SALUTE. Tumore della vescica, la Turin Pouch è tecnica chirurgica all’avanguardia

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Si chiama Turin Pouch ed è la tecnica, all’avanguardia, per la ricostruzione della vescica. A idearla, nei casi in cui occorra rimuoverla, è stato il professor Giovanni Muto, specialista in Chirurgia Urologica di Clinica Santa Caterina da Siena e Maria Pia Hospital a Torino, strutture sanitarie d’eccellenza del gruppo ospedaliero GVM Care & Research.

Il tumore della vescica interessa circa il 7% della popolazione a livello nazionale (i dati arrivano da AIOM, Associazione Italiana di Oncologia Medica) con un’incidenza tre volte superiore nei soggetti maschili in rapporto alle donne.

La Turin Pouch è a tutti gli effetti una procedura – con approccio di elezione – utile a risolvere la neoplasia ricorrendo alla chirurgia di tipo mininvasivo; chirurgia che consente una migliore qualità di vita del paziente e lo supporta nell’accettazione, a livello psicologico, della patologia tumorale.

Le linee guida di AIOM per i tumori dell’urotelio – aggiornate al settembre 2020 –riflettono un quadro epidemiologico che vede il nostro Paese, nel 2019, registrare quasi 30mila nuovi casi di carcinoma vescicale (24mila tra gli uomini e 5.700 nelle donne), pari al 12% e al 3% di tutti i tumori incidenti. Un trend – spiega AIOM – in lieve flessione nei maschi e stabile nelle femmine.

La neoplasia colpisce soprattutto in età anziana e il sesso maschile: per gli uomini si tratta della quarta sede tumorale a maggior frequenza dopo i 50 anni. Vanno peggio – si parla ancora d’incidenza – gli uomini residenti nelle regioni del Sud (+10%) e del Centro Italia (+2%); mentre nelle donne la situazione si capovolge: l’incidenza è più bassa nelle città del Sud (-10%) e del Centro Italia (-2%).

«L’obiettivo della ricostruzione urologica – commenta il professor Muto – è individuare una tecnica che consenta il controllo della neoplasia e non comporti complicazioni nel breve e lungo termine. Allo stesso tempo che non implichi un eccesso di trasformazione nello stile di vita del paziente, rispetto al periodo precedente alla sala operatoria e gli permetta la migliore qualità di vita possibile in associazione alla ripresa del benessere psico-fisico».

Quanti non possono accedere, per motivi oncologici, al percorso di ricostruzione interna della vescica, in alternativa dispongono ora della Turin Pouch. La nuova vescica viene “disegnata” utilizzando l’intestino e ha l’uretra nascosta dietro l’ombelico e può essere svuotata tramite piccoli cateteri. Una tecnica adottabile pure in quanti hanno già subito un intervento e sono portatori di urostomie e desiderano riacquistare la continenza.

«Le tecniche antecedenti la Turin Pouch – chiarisce il professor Muto – comportavano l’impiego delle borse urostomiche esterne per la raccolta dell’urina. Metodica a fortissimo impatto psicologico e soprattutto sociale. In questo modo, invece, il soggetto recupera la continenza e torna a urinare per vie naturali, nel rispetto della propria immagine corporea».

Tra i fattori di rischio – illustra sempre AIOM – per il carcinoma della vescica, il fumo da solo è responsabile del 50% dei tumori. Anche la mortalità specifica per malattia è maggiore nei fumatori (durata e intensità del fumo risultano correlate a un aumentato rischio di tumore della vescica). Dal punto di vista dietetico, l’alcool è il primo a essere chiamato in causa. Di contro, l’assunzione della Vitamina D e il consumo regolare di frutta e verdura sembrano riverberare effetti protettivi.

Marco Valeriani