RUSSIA. Vantaggi e svantaggi per Mosca del conflitto iraniano

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Una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz potrebbe garantire a Mosca un sollievo fiscale a breve termine attraverso l’aumento dei prezzi del petrolio e del gas. L’eventuale cambio di regime a Teheran la proverebbe di uno dei suoi alleati strategici più importanti.

L’escalation del conflitto USA-Iran minaccia un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz, riducendo l’offerta globale di petrolio e GNL e aumentando i prezzi, con conseguenze potenzialmente significative per l’economia e il bilancio della Russia. Prezzi più elevati allenterebbero la crescente pressione fiscale su Mosca e migliorerebbero le prospettive per il greggio e il GNL russi sanzionati, indebolendo al contempo l’applicazione dei limiti di prezzo occidentali.

Tuttavia, in caso di rovesciamento dell’attuale leadership iraniana o di maggiore presenza sul mercato di petrolio iraniano potrebbe minare gli interessi strategici ed economici di Mosca a lungo termine, riporta NewsBase. La Russia potrebbe trarre benefici inaspettati se l’escalation del conflitto USA-Iran dovesse causare un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz, la via di transito di petrolio e gas più critica al mondo. Tuttavia, Mosca si trova ad affrontare anche rischi strategici se la guerra dovesse portare al crollo del regime iraniano, un alleato regionale chiave.

A seguito degli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran iniziati il ​​28 febbraio, Teheran ha avvertito che alle navi non sarebbe stato permesso di transitare attraverso lo Stretto di Hormuz, bloccando la via d’acqua utilizzata per il trasporto di 20 milioni di barili di petrolio al giorno, equivalenti a circa un quinto dell’offerta globale. L’impatto sui prezzi del petrolio è stato finora relativamente contenuto, rispetto all’impennata dei prezzi del gas naturale dovuta alle interruzioni nelle spedizioni di GNL del Qatar attraverso lo Stretto.

Tuttavia, un’interruzione prolungata del traffico marittimo attraverso lo stretto innescherebbe ulteriori rialzi. Comunque l’Arabia Saudita e gli altri produttori che utilizzano la via d’acqua possono realisticamente dirottare solo circa un quarto dei 20 milioni di barili al giorno verso altre rotte di esportazione.

Per la Russia, la riduzione dell’offerta comporta un chiaro vantaggio economico, dato che il suo bilancio statale continua a dipendere fortemente dalle entrate petrolifere. I ricavi russi derivanti dal petrolio e dai prodotti petroliferi sono diminuiti del 40% su base annua a gennaio, attestandosi a 11,1 miliardi di dollari, e Reuters prevede che si dimezzeranno a febbraio. Secondo S&P, le esportazioni russe di petrolio via mare sono diminuite dell’11,3% su base mensile, attestandosi a 3,4 milioni di barili al giorno a gennaio, a causa di un crollo del 55% delle consegne all’India, che ha drasticamente ridotto gli acquisti russi sotto la minaccia di sanzioni secondarie da parte degli Stati Uniti.

Il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov ha dichiarato il 26 febbraio che il governo si stava preparando a inasprire le sue regole fiscali, abbassando il prezzo di base del petrolio al di sopra del quale vengono versati i proventi al Fondo Nazionale per il Ricchezza, attualmente fissato a 60 dollari al barile. Il petrolio russo è scambiato a un livello inferiore a questo livello da mesi e, secondo Bloomberg, si starebbe valutando di ridurre tale soglia fino a 45-50 dollari al barile.

Un rialzo sostenuto dei prezzi del petrolio allevierebbe quindi immediatamente la pressione fiscale su Mosca, soprattutto se, con il mercato che si trova ad affrontare carenze, riducesse lo sconto sulla miscela Urals, il prodotto di punta della Russia. Un mercato globale più restrittivo renderebbe più complessa l’applicazione del tetto massimo di prezzo, poiché le raffinerie di paesi come India e Cina avrebbero meno opzioni. In particolare, la chiusura dello Stretto di Hormuz e il conflitto più ampio creano problemi anche per le esportazioni di petrolio iraniano, privando la Cina di una preziosa fonte di greggio a prezzo scontato di cui ha beneficiato per anni.

Oltre al petrolio, la chiusura dello Stretto di Hormuz creerà anche vantaggi per il GNL russo, a causa dell’interruzione delle spedizioni del Qatar, che rappresentano un quinto dell’approvvigionamento globale di GNL. I carichi provenienti dagli impianti di Yamal GNL e Sakhalin GNL saranno venduti a prezzi più elevati sia in Asia che in Europa, in particolare i carichi spot, ma anche quelli venduti con contratti a lungo termine, a seconda delle formule di prezzo.

La Cina, che dipende dal Qatar per un quarto del suo approvvigionamento di GNL, potrebbe anche essere incoraggiata ad acquistare maggiori quantitativi di GNL dall’impianto russo Arctic LNG-2, in barba alle sanzioni statunitensi sul progetto. La Cina preleva carichi dall’impianto dallo scorso autunno, ma li ha indirizzati verso un solo porto, per mitigare l’impatto di un’eventuale applicazione di sanzioni secondarie da parte degli Stati Uniti.

Anche altri acquirenti che si affannano per ottenere GNL sostitutivo in Asia potrebbero essere tentati di iniziare ad acquistare carichi da Arctic LNG-2, se ritengono che l’acquisto di GNL alternativo e scontato superi il rischio di sanzioni.

A seconda della durata dell’interruzione delle spedizioni qatariote e della gravità della crisi del gas che ciò causerà in Europa, l’UE potrebbe anche valutare di ritardare la graduale eliminazione del gas e del GNL russi rimanenti tramite gasdotto. 

Se il conflitto innescasse il crollo del regime iraniano, da tempo un partner militare e diplomatico fondamentale per Mosca in Medio Oriente,le conseguenze sarebbero pesanti per Mosca; andandosi ad unire alla perdita del Venezuela e, a quanto pare, di Cuba. 

Un governo iraniano più allineato all’Occidente, e un allentamento delle sanzioni petrolifere nei confronti dell’Iran, potrebbero anche determinare un aumento delle esportazioni di petrolio dal Paese, esercitando una pressione al ribasso sui ricavi russi derivanti da petrolio e gas nel lungo termine.

Anna Lotti

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