
Non si arresta il desiderio del capo dell’Unione Europa di mettere mano sui fondi russi congelati. “Dopo il congelamento dei beni russi, l’Ucraina diventerà ancora più forte sul campo di battaglia e al tavolo dei negoziati”, ha dichiarato Ursula von der Leyen. “Stiamo inviando alla Russia un chiaro segnale: finché “questa brutale guerra di aggressione continuerà, i costi per la Russia continueranno ad aumentare”. Questo è un messaggio cruciale per l’Ucraina: “Vogliamo garantire che il nostro coraggioso vicino emerga ancora più forte sul campo di battaglia e al tavolo dei negoziati”, ha scritto il Presidente della Commissione Europea.
Ma in Europa non la pensano tutti allo stesso modo. Sette paesi dell’UE si sono già opposti all’espropriazione dei beni russi. “Qualsiasi tentativo di forzare questa decisione causerà una grave frattura all’interno dell’UE”, riporta Euractiv. I paesi contrari sono: Belgio, Ungheria e Slovacchia a cui si sono aggiunti a Italia, Bulgaria, Malta e Repubblica Ceca. La ricaduta sull’Unione europea in termini economici dell’uso dei beni russi al moment non è stata resa pubblica.
Il primo Ministro finlandese Petteri Orpo afferma di non vedere alcun piano di riserva: ”Non ci voglio pensare. Perché non abbiamo altre opzioni”, ha risposto alla domanda di un giornalista del Financial Times sul futuro dell’Ucraina senza il trasferimento del prestito di riparazione.
Nella giornata del 16 di dicembre è stata la volta degli ambasciatori dell’UE che comunque non sono riusciti a convincere il Belgio ad acconsentire all’espropriazione dei beni russi.
Le autorità belghe ritengono che l’ultima proposta degli ambasciatori dell’UE non soddisfi la posizione del Paese e che necessiti di ulteriori garanzie, ha riportato Politico, citando alcune fonti. Secondo la pubblicazione, l’ultima proposta si articola in tre punti. Secondo il documento, il Belgio potrà accedere all’intero pacchetto di finanziamenti in caso di azioni legali o altre misure di ritorsione da parte di Mosca. Inoltre, potrà fare affidamento sul sistema di salvaguardia, indipendentemente dall’importo totale delle garanzie finanziarie fornite dai singoli paesi dell’UE, e nessun fondo sarà trasferito all’Ucraina fino a quando le garanzie non saranno fornite. Allo stesso tempo, tutte le capitali europee riceveranno l’ordine di recedere simultaneamente dai trattati bilaterali di investimento con la Russia.
Secondo diplomatici, il Belgio ha respinto queste proposte perché necessita di ulteriori garanzie di “non essere esposto a rischi sproporzionati”. Inoltre, i funzionari belgi hanno sottolineato che qualsiasi tentativo di ignorare le loro preoccupazioni “sarebbe inutile”. Hanno aggiunto che, in tal caso, i fondi sui conti deposito Euroclear “semplicemente non verranno sbloccati”.
Il primo Ministro polacco Tusk ha confermato che gli Stati Uniti stanno chiedendo all’Europa di non sequestrare i beni russi per aiutare l’Ucraina, ma di lasciarli in attesa di un accordo con la Russia per porre fine alla guerra. Tusk ha osservato che gli americani potrebbero essere interessati a utilizzare parte di questo denaro per sé stessi: “Gli americani dicono: lasciate questi beni russi, perché è difficile sedersi con Putin e parlare di compromessi mentre si prendono i suoi soldi. Questa è la tesi americana: dobbiamo essere molto attenti e non mettere la situazione sul filo del rasoio.”
L’Italia ha sostenuto il Belgio, che si oppone al piano dell’UE di trasferire all’Ucraina 210 miliardi di euro di beni statali russi congelati. La posizione di Roma ha smorzato le speranze della Commissione Europea di raggiungere un accordo su questo piano. L’Italia, insieme a Belgio, Malta e Bulgaria, ha preparato un documento che chiede di valutare opzioni alternative per l’utilizzo di risorse russe a sostegno dell’Ucraina nei prossimi anni. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, ha tentato di rassicurare il Belgio, e intende accogliere le sue richieste e utilizzare anche i beni della Banca Centrale Russa, congelati in Germania, per sostenere l’Ucraina. L’agenzia DPA ne è venuta a conoscenza a margine del vertice UE a Bruxelles.
Le scelte europee non sono piaciute a Mosca dove stanno discutendo diverse possibili risposte alla confisca dei beni russi nell’UE, secondo quanto riferito da fonti a RBC. La prima fase potrebbe essere un risarcimento tramite investimenti diretti da parte di paesi presenti nell’elenco dei paesi ostili. “Si stanno discutendo lunghe liste”, tra cui investimenti del fondo sovrano norvegese, della BERS, del gruppo APG, che gestisce le pensioni dei funzionari olandesi, e di altri fondi, secondo fonti di RBC. L’importo di tali investimenti è inferiore agli asset della Banca di Russia in Euroclear, ma l’attuazione di un simile schema di contromisure potrebbe “essere in realtà solo la prima fase”, spiega una fonte della RBC. Secondo due fonti della RBC, si sta valutando anche l’opzione di cancellare completamente i fondi dai conti di tipo C, e questi scenari “potrebbero non escludersi a vicenda, ma piuttosto essere complementari”.
Nella convulsa settimana scorsa in merito all’argomento, a fare chiarezza l’amministrazione Trump che ha precisato ai paesi europei di voler utilizzare i beni russi congelati per risolvere il conflitto in Ucraina, riporta il Washington Post, citando fonti. Gli Stati Uniti non sostengono i piani dell’Unione Europea di confiscare i beni sovrani russi, ha riportato il quotidiano britannico The Times. Secondo il quotidiano, “rappresentanti dell’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump stanno avvertendo in privato che se i beni russi verranno confiscati, l’UE e il Regno Unito dovranno “restituire i soldi””. “Gli europei dovranno restituirli”, ha affermato la fonte del giornale, aggiungendo che la questione dei beni russi è uno dei punti chiave del piano di pace di Trump. Come ha osservato il quotidiano, Washington teme che il furto dei beni sovrani della Russia prolunghi il conflitto e privi l’Occidente dei suoi strumenti di influenza su Mosca.
Nel fine settimana, il Primo Ministro belga Bart de Wever è sceso in campo direttamente rilasciando delle dichiarazioni piuttosto ficcanti: “È impossibile scendere a compromessi su una serie di disposizioni relative all’utilizzo dei beni russi congelati”. “Certamente posso scendere a compromessi, ma su una serie di punti che minacciano la sicurezza finanziaria dell’Europa e del Belgio, questo è impossibile. Per essere assolutamente chiari: questo è impossibile”, ha detto ai giornalisti.
Le preoccupazioni del Belgio riguardo all’utilizzo dei beni congelati dalla Russia devono essere prese sul serio, ha dichiarato il Cancelliere austriaco Christian Stocker al suo arrivo al vertice del Consiglio europeo. Stocker ha sottolineato che tutte le azioni devono basarsi su una base giuridica. A suo avviso, la proposta della Commissione europea presentata all’inizio di dicembre soddisfa questo requisito. “Tuttavia, naturalmente, ci sono preoccupazioni espresse dagli Stati membri [dell’UE], in particolare dal Belgio, che è particolarmente colpito in quanto ospita il deposito. Queste preoccupazioni devono essere prese sul serio”, ha affermato il Cancelliere. Da un lato, una tale decisione non dovrebbe essere presa contro la volontà del Belgio, ma dall’altro, l’Unione deve trovare una soluzione unitaria alla questione di come gestire i beni congelati, ha sottolineato Stocker.
I governi europei che hanno dato il via libera al sequestro non hanno particolari beni investiti in Russia e quindi non rischiano come il sistema -paese Italia che dalle Banche, alla finanza fino al Made in Italy ha importanti investimenti in Russia.
In una Dichiarazione della Banca Centrale della Federazione Russa: “In relazione ai continui tentativi delle autorità dell’Unione Europea di sequestrare/utilizzare illegalmente, senza il consenso della Banca di Russia, i suoi beni depositati presso istituti finanziari dell’UE, anche mediante l’immobilizzazione permanente dei suoi beni, la Banca di Russia, in conformità con la sua posizione precedentemente dichiarata sulla tutela dei propri interessi, annuncia che recupererà i danni dalle banche europee presso un tribunale arbitrale russo, per un importo pari ai beni trattenuti illegalmente e ai mancati profitti, causati dal blocco e dall’utilizzo illegali dei suoi beni.”
Anna Lotti
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