SERBIA. Aumenta la distanza tra Belgrado e Bruxelles

205

Anche il Presidente serbo Aleksandar Vučić ha partecipato alla cerimonia di apertura delle olimpiadi invernali di Pechino, unico leader europeo insieme all’omologo polacco Andrzej Duda a prendere parte all’evento. La presenza del Capo di Stato serbo a Pechino non è di per sé una sorpresa, visto il consolidamento dei rapporti tra Serbia e Cina che ha caratterizzato il primo mandato di Vučić. Tuttavia, il boicottaggio della cerimonia di apertura da parte dei leader occidentali sul pretesto della violazione sistemica dei diritti umani nella Repubblica popolare cinese e l’incontro che si è tenuto per l’occasione tra Vladimir Putin e Xi Jinping sono segnali, per quanto riguarda la Serbia, di un ulteriore allontanamento da Washington e Bruxelles.

La presidenza Vučić, che il prossimo aprile correrà per un secondo mandato, è infatti stata caratterizzata innanzitutto da un atteggiamento ambiguo nei confronti dell’occidente. Se da un lato Belgrado in questi anni ha mantenuto aperto il dialogo con l’Unione europea (che del resto per il momento sembra riguardare perlopiù il tema dello stato di diritto), dall’altro lo storico legame con la Russia e soprattutto gli enormi investimenti cinesi nel Paese fanno pensare che gli interessi serbi non coincidono di fatto con una prospettiva europea.

La visita ufficiale dell’ex Cancelliera tedesca Angela Merkel a Belgrado dello scorso agosto, a poche settimane dalle elezioni in Germania e poco prima della fine del suo mandato, sono una prova degli interessi in gioco per l’Ue in Serbia ma anche della distanza tra Belgrado e Bruxelles. Nel corso della visita, Merkel aveva parlato dell’“interesse geostrategico” per i partner europei di lavorare per l’allargamento dell’Unione nei Balcani occidentali, sottolineando però che per il momento questa prospettiva pare ancora difficile da raggiungere. Questo aspetto sembrerebbe invece non riguardare altri paesi dell’area balcanica come Albania e Macedonia del Nord, con cui allo stesso tempo Vučić e la Premier Ana Brnabić tengono aperto il dialogo per la creazione di un progetto di integrazione regionale, Open Balkan.

Non sorprende quindi l’allineamento della Serbia con gli interessi della Cina, anche se questo segna ulteriormente la frammentazione dello scenario regionale dei Balcani, frammentazione dovuta non solo all’instabilità interna dei paesi che ne fanno parte, ma anche dai differenti interessi che li contraddistinguono. Pechino guarda alla Serbia come il Paese europeo che più collabora nella promozione degli investimenti cinesi, e non solo in ambito infrastrutturale. Lo stesso governo serbo ha attribuito la crescita economica del 7% registrata lo scorso anno a questo fattore piuttosto che agli effetti di un rimbalzo dopo la situazione del 2020.

Tutto questo ovviamente ha anche delle ripercussioni negative sulla stabilità interna del Paese e sulla sua politica estera. Da un lato infatti, le proteste delle scorse settimane da parte di gruppi ambientalisti, ma anche di comuni cittadini, che hanno portato alla revoca delle concessioni alla multinazionale anglo-australiana Rio Tinto per il progetto di una miniera di litio a Loznica, potrebbero in futuro riguardare anche progetti promossi dalla Cina.

Accanto al tema della sostenibilità ambientale si profila però anche quello del rispetto dei diritti umani per le condizioni dei lavoratori coinvolti nei progetti cinesi. Ne è un esempio la questione della costruzione dello stabilimento della compagnia cinese Linglong a Zrenjanin, a nord del Paese. Il governo serbo ha promosso la realizzazione dell’impianto destinato alla produzione di pneumatici in seguito a un incontro del 2018 tra Vučić e Xi Jinping. Belgrado ha fin da subito visto nel progetto l’occasione per la creazione di più di mille posti di lavoro per i cittadini serbi, eppure già nell’aprile 2021 è emerso lo scandalo delle condizioni disumane a cui sarebbero costretti a lavorare gli operai cinesi e vietnamiti coinvolti nel progetto.

Oltre ad aver provocato indignazione nell’opinione pubblica serba, lo scandalo ha anche avuto ripercussioni sui rapporti tra Belgrado e Bruxelles: lo scorso novembre un gruppo di europarlamentari ha firmato un documento in cui denunciava il governo serbo, che dal canto suo si è limitato ad accusarli di “propaganda” contro i rapporti tra Serbia e Cina e contro gli investimenti cinesi nel Paese. Questo insomma il clima in cui Vučić ha deciso di prender parte alla cerimonia di apertura dei giochi olimpici a Pechino, un ulteriore passo fuori dall’orbita europea.

Carlo Comensoli