SAHEL. Diritti delle donne nel Sahel. Un bivio geopolitico tra crisi e resistenza

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Negli ultimi anni l’area del Sahel è diventata un terreno in cui le dinamiche geopolitiche, il conflitto armato, la crisi climatica e la debolezza istituzionale si intrecciano, plasmando le condizioni di vita e i diritti delle donne.

Il Sahel è da tempo uno dei luoghi al mondo dove le insicurezze sono più acute. Gruppi jihadisti afferenti ad al-Qaeda o allo Stato Islamico, scontri etnici, migrazioni forzate, disastri naturali crescenti dovuti al cambiamento climatico, crisi alimentare, e una governance statale che spesso fatica a garantire anche i diritti più basilari. Tutto ciò ha un impatto sulla popolazione civile e quindi anche sulle donne.

Ad esempio, nel discorso al Consiglio di Sicurezza, la direttrice esecutiva di UN Women ha evidenziato che la combinazione di terrorismo, povertà, fame, collasso del sistema di aiuti e il restringersi dello spazio civico stanno cancellando progressivamente il “luogo pubblico” per donne e ragazze nel Sahel: dalla scuola, alla mobilità, all’espressione individuale.

I conflitti portano spesso alla distruzione o alla chiusura delle scuole, causando l’abbandono scolastico di oltre un milione di ragazze nel Sahel. I matrimoni precoci e le mutilazioni genitali femminili, come avvengono in Mali, si intensificano in contesti di crisi, povertà e insicurezza. Lo spostamento forzato e la disgregazione sociale sono terreno fertile per abusi, stupri e rapimenti. In particolare, i rapimenti non sono solamente un effetto collaterale della violenza ma vengono proprio usati come tattica. La scarsità di acqua potabile, il degrado ambientale e la siccità impongono alle donne di percorrere distanze maggiori per l’approvvigionamento, spesso in condizioni di pericolo.

Ma non tutto è sfavorevole. In vari segmenti della società saheliana le donne stanno reagendo con modalità che possono avere risvolti geopolitici interessanti. La leadership locale femminile, le attiviste e i movimenti sociali femminili svolgono ruoli importanti nella protezione dalle narrazioni estremiste, nella rivendicazione dei diritti e nell’assistenza alle vittime. Un esempio il progetto “Women’s Leadership Project in the Fight Against Violent Extremism” che forma Mourchidates, donne – guida religiose che agiscono come mediatori locali contro l’estremismo. Inoltre in alcune aree sta crescendo l’impegno per includere donne nei processi di pace e nella governance locale, benché spesso venga ostacolato dalle barriere culturali e dalle risorse limitate. Anche ONG e agenzie ONU tentano di finanziare programmi specifici per la protezione, l’istruzione femminile, la salute riproduttiva e l’empowerment economico.

Analizzare la questione dei diritti delle donne nel Sahel non è solo un fatto sociale o umanitario, ha conseguenze geopolitiche rilevanti. Gli Stati che non garantiscono sicurezza, partecipazione inclusiva e diritti fondamentali, rischiano di perdere legittimità interna e di fronte alla comunità internazionale. Il modo in cui attori esterni, come l’UE, gli USA, la Cina e la Russia, reagiscono alla crisi dei diritti civili e di genere può influenzare gli equilibri nella regione. Il finanziamento alla cooperazione internazionale, il sostegno alle ONG e l’attenzione diplomatica diventano quindi delle leve strategiche. L’esclusione delle donne dalla vita pubblica, l’assenza di protezione e le violenze di genere alimentano risentimenti e alienazione che possono favorire il reclutamento da parte di gruppi estremisti che offrono un senso di appartenenza. Ignorare le donne nelle strategie di adattamento climatico e nel settore agricolo danneggia la resilienza complessiva della regione, perché sono spesso i primi soggetti che subiscono le conseguenze ambientali e, allo stesso tempo, svolgono un ruolo chiave nella gestione delle risorse locali.

Per non limitarsi ad una descrizione pessimistica, alcune sfide strategiche sembrano cruciali. Maggiore coinvolgimento femminile nei processi decisionali, compresi quelli relativi alla pace, alla gestione delle risorse naturali, e all’istruzione. Finanziamenti mirati, stabili e rilevanti, che riconoscano le specificità di genere, della cultura locale e delle situazioni di conflitto. Riforme legali e pratiche per garantire protezione da violenze, mutilazioni, matrimoni precoci, con mezzi legali ma anche con campagne culturali e religiose che coinvolgano leader locali. Integrazione fra crisi climatiche, migrazione e sicurezza, con politiche che considerino come i cambiamenti ambientali accentuino vulnerabilità specifiche di donne e ragazze. Sostenere spazi civici, media indipendenti e organizzazioni locali femminili, difendere la libertà di espressione, permettere che le voci delle donne siano ascoltate, anche nei momenti di crisi.

Comprendere le tensioni, le resistenze, le strategie possibili in questo contesto è essenziale per analizzare il Sahel non solo come zona di conflitto, ma come teatro di trasformazione geopolitica.

Beatrice Domenica Penali 

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