SALUTE. Melanoma: un decalogo per sconfiggerlo

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Dal documento contenente le raccomandazioni per sconfiggere la malattia, allo screening nazionale – rivolto alle persone a rischio – al piano nazionale pro educazione dei giovani. Questi i punti cardine emersi nel corso del congresso annuale dell’IMI (Intergruppo Melanoma Italiano) incentrato sulle frontiere di lotta al melanoma, tumore – spesso molto aggressivo – che origina nella cute.

«Il melanoma – dice Ignazio Stanganelli, presidente IMI e professore associato dell’Università di Parma nonché direttore del Centro di Dermatologia oncologica – Skin Cancer Unit dell’Istituto Tumori della Romagna – è sempre più curabile e guaribile. Gli ultimi dati oggi a disposizione confermano come nove pazienti su dieci siano ancora vivi a cinque anni dalla diagnosi».

A preoccupare gli specialisti – oncologi in prima battuta – sono soprattutto i giovani: a fronte dell’aumento dei nuovi casi registrato su base annua, risultano proprio loro i responsabili del sensibile incremento percentuale della patologia.

«Tali motivi – aggiunge Stanganelli – inducono alla convinzione di dover assolutamente favorire la diagnosi precoce attraverso una serie di raccomandazioni contenute nel progetto Bersaglio Melanoma. Dieci punti utili a intervenire in maniera rapida».

Gli aspetti di riferimento del decalogo possono essere riassunti in: visita specialistica entro 30 giorni dal sospetto di melanoma; utilizzo costante del dermatoscopio; visita di screening approfondita; chirurgia e refertazione istologica tempestivi; adeguata comunicazione medico-paziente; utilizzo del test molecolare BRAF; approccio multidisciplinare alle cure e follow up.

C’è dell’altro. Tra le raccomandazioni Stanganelli introduce la necessità di stabilire tempi certi nella somministrazione degli esami diagnostici e nella consegna dei risultati. Evitando al paziente di recarsi a sportelli anonimi e privilegiando il rapporto con lo specialista di fiducia: figura a cui delegare il compito di informare in modo diretto circa l’esito dell’indagine.

«Vanno ridotte – afferma – le diagnosi avanzate. Nello specifico occorre incentivare da subito le campagne di prevenzione primaria e secondaria».

Esposizione al sole e alle lampade solari le altre note dolenti. «I cittadini vanno informati sulle regole della corretta esposizione ai raggi solari e sui rischi correlati all’utilizzo delle lampade abbronzanti – aggiunge Stanganelli – assieme all’importanza del controllo, regolare, dei nei presenti sul corpo da parte del dermatologo».

L’esempio virtuoso viene dalla lontana Australia: il Paese ha raggiunto l’obiettivo dell’abbattimento dei nuovi casi mediante iniziative indirizzate alla popolazione intera. E pure in Italia si è giunti a dimostrare il calo delle diagnosi per melanoma invasivo, dopo lunghi anni di costante salita, negli under 40.

«I risultati del progetto Bersaglio Melanoma – fanno eco dalle associazioni pazienti – sono rilevanti per i medici dermatologi, i cittadini e le istituzioni: tutti svolgono un ruolo nella prevenzione primaria e secondaria dei tumori. Come associazioni – conclude la portavoce Chiara Puri Purini – intendiamo proseguire nel dialogo istituzionale allo scopo d’ottenere un tavolo mirato a definire un programma di screening su scala nazionale – specie per le persone a rischio – e realizzare, di pari passo, un piano ad hoc destinato all’educazione dei futuri adulti».

Marco Valeriani