SAHARA OCCIDENTALE. ONG Sahrawi denuncia la strumentalizzazione dei bambini

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Ogni estate, centinaia di bambini provenienti dai campi di Tindouf, in Algeria, controllati dal Fronte Polisario,  si recano in alcuni paesi europei, fra loro l’Italia, per trascorrere alcune settimane presso le famiglie ospitanti. 

Spesso questo soggiorno si protrae per diversi anni, con la benedizione del Polisario. È quanto denuncia domenica la ONG sahrawi  “Tindouf Autonomist Support Forum – FORSATIN”.

In Italia, quest’operazione chiamata “Ambasciatori della pace”, prevede l’arrivo di un gruppo composto da 150 bambini che verranno sparsi tra diversi comuni.

Nel suo comunicato, la Ong sottolinea gli eccessi del programma “Vacanze in Pace”, il cui “obiettivo principale è facilitare l’adozione di bambini sahrawi da parte di associazioni e famiglie europee”. Un processo che “segue una serie di tappe sotto nomi diversi: attività creative, visite, viaggi, campagne terapeutiche, ma che mira soprattutto a sradicarle”, spiega l’associazione.

FORSATIN precisa che la scelta dei bambini non avviene a caso. “I bambini appartengono a minoranze tribali o sono orfani”. Due fattori che assicurano, spiega la stessa fonte, alla direzione del Polisario il “silenzio delle famiglie biologiche” o dei loro parenti insediati nei campi di Tindouf. Mentre i figli dei membri della direzione del Polisario e delle grandi tribù continuano i loro studi in Europa o in alcuni paesi dell’America Latina.

La prima edizione di “Vacanze in Pace” in Spagna risale all’estate del 1979. Il Partito Comunista Spagnolo organizzò allora un viaggio in Spagna a beneficio di 100 bambini sahrawi provenienti dai campi di Tindouf. Successivamente, nel programma è stata inclusa l’adozione da parte di famiglie europee, in particolare spagnole. Nonostante tutte le precauzioni prese dal Polisario, questo programma subisce uno slittamento. Le famiglie perdono la pazienza, si ribellano e rifiutano lo “sradicamento” dei loro figli, non esitando a “sequestrarli” quando tornano a Tindouf. 

Nel marzo 2016, Human Rights Watch ha invitato l’ex segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon, alla vigilia della sua visita nei campi di Tindouf, a chiedere al Polisario di facilitare il rilascio di tre donne: Maâloma Morales de Matos, Darya Embarek Selma, cittadina spagnola, e Najiba Mohamed Kacem, rapiti dalle loro famiglie nei campi di Tindouf.

Il Fronte si è poi piegato ai desideri delle famiglie per evitare le proteste popolari seguite all’esfiltrazione, nel novembre 2014, di Mahjouba Mohamed Hamdidaf, cittadina spagnola interdetta per mesi dai suoi genitori biologici dal ricongiungimento con la sua famiglia di adozione in Spagna.

Oltre ai drammi familiari, i bambini di “Vacanze in Pace” non sfuggono allo sfruttamento politico da parte del Polisario. Nell’agosto 2018, il Vaticano è stato costretto a pubblicare un aggiornamento in reazione allo sfruttamento mediatico di una foto di Papa Francesco in compagnia di bambini Saharawi a Roma.

Redazione

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