SAHEL. Terrorismo in crescita. Sforzi statali insufficienti

71

I governi si sforzano di elaborare strategie di lotta al terrorismo globale ma in Africa i risultati sono al quanto deludenti e tutt’altro che concreti ed anzi si assiste ad un incremento della presenza di gruppi terroristici, particolarmente nell’area del Sahel, luogo in cui vi è una recrudescenza ed un intensificarsi di attacchi da parte di DAESH o maggiormente JNIM –al Qaeda nel Sahel-, Quest’ultimo mostra il suo livello di influenza e potenza nelle sue intenzioni espansionistiche nella regione. I suoi attacchi si stanno spostando anche in Costa d’Avorio, dove sta reclutando nuove risorse umane e di intelligence. In Mali l’esercito mira a impedire un blocco totale del centro amministrativo di Ségou e sta conducendo operazioni antiterrorismo contro JNIM, che in seguito al recente divieto di vendita di carburante, provocato dal desiderio di indebolire il gruppo, ha portato a un nuovo numero di attacchi.

Si è svolta a Roma la riunione ad alto livello del Processo di Aqaba sul contrasto al terrorismo e all’estremismo violento in Africa occidentale, il 15 ottobre. Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, l’ha co-presieduta, insieme al Re di Giordania Abdullah II, che ha visto la partecipazione di oltre 30 delegazioni fra cui i Presidenti di Ciad, Nigeria, Sierra Leone, il Presidente del Consiglio del Togo, il Presidente del Consiglio Nazionale dell’Algeria. Da notare però che non erano presenti rappresentanti dei Paesi proprio del Sahel. Il Presidente del Ciad Mahamat Idriss Deby Itno ha chiesto una cooperazione globale per sconfiggere il terrorismo, sollecitando un approccio globale alle minacce alla sicurezza durante la riunione. “La vittoria contro il terrorismo, la criminalità organizzata e l’immigrazione clandestina non si ottiene solo sul campo di battaglia”, ha dichiarato, sottolineando che la lotta “si combatte anche nelle scuole, nelle campagne, nei centri giovanili senza prospettive”. Idriss Deby ha evidenziato anche l’importanza di integrare lo sviluppo nelle strategie di sicurezza per affrontare le cause profonde dell’estremismo. A tal fine, ha presentato durante la riunione il Piano Nazionale di Sviluppo “Chad Connection 2030”, un progetto incentrato su innovazione, governance, infrastrutture e giovani, per costruire un futuro stabile e inclusivo. 

Altro vertice rilevante il Forum di Assuan in Egitto del 19 ottobre, dove il Ministro degli Esteri del Mali, Abdoulaye Diop, e il suo omologo del Burkina Faso, Karamoko Jean-Marie Traoré, hanno invitato la comunità internazionale ad ampliare il sostegno alla lotta contro il terrorismo e alle attività umanitarie nel Sahel, evitando la politicizzazione degli aiuti. Allo stesso tempo, Diop e Traoré hanno tenuto congiuntamente una tavola rotonda dedicata alla futura cooperazione per i paesi del Sahel. Durante la discussione, i partecipanti hanno apprezzato molto gli sforzi congiunti di Mali, Burkina Faso e Niger – i paesi dell’Alleanza degli Stati del Sahel – nelle attività antiterrorismo e hanno condannato il sostegno al terrorismo nel Sahel da parte di alcuni stati. All’evento hanno partecipato anche rappresentanti dell’Unione Africana, dell’UE e altre delegazioni.

La Forza Unificata dell’Alleanza degli Stati del Sahel (FU AES) è stata al centro di una riunione dei Capi di Stato Maggiore a Niamey, capitale del Niger, per rafforzarla. I vertici militari di Mali, Burkina Faso e Niger si sono incontrati il 20 ottobre con l’obiettivo di consolidare la sovranità di sicurezza della confederazione. Ciò che è emerso fra i punti chiave è stata la nomina del comandante e del vicecomandante della Forza Unificata; l’addestramento alla pianificazione operativa per lo Stato Maggiore Integrato (EMI), schierato per due mesi; la validazione della strategia di comunicazione della Forza; visite sul campo per valutare la prontezza dei battaglioni prima dello schieramento. Avviata nel gennaio 2025 per contrastare il terrorismo nella regione, la FU-AES dovrebbe includere circa 5.000 uomini degli eserciti AES.

Nonostante gli sforzi governativi, la situazione sul campo in particolare in Mali è critica. Da settembre Nusra Islam wel Muslimin Jamaat (JNIM) ha intensificato le tattiche di blocco stradale, imponendo divieti alle attività delle aziende di trasporto e limitando l’importazione di carburante e cibo. L’obiettivo di questa campagna non è solo la pressione militare, ma anche l’esaurimento economico delle regioni. I militanti mirano a interrompere il commercio, minare i rifornimenti dell’esercito e causare una crisi sociale che eroderà la fiducia della popolazione nello Stato, già molto labile. A metà ottobre il portavoce di JNIM ha annunciato l’allentamento del blocco sul trasporto di petrolio contro la compagnia Diarra, dopo che il suo CEO si è scusato e ha promesso di non collaborare con il governo e l’esercito maliani. Secondo fonti locali, JNIM ha imposto nuove e severe condizioni di viaggio alla compagnia, sebbene si ritenga che le restrizioni includano limitazioni sui percorsi di viaggio e controlli dei passeggeri in alcune regioni. I mujaheddin hanno anche chiesto alle donne di indossare il velo quando lavorano sui mezzi pubblici, altrimenti le aziende saranno punite. Infatti, il 20 ottobre Diarra Transport ha ripreso le operazioni dopo una sospensione di un mese innescata dalle minacce del gruppo jihadista. Questo sviluppo sottolinea la crescente influenza dei gruppi armati sulle attività economiche e civili nelle regioni centrali e settentrionali del Mali.

Allo stesso tempo, l’esercito maliano prova a reagire. Le FAMA hanno condotto un’offensiva. Diversi terroristi sono stati uccisi e veicoli e mezzi militari sono stati recuperati. Lo Stato Maggiore delle Forze Armate informa che gli attacchi aerei nel settore di Inarabane nella regione di Menaka, dell’8 ottobre, sono stati condotti con notevole successo e grande precisione. L’intelligence, la meticolosa preparazione e la pianificazione coordinata della FU AES hanno permesso di uccidere influenti leader terroristici anche di ISIS tra cui Boubacar Demogui, autori di numerose atrocità contro la popolazione, attacchi e sequestri di persona nella regione dell’AES. Vale la pena notare che i militanti sono ora diventati più attivi a nord di Ségou. Infatti, la città di Ségou è sotto assedio e in risposta al blocco le forze armate maliane hanno intensificato le operazioni militari nella zona, ad esempio durante un raid circa 50 islamisti sono stati uccisi, alcuni a seguito di attacchi aerei. L’esercito ha distrutto basi, equipaggiamenti e armi e ha sequestrato materiali per la fabbricazione di IED. Un drone dei terroristi è stato abbattuto sopra la zona di N’Sukala.

Nel vicino Niger, le fragilità nel gestire la sicurezza da parte delle istituzioni sono evidenti. Nella seconda metà di ottobre si è verificato un raid dove i combattenti dello “Stato Islamico” hanno attaccato la residenza del governatore e il municipio nella città di Bagaroua, regione di Tahoua. I militanti hanno anche tentato di assaltare e cacciare i militari dalla base, ma sono stati respinti, anche se un militare della Guardia Nazionale è stato ucciso. 

Paolo Romano

Segui i nostri aggiornamenti su Spigolature geopolitiche: https://t.me/agc_NW e sul nostro blog Le Spigolature di AGCNEWS: https://spigolatureagcnews.blogspot.com/