SALUTE. La dieta mediterranea? Va in aiuto dei malati reumatologici

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I pazienti colpiti da malattia reumatologica, nel nostro Paese, sfiorano i 5 milioni e mezzo. Molti di essi, lo sostiene il presidente della Società Italiana di Reumatologia, Gian Domenico Sebastiani, potrebbero trarre giovamento da quanto “mettono in tavola”. Dei benefici indotti dalla dieta mediterranea si discute da decenni. E l’attenzione riservata dai medici specialisti circa l’aiuto, concreto, nel ridurre l’infiammazione causata dalle malattie reumatologiche, in associazione alla terapia farmacologica, è stata al centro dell’ultimo congresso nazionale SIR a Rimini. «Visti i risultati contenuti in alcuni studi condotti tra Europa e Usa, è fondamentale incentivarne la diffusione». 

«L’interesse per l’alimentazione e la salute delle ossa è cresciuto», spiega Ester Giaquinto, specialista in Scienza dell’Alimentazione e Dietologia. «Si è indagato, a vari livelli, il ruolo dei nutrienti e dei fattori di rischio legati a una scorretta alimentazione sulla mineralizzazione ossea, coinvolgendo popolazioni di diverse aree del mondo. Un recente studio ha preso in esame 140.775 soggetti adulti da 5 coorti (Europa e Stati Uniti) per valutare il livello di aderenza alla dieta mediterranea e l’incidenza di fratture. È emerso che l’incidenza di frattura del femore è risultata più bassa in coloro con medio e alto livello di aderenza al regime alimentare. La dieta mediterranea si è dimostrata efficace nel mantenere un buono stato di salute sul sistema muscolo-scheletrico in bambini, adolescenti e adulti».

«Le malattie reumatologiche sono oltre 200 e ognuna ha necessità differenti» commenta Sebastiani. «Un tratto che le accomuna è la sensibilità all’alimentazione: seppur in misura differente, l’infiammazione causata dalle patologie diminuisce se si introducono i giusti alimenti. La dieta mediterranea è la più corretta dal punto di vista nutrizionale, invita ai cibi in quantità diverse e comprende verdure, frutta, cereali, carne, pesce, uova».

«L’alimentazione è in grado di influenzare l’andamento delle malattie reumatologiche infiammatorie perché mette in “connessione operativa” il microbiota intestinale con il sistema immunitario» aggiunge Maurizio Cutolo, reumatologo esperto in alimentazione. «Se la patologia è già presente, la sintomatologia clinica potrà risentire, in tempi differenti, degli effetti negativi o positivi del tipo di combinazione alimentare. Alimenti ricchi di fibre vegetali quali frutta e verdura subiscono fermentazione intestinale e inducono l’aumento delle popolazioni bacteroidetes, che producono alte concentrazioni di “short-chain fatty acids”, con attività antinfiammatoria e regolatrice della risposta immune».

E sull’attività fisica come regolarsi? Di certo è consigliata, sotto controllo del medico curante, ai pazienti – in remissione – affetti da artrite reumatoide, artrite psoriasica e spondilite anchilosante. E ciò grazie anche ai trattamenti farmacologici molto efficaci di cui oggi si dispone. Il malato può ottenere un beneficio importante dall’attività fisica, poiché le articolazioni riprendono a ‘vivere’. È però fondamentale la “personalizzazione” in base all’età, alle esigenze e alle limitazioni individuali, garantendo sempre efficacia e sicurezza.

Marco Valeriani 

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