RUSSIA. Le armi di Mosca copiate dai cinesi

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La russa Rostec ha accusato la Cina di copiare illegalmente una vasta gamma di armi russe e altri hardware militari: «La copia non autorizzata delle nostre attrezzature all’estero è un problema enorme. Ci sono stati 500 casi del genere negli ultimi 17 anni (…) La Cina da sola ha copiato i motori degli aerei Sukhoi, il ponte per i jet, i sistemi di difesa aerea, i missili portatili per la difesa aerea e gli analoghi dei sistemi terra-aria a medio raggio Pantsir», lamenta Rostec. Il reclamo di Rostec sulla reverse engineering cinese arriva in un momento in cui il commercio di armi tra i due paesi è fiorente, riporta Nikkei Asian Review.

Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute, la Russia è stata di gran lunga il più grande fornitore di armi della Cina tra il 2014 e il 2018, rappresentando il 70% delle importazioni di armi di Pechino in quel periodo, secondo il rapporto. Anche l’armamento più avanzato della Russia non è off-limits. La Russia ha venduto 6 dei suoi sistemi antiaerei S-400 e 24 dei suoi jet da combattimento Su-35 alla Cina nel 2015 per 5 miliardi di dollari.

Nonostante le proteste di Mosca sul furto di tecnologia da parte di Pechino, è improbabile che le esportazioni di armi verso la Cina vengano ridotte a breve. Gli interessi geopolitici ed economici forniscono alla Russia un forte incentivo a minimizzare il reverse engineering cinese, riporta Asia Times. La Cina ha a lungo copiato le armi russe. Durante gli anni ’90, la Cina ha acquistato i caccia d’elite russi Su-27 e i sistemi missilistici S-300. Pechino ha poi usato questi come modelli per sviluppare il proprio caccia J-11 e i missili terra-aria HQ-9, prosegue il giornale.

La Russia ha adottato diverse misure per fermare la pratica del reverse engineering. Ad esempio, ha insistito affinché la Cina acquistasse le armi all’ingrosso invece di acquistare solo alcuni campioni, segno che le armi sarebbero state probabilmente progettate in maniera inversa. La Russia ha anche fatto pressioni per ottenere garanzie contro i furti nei suoi contratti, e ha persino cercato di ottenere royalty da copie cinesi di armi russe, senza grande successo.

La preoccupazione russa per il reverse engineering della Cina ha contribuito ad un rapido calo delle vendite di armi tra i due paesi a metà degli anni 2000. Mentre la Cina rappresentava il 60% delle esportazioni di armi russe nel 2005, la cifra è scesa all’8,7% entro il 2012.

Solo dopo la crisi ucraina del 2014, il commercio di armi e la cooperazione militare non solo tra Mosca e Pechino hanno ripreso a crescere, tanto che oggi la Russia è arrivata ad accettare il furto di tecnologia della Cina come il prezzo inevitabile per fare affari con Pechino.

Antonio Albanese