trasferimento dei diritti che detiene o la continuazione del progetto: una prassi aziendale standard.
Paolo Romano
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