Storia dimenticata della Grande guerra

63

ITALIA – Roma 15/04/2014. È stato presentato ieri a Roma alla presenza del Capo di Stato Maggiore della Difesa Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli e del Ministro della Difesa Roberta Pinotti, presso il Sacrario delle Bandiere nel complesso del Vittoriano, un volume storico dal titolo “Per l’esercito Serbo – Una storia dimenticata” realizzato dallo Stato Maggiore della Difesa; l’evento in qualche modo va ad aprire le manifestazioni celebrative della ricorrenza del Centenario della Grande Guerra.

Alla manifestazione ha preso parte anche il Ministro della Difesa serbo Nebojša Rodic.
L’importanza della memoria storica è imprescindibile, il libro è stato realizzato con la collaborazione della giornalista Mila Mihajlovic e racconta una delle più importanti e vaste operazioni militari e umanitarie del secolo scorso, condotta dalla Marina Militare italiana a favore dell’esercito serbo lungo le coste albanesi, tra la fine del 1915 e l’inizio del 1916. Si tratta di una riedizione di una pubblicazione del 1917, allora realizzata dall’Ufficio Speciale del Ministero della Regia Marina, oggi rielaborata allo scopo di rafforzare il ricordo di un evento così importante. Nella Prefazione l’Ammiraglio Binelli Mantelli ne traccia perfettamente il ricordo “intende rievocare una delle più importanti e articolate operazioni di esfiltrazione e di aiuto e soccorso tra i popoli di tutti i tempi: una vera e propria operazione umanitaria ante litteram”. L’esercito serbo, costretto a ritirarsi perchè assediato dalle armate degli imperi centrali che miravano alla loro completa distruzione, giunse sulle coste dell’Adriatico dove venne tratto in salvo dalla Regia Marina italiana supportata da unità francesi e inglesi che li trasferiscono nel porto di Brindisi. Queste operazioni di evacuazione ebbero luogo dal 12 dicembre 1915 al 29 febbraio 1916, attraverso l’utilizzo di 170 navi, misero in salvo non solo l’esercito ma anche moltissimi cittadini serbi profughi tra i quali anche il re Pietro I Karageorgevich, il principe ereditario Alessandro e il ministro Pasic insieme ai membri del Governo nazionale. Nonostante le avversità climatiche del periodo vennero portati in salvo 136mila soldati, altri 11mila tra malati e feriti; ciò che rimaneva della Cavalleria ossia 13mila uomini e 10mila cavalli; 23mila soldati austriaci prigionieri dell’esercito serbo che non furono abbandonati nonostante le difficoltà; 22mila tonnellate di viveri, medicinali e materiali; 50 pezzi di artiglieria; oltre 100mila profughi che vollero seguire l’esercito serbo. Il Capo di Stato Maggiore nel suo intervento sottolinea la rilevanza dell’operazione strategica messa in atto che mostrò lo sforzo e la grande dignità dell’esercito serbo e il grande gesto di umanità compiuto nel mezzo dell’immane tragedia della grande guerra. “È un racconto che rientra tra le migliori tradizioni di solidarietà della Marina Militare … Un impegno a forte connotato militare e civile che trova tutt’oggi continuità in un’ottica multidisciplinare”. Tra i tanti interventi ricordati fa riferimento anche all’odierna operazione Mare Nostrum che ha messo in salvo oltre 14000 migranti e che ha assicurato alla giustizia oltre 50 trafficanti di morte. Oggi l’esercito serbo lavora a fianco di quello italiano in diverse missioni internazionali: Libano, Cipro, Somalia, Oceano Indiano “perché sicurezza e stabilità sono precondizioni per un comune e armonico sviluppo economico che necessita non solo assenza di conflitti ma altre nuove forme di integrazione”. L’Ammiraglio evidenzia inoltre che le nostre missioni militari all’estero mostrano questa capacità insita nel nostro DNA, come per esempio in Libano, Afghanistan, Somalia, Libia dove il mix di capacità militari a vario livello di intensità sono sempre accompagnate da un grandissimo senso di umanità più che in senso ecumenico in senso di rispetto delle culture nelle quali si va ad operare.
Anche il Ministro della Difesa Roberta Pinotti nel suo intervento ha delineato quanto la memoria storica sia importante per meglio comprendere il nostro presente; ha inoltre voluto dare forte significato alla presenza militare all’estero: “Le missioni militari sono missioni di stabilizzazione che hanno il compito di portare la pace; se si decide di inviare una missione militare vuol dire che servono le forze armate perché una situazione di conflitto necessita di qualcuno che sappia gestirla anche attraverso l’uso della forza. Nel caso specifico dell’intervento del 1915 se non ci fosse stata l’organizzazione, in quel caso della Marina, difficilmente si sarebbe potuto svolgere questo tipo di operazione. Nel libro viene descritto il dramma dell’esercito e del popolo serbo che decise di non arretrare nonostante le difficoltà e di affrontare sacrifici pur di non cedere le armi agli imperi centrali”. Il ministro ha sottolineato quanto la storia e il ricordo delle radici comuni siano il collante più forte per raggiungere una identità condivisa che ancora in Europa non ha trovato pieno e completo compimento. “Mi piace ricordare che la Serbia ha la prospettiva di adesione all’Unione Europea, ci serviremo del semestre di presidenza italiano per dare forte impulso alla sua integrazione. Oggi in Europa abbiamo bisogno di avere una forte politica il più possibile unita per difendere la sicurezza e la pace costruita negli ultimi 70 anni e bisogna farlo tutti insieme attraverso una integrazione e una flessibilità e l’impiego sempre più ampio dei nostri strumenti militari”.