SERBIA. Lavrov: nuovi colloqui tra Russia e Ucraina a Belgrado

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Lunedì 28 marzo, la testata russa Izvestija ha riportato un intervento del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, che ha dichiarato ai media serbi che la Russia sarebbe pronta a considerare la possibilità di nuovi negoziati con l’Ucraina proprio nella capitale serba Belgrado. 

Finora la Serbia, pur avendo condannato l’invasione russa in Ucraina, è rimasta l’unico paese europeo, a eccezione della Bielorussia, a non aver appoggiato le nuove sanzioni occidentali contro Mosca. Il presidente Aleksandar Vučić e la premier Ana Brnabić hanno sempre mantenuto una posizione non schierata e per molti versi ambigua nei confronti sia di Bruxelles che di Mosca.

Da sempre inoltre la Serbia, che nei Balcani occidentali rappresenta il baluardo slavo ortodosso, storicamente ha trovato una sponda in Russia: significative sono state in queste settimane le manifestazioni di cittadini di nazionalità serba in sostegno all’intervento russo in Ucraina, anche nel vicino Montenegro. Non a caso l’Unione europea non nega la possibilità che il conflitto in Ucraina possa accelerare le spinte nazionaliste anche in area balcanica, portando a una degenerazione della precaria situazione regionale. 

Questo appunto è il clima che ha portato all’annuncio di Lavrov, peraltro a pochi giorni dalle elezioni generali in Serbia del prossimo 3 aprile. Nel frattempo, il ministero degli Esteri russo non esclude di fatto la possibilità di tenere un nuovo round di negoziati a Istanbul, previsti proprio per questa settimana.

A differenza della Turchia, comunque, la Serbia non fa parte della Nato, e questo appunto segna le dichiarazioni di Lavrov, che nel corso dell’intervento ha affermato che il luogo da scegliere per la prosecuzione dei tentativi di dialogo per il raggiungimento di trattative, inizialmente intavolate in Bielorussia, dovrebbe essere “accettabile per entrambe le parti”. 

Nel frattempo, Sergej Lavrov ha ribadito che qualsiasi accordo tra Mosca e Kiev non può prescindere dalla richiesta del Cremlino di smilitarizzare e “denazificare” l’ex Repubblica Federativa Socialista Sovietica di Ucraina. La proposta del Ministro degli Esteri russo di scegliere Belgrado come luogo per la continuazione del dialogo tra le parti ha comunque anche un intento provocatorio nei confronti di Stati Uniti e Unione europea: secondo Lavrov, i provvedimenti economici e finanziari risponderebbero anche alla volontà di Washington di rafforzare la propria egemonia sui Balcani occidentali.

Sin dalle prime settimane del conflitto, il governo di Belgrado ha parlato del mancato sostegno all’imposizione di sanzioni contro la Russia come di una decisione legata esclusivamente alla protezione degli interessi economici di Belgrado. Mosca ora intenderebbe fare leva sia su questo punto, determinante per la campagna elettorale in Serbia, che sulle spinte nazionaliste serbe in tutta l’area balcanica. 

Carlo Comensoli