RUSSIA. Ripartono le industrie pesanti

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Mentre l’Europa si interroga su come passerà l’inverno, al freddo o al caldo, nell’Ucraina conquistata dalle forze del Donbass e russe il 18 luglio si è festeggiata la Giornata del metallurgista e a Mariupol con tanto di esposizione di attrezzature per trofei.

Si apprende, ancora, da fonti filorusse che circa 400 ex dipendenti di Azovstal vogliono lavorare a Yuzhmash. A darne notizia Yevgeny Yurchenko, direttore generale dell’azienda, che lo ha dichiarato alla TASS in un’intervista: «In totale abbiamo ricevuto circa 400 candidature, centinaia di persone sono già state assunte dalle nostre aziende. Di norma, si tratta di dipendenti che in precedenza lavoravano, ad esempio, nello stabilimento di Alchevsk o in quello di Yenakiieve e che poi si sono trasferiti a Mariupol”, ha detto Yurchenko.

Bisogna comprendere che la Russia degli anni Novanta dello scorso secolo, quella della deindustrializzazione, della privatizzazione e della casta degli oligarchi è cambiata. Mosca da almeno un decennio sta cercando di ricostruire le fabbriche e sta cercando di dare vita a nuovi poli industriali, tecnologici e manufatturieri. Processo che con l’”operazione speciale” in Ucraina e le sanzioni ha subito una brusca accelerazione.

Se a questo si aggiunge il fatto che la Russia possiede i carburanti per alimentare le imprese capiamo meglio le mosse del Vecchio Continente nell’adottare le sanzioni e la risposta russa che sembra non accusare il colpo.

Non solo, la Russia sta creando il proprio grado di riferimento del petrolio, a darne notizia la scorsa settimana l’agenzia Bloomberg. Si prevede che il commercio di petrolio sulla piattaforma nazionale sarà lanciato nel mese di ottobre. Il piano della Russia nasce per contrastare il tentativo del G7 di limitare il prezzo del petrolio russo.

Si tratta della creazione di un benchmark petrolifero nazionale poiché Mosca cerca di difendersi dai tentativi occidentali di limitare il flusso di petrodollari nel paese. Non solo, sempre secondo Bloomberg la Russia coinvolgerà partner stranieri nell’acquisto di petrolio al fine di raggiungere volumi di scambi sufficienti a stabilire un prezzo di riferimento tra marzo e luglio 2023, leggasi per esempio partner come India e Cina.

Se a questo si aggiunge l’impossibilità della Libia di garantire il flusso di petrolio verso l’Europa a causa delle lotte intestine, la criticità degli impianti algerini perché obsoleti, così come quelli iracheni, che hanno anche il problema della siccità da gestire, la Siria con gli impianti distrutti. il Mozambico fermo per via di Daesh, la Nigeria con amicizia solidale con Russia e difficoltà dovute ai predoni e gruppi terroristici, come al Qaeda e Daesh, si comprende che al momento restano libere di vendere altercato europeo solo Arabia Saudita e Qatar che ovviamente non possono soddisfare le esigenze europee oltre ali impegni già presi con i paesi asiatici.

Graziella Giangiulio