SAHEL. Le nuove minacce di Daesh

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Alle 18.46 del 22 giugno Al Furqan Media Center, casa di produzione Daesh dedita ai discorsi ufficiali provenienti dallo Stato Islamico edita il nuovo discorso del portavoce dello Stato Islamico, Abu Hamza al Qurayshi dal titolo: And you will superior (in victory) if you are indeed (true) believers. Titolo ispirato alla Sura Ali ‘Imran 3: 139. Versetto utilizzato per tranquillizzare i credenti sulla vittoria finale.

L’audio a cui sono seguiti i riassunti e gli estratti sulla social sfera Daesh, dura nella sua interezza 37 minuti e 47 e sviscera in 8 punti la nuova politica militare di ISIS.

Prima di descrivere nel dettaglio il discorso suddividendolo per punti non possiamo non riscontrare due importanti novità: gli interessi di Daesh sono definitivamente spostati dall’Iraq e Siria all’Africa e per la prima volta è la voce del portavoce del Califfato a dare il via all’inasprimento della battaglia in Nigeria e nelle zone della Triplice Frontiera: Mali, Burkina Faso, Nigeria. Ricordiamo che il 7 giugno ISWAP, ISIS nella provincia del West Africa, ha rivendicato al morte di Abubakar Shekau, spazzando via quel che resta di Boko Haram. Ora Daesh nell’area inizierà una delle campagne di aggressioni più sanguinarie e mai viste nell’area.

Ed ora veniamo ai punti del discorso che riprendono anche vecchie campagne mediatiche Daesh, come per esempio: muori nella tua rabbia, parole che la propaganda di Daesh aveva cominciato ad utilizzare quando ha compiuto attentati all’estero, augurando ai Paesi della Coalizione di morire nella loro rabbia avendo subito sui loro territori ciò che le famiglie e uomini di Daesh avevano subito in Siria e Iraq, almeno questo è quello che diceva la campagna mediatica.

Il discorso apre con una forte critica a chi ha detto che lo Stato Islamico è stato sconfitto, affermando che nessuno è riuscito a sconfiggere i Muwahideen. A questo punto il portavoce Hamza dice al nemico: Muori nel tuo risentimento! I muwahideen «per grazia di Allah sono aumentati in forza e fermezza e non si preoccupano della grande quantità di kufr e nemici che Allah li sostiene e rafforza i loro piedi. Ha anche detto che gli ultimi anni sono la più grande prova delle sue parole mentre i mujahidin hanno combattuto, aggredito e condotto operazioni».

Il punto due è dedicato all’Africa: dopo essersi complimentato e aver ringraziato i combattenti Daesh in Africa occidentale per i loro sforzi, le loro lotte e il loro benedetto jihad. Ha ricordato loro il timore di Dio e di essere uno scudo per i musulmani lì e per difenderli dall’oppressione dei tiranni. E ha mandato un messaggio diretto ai combattenti e ai musulmani dell’Africa occidentale e centrale: unitevi intorno allo Stato Islamico al loro imam e ai mujahedeen e di essere di aiuto nel sostenere la religione e l’instaurazione della sharia. Ha ricordato la lezione (che non si ripeterà) in Iraq e Siria quando molti musulmani abbandonarono lo Stato, non sostennero la loro religione e il jihad, con conseguente loro espulsione, umiliazione e uccisione dopo che nella Terra di Khilafah vissero con orgoglio e onore.

Anche il punto tre è dedicato all’Africa, in particolar modo parla dell’eliminazione della Fitna dei Khawarij in Africa occidentale, e accettazione della Bay’ah degli ultimi uomini di “Boko Haram” verso Amirul-Mumi’nien. Abu Hamza dichiara che lo Sceicco Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi era molto felice della Bay’ah della fazione di Shekau e l’ha accettata e servì loro il suo salam. Ha ordinato agli uomini che hanno combattuto per Shekau di rimanere saldi nella loro religione, di temere Allah e di lottare per combattere il tiranno e per recuperare i giorni che avevano perso nell’osservare Fitān e Shubuhat (ovvero mentre erano al fianco di Shekau).

Il quarto punto è dedicato all’Iraq. Un atto dovuto visto l’impegno iracheno contro ISIS nell’area di Diyala, Kiurkuk, Salahuddin, Anbar e nelle ultime settimane Nmrud, Ninive. Hamza sostiene che: «La benedetta opera dei mujahedeen in tutte le Wilayāat dello stato islamico mostra il continuo fallimento dei Rawāfid in Irāq». Il riferimento è alle campagne di rastrellamento che l’esercito iracheno insieme alle PMU, alla polizia federale stanno compiendo da marzo 2021. Operazioni militari che al momento non hanno portato alla sconfitta delle cellule Daesh che anzi ha preso di mira il sistema elettrico iracheno, le telecamere termiche per gli avvistamenti notturni, creandosi di fatto una certa impunità di movimento. Hamza riferisce nel discorso che lo sceicco ha elogiato il lavoro dei Mujahideen in generale e in Iraq, in particolare le loro operazioni in corso e gli attacchi che stanno esaurendo l’esercito di iracheno.

Ha poi detto che: «Le campagne militari congiunte nei deserti e nelle praterie non riescono ancora a perseguitare i Muwahideen, e che la più grande vittoria per loro è trovare un pezzo di camicia o un pezzo di ferro qua e là». Hamza minaccia l’Iraq altro spargimento di sangue e distruzione. Lo sceicco ha rivolto le sue parole anche ai mujaheddin siriani, del Sinai e dell’Afghanistan. Li ha elogiati per il lavoro svolto fino ad ora e li ha istruiti a intensificare gli attacchi nelle città, a combattere i nemici in generale, a dare la caccia e uccidere i capi rinnegati delle tribù arabe in Siria, e i talebani rinnegati e tiranni in Afganistan.

Ritorna anche in questo discorso un leitmotiv: la liberazione dei prigionieri e, tranne nuove richieste quella di dare la caccia ai giudici e agli investigatori che lottano contro Daesh.

La richiesta per voce di Hamza, ma che viene direttamente dal Califfo, a tutti i combattenti di Daesh e in particolare a quelli in Iraq e Siria, di distruggere le mura delle prigioni e di fare tutto il possibile per far uscire i prigionieri le prigioni dei Murtadeen. Lo sceicco Abu Hamzah ha anche annunciato che l’Emiro sta concedendo ricompense finanziarie come vendetta per i prigionieri, a chiunque uccida un giudice rinnegato o un investigatore. Ordinò ai mujaheddin di dar loro la caccia e uccidere chiunque fosse coinvolto nell’interrogatorio e nella tortura dei prigionieri musulmani.

Al punto sei Abu Hamza ricorda che la Ummah dei fedeli potrà nascere solo con la caduta dei nemici per mano del Jihad, non è possibile farlo diversamente.

Altro tema del discorso, punto sette, la Palestina. Lo sceicco ha rivolto un messaggio ai musulmani in Palestina, dicendo: «I fatti sono diventati chiari e che la vittoria non arriverà né attraverso coloro che si alleano con i Rawafid (iraniani) né i Tawaghit (turchi), che si ascrivono all’Islam. Ha detto che devono guidare il jihad e combattere le fazioni rinnegate che sono la causa dell’umiliazione e del sedentarismo in Palestina».

Infine, non potevano mancare i consigli finali ai devoti dello Stato Islamico: «Essere misericordiosi gli uni con gli altri, di perdonare e non odiare e di evitare la bestemmia verso gli altri. Donare combattere l’ingiustizia, non commetterla e non nuocere a nessuno». Ha anche detto che lo Stato è libero da qualsiasi ingiustizia, intenzionale o non intenzionale. Lo sceicco ha ricordato loro di lodare e ringraziare Allah per le benedizioni in cui sono e non dimenticare mai.

Graziella Giangiulio