SALUTE. PRP e Radiofrequenza: un’arma in più contro i traumi fisici

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PRP e Radiofrequenza insieme: la nuova arma a disposizione degli specialisti nei trattamenti riparativi post trauma fisico e sportivo.

L’impiego del PRP (Plasma Ricco di Piastrine) non è certo una novità in campo scientifico quando gli specialisti di medicina e chirurgia rigenerativa si trovano a dover affrontare stiramenti muscolari, lesioni tendinee parziali, osteoarticolari e del menisco. La vera novità sta nell’applicazione di PRP e Radiofrequenza. La nuova combinazione, infatti, aumenta le capacità delle cellule staminali di ‘entrare in partita’ là dove è necessario: dove è presente una lesione e occorre ‘aggiustarla’ velocemente.

«Il PRP – in aiuto degli oltre 22 milioni d’italiani che svolgono regolare attività fisica e possono incorrere in vari incidenti di percorso – è un trattamento locale, pressoché indolore, spesso utilizzato nel recupero da lesioni a carico dei muscoli, delle ossa, dei legamenti e delle articolazioni. I cosiddetti fattori di crescita rilasciati dal PRP (Plasma Ricco di Piastrine) – spiega il professor Eugenio Caradonna, presidente della SIMCRI (Società Italiana di Medicina e Chirurgia Rigenerativa Polispecialistica) – facilitano l’insediamento delle cellule staminali in circolo nel punto dell’infortunio: cellule che poi entrano in azione favorendo la riparazione del danno ai tessuti in combinazione con le cellule staminali residenti. Da qui, l’innovazione che mostra come associando la Radiofrequenza, la ripresa del paziente risulti ancora più rapida e completa».

Sono moltissime le persone, in primis gli sportivi amatoriali, che ogni giorno, non solo sottoponendo il proprio corpo a prove troppo severe, rimangono “vittime” del dolore – ne soffre ben il 21% della popolazione del nostro Paese – o di problematiche infiammatorie. Ecco allora che il trattamento può fare al caso e rivelarsi risolutivo: a partire dai piccoli infortuni causati dal tornare a godere dell’aria aperta una volta alleggerite le restrizioni da Covid-19.

Trattamento che i medici consigliano altresì in fase di percorso riabilitativo all’indomani di un intervento chirurgico: purché indicato da fisiatra o medico sportivo.

«Il PRP – aggiunge il professor Bruno Amato, dell’Università Federico II di Napoli – viene impiegato pure nelle ulcere croniche da diabete e in altre patologie quali fascite plantare e osteoartrosi, Problemi in aumento a causa del progressivo invecchiamento di uomini e donne. Le ferite aperte – sottolinea – rappresentano un’autentica emergenza sotto il profilo epidemiologico. E allora necessario sviluppare procedure sempre più efficaci: PRP e Radiofrequenza fanno al caso».

Vi è poi l’aspetto estetico, da non sottovalutare. «Un ulteriore campo d’applicazione – commenta il dottor Giuseppe Scarlino del Mediterraneo Medical Center di Taranto – è quello medico-estetico. Le piastrine fanno da grande supporto al rinnovamento cellulare e consentono di ‘lavorare’ sia sugli inestetismi classici – vedi le rughe – sia su malattie di maggiore gravità: ad esempio l’alopecia aerata e androgenetica».

Ma da cosa si ottiene il PRP? «La risposta è semplice: si effettua un prelievo di sangue che viene poi centrifugato per ricavare il Plasma Ricco di Piastrine. In seconda battuta il PRP –chiarisce il dottor Antonio San Martino del Carlo Fiorino Hospital di Taranto – lo si inietta nel punto della lesione; quindi si attiva la Radiofrequenza così da potenziarne l’effetto».

Di PRP e Radiofrequenza si parlerà nelle prossime settimane, a Taranto, in occasione del convegno nazionale “Medicina Rigenerativa Today” organizzato dalla SIMCRI.

Marco Valeriani