SAHEL. Nuovo studio di AGC Communication: Sahel. Terra di Jihad

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Questo lavoro è il frutto di una raccolta giornaliera sui social network e di analisi dei dati. È anche il frutto di un lavoro di geolocalizzazione degli attacchi, rivendicati o riconosciuti come tali dei gruppi terroristici JNIM e Daesh nella zona del Sahel come riportato nella newsletter settimanale di AGC Communication, Papers AGC. 

Il testo da scaricare seguendo il link posto in fondo all’articolo è in duplice lingua: italiano e inglese

Spesso la geolocalizzazione è resa complicata da denominazioni in lingue locali diverse rispetto alla nomenclatura internazionale. All’interno del testo vi sono una serie di esclusive mappe che aiutano a localizzare meglio le aree operative dei diversi gruppi oggetto nel nostro studio. 

Nello specifico, con l’attacco a Tamalat nel nord est del Mali nel marzo del 2022, lo Stato Islamico e la sua provincia del Sahel sono entrati in una nuova dimensione da un punto di vista politico e militare all’interno della struttura dello Stato Islamico stesso, nel Sahel e nell’Africa occidentale. Le conseguenze di questa espansione dell’attività della provincia hanno avuto ripercussioni politiche e militari sugli altri attori statali e parastatali come il disfacimento dell’autorità e delle capacità politiche e militari degli stati dove il gruppo opera, ovvero in Mali, Burkina Faso e Niger. Al tempo stesso, è stata osservata anche l’espansione e il rafforzamento delle zone di influenza non solo del gruppo ma anche del principale contendente, il gruppo qaedista Jamaat Nusrat al Islam wal Muslimin – JNIM. In questo periodo si tende a fare l’errore di considerare gli attacchi di Daesh (così come anche di JNIM) come il risultato del venir meno dell’autorità statale (e della presenza francese nell’area), quando in realtà ne sono la causa.

I due gruppi non devono essere considerati come antagonisti degli stati, ma ormai come le autorità costituite di controllo territoriale di parti degli stati stessi, un territorio in costante espansione. 

L’esempio principale in tal senso è legato al fatto che le forze tuareg del nord del Mali hanno preso una ad una le basi dell’esercito maliano nell’Azawad e le forze armate maliane non sembravano realmente capaci di riprendere il territorio nonostante la supremazia aerea e la presenza dei miliziani della Wagner al proprio supporto. Questo è conseguenza degli ultimi due anni di usura delle forze maliane nella zona del Macina da parte di JNIM e nella zona tra Gao e i confini con il Niger (a sud e a est) da parte di Daesh. Ormai gli stati sono ospiti in casa propria, non era così in Niger, ma la venuta meno del presidente Bazoum ha cambiato le carte in tavola. 

Per lo Stato Islamico questo è avvenuto, come indicato, grazie ad un processo di evoluzione politica e militare. Le due componenti sono andate di pari passo: da provincia indesiderata alla nascita sotto l’egida di Adnan Abu Walid al Saharawi a provincia semi indipendente di punta nell’Africa occidentale guidata da Abdul Bara al Ansari al Sahrawi; da qualche decina di membri fuoriusciti da al Mourabitoune in una zona tra Gao e Ansongo a quattro diverse katiba con centinaia di membri e mezzi ciascuna in tre diversi paesi.

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Redazione