SAHEL. Il nuovo terreno di confronto tra Turchia e Israele

101

Parallelamente all’espansione dell’influenza israeliana nell’area saheliana, culminata con l’accreditamento dell’ambasciatore israeliano Simon-Clément Seroussi in Burkina Faso, anche la Turchia ha notevolmente ampliato la propria influenza militare ed economica nel Sahel e nell’Africa occidentale, approfittando del progressivo ritiro delle truppe francesi da Mali, Burkina Faso e Niger. Ankara ha sottoscritto oltre trenta accordi di cooperazione in materia di sicurezza con i Paesi della regione, mentre i droni Bayraktar sono diventati un elemento sempre più centrale delle capacità militari di diversi eserciti africani. In Mali vengono impiegati nelle operazioni contro JNIM, in Niger sono stati avviati programmi di addestramento del personale, mentre in Burkina Faso sono utilizzati nelle operazioni contro i gruppi armati attivi nel Paese. Ankara sta consolidando la propria presenza anche attraverso accordi economici e strategici. In Nigeria, ad esempio, la cooperazione nel settore della difesa è accompagnata dalla firma di nove memorandum d’intesa in materia energetica, nei settori degli idrocarburi, dell’industria mineraria e di sorveglianza marittima. Anche il Niger ha recentemente sottoscritto memorandum d’intesa con la Turchia volti ad approfondire la cooperazione in ambito energetico e minerario. Secondo diversi analisti, i contratti per la fornitura di armamenti e le partnership economiche consentono ad Ankara di rafforzare il proprio accesso a risorse strategiche quali oro, litio, fosfati e petrolio. 

Sul piano operativo, secondo fonti OSINT, il 2 luglio, un aereo militare turco è atterrato all’aeroporto di Sevaré, in Mali, ripartendo dopo alcune ore. I dati di tracciamento hanno indicato che il velivolo proveniva da Casablanca, in Marocco, mentre la destinazione è rimasta nascosta sia nel volo di andata sia in quello di ritorno, alimentando interrogativi sulla natura della missione.

In questo contesto si inseriscono anche altri episodi che, sebbene non direttamente collegati tra loro, delineano un crescente attivismo delle due potenze regionali -Israele e Turchia- nel Corno d’Africa e nel Sahel. Il 1° luglio, fonti strategiche regionali di alto livello hanno riferito ad Al Mayadeen che una spedizione sospetta proveniente da Israele e contenente materiale riconducibile all’intelligence militare sarebbe stata inviata in Somalia venendo registrato come destinato a un ufficio delle Nazioni Unite. Secondo tali fonti, il carico, del peso di circa 1.000 kg, sarebbe partito da Tel Aviv con destinazione Mogadiscio via Nairobi, arrivando il 21 giugno. Le stesse fonti sostengono che la spedizione includesse un sistema avanzato di comunicazione per attività di intelligence, inviato dalla società Mer Security and Communications (MER Group), con sede a Or Yehuda, e successivamente ricevuto presso l’ufficio delle Nazioni Unite nella capitale somala.

Proprio come il Medio Oriente, il Sahel sta assumendo sempre più le caratteristiche di un teatro di competizione globale nel quale Israele e Turchia (e altri attori esterni) si contendono influenza politica, diplomatica e militare giustificando il proprio coinvolgimento con la necessità di tutelare la sicurezza nazionale nell’ambito della lotta al terrorismo e i rispettivi interessi strategici. Da un lato, Israele mira ad ampliare la rete degli Accordi di Abramo, contenere l’influenza iraniana e consolidare la propria posizione come attore di riferimento nella regione. Dall’altro, la Turchia punta ad affermarsi come principale potenza di riferimento del mondo islamico, facendo leva su strumenti di cooperazione economica, assistenza militare e sostegno ai Paesi musulmani. L’approccio è differente: Tel Aviv sta ampliando gradualmente la propria influenza attraverso una rete di relazioni diplomatiche, tecnologiche e di sicurezza, mentre Ankara ha costruito una presenza più visibile e diretta basata sulla cooperazione militare ed economica, nonché sull’accesso ai mercati strategici regionali.

La competizione tra Israele e Turchia non si limita tuttavia al Sahel. La stessa dinamica si estende al Corno d’Africa e al Mar Rosso dove il controllo delle principali rotte marittime – sempre più a rischio a causa delle operazioni da parte del gruppo yemenita Ansar Allah (Houthi), affiliato e sostenuto dall’Iran e il ritorno della pirateria somala- e la ricerca di nuovi partner strategici stanno ridefinendo gli equilibri regionali. È in questo contesto che si inserisce il crescente attivismo israeliano in Somaliland e, parallelamente, il rafforzamento della presenza turca in Somalia, due direttrici che rappresentano l’evoluzione della medesima competizione geopolitica.

Cristina Uccello

Segui i nostri aggiornamenti su Spigolature geopolitiche: https://t.me/agc_NW e sul nostro blog Le Spigolature di AGCNEWS: https://spigolatureagcnews.blogspot.com/