RUSSIA. Incendio al deposito di Bryansk: Mosca accusa i Bayraktar di Kiev

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Il 25 aprile sono state registraste una serie di grandi esplosioni in un deposito di petrolio nella Russia occidentale nella città di Bryansk, a soli 150 km dal confine con l’Ucraina. Il luogo dell’incendio è il deposito Transneft-Druzhba, una filiale della società statale di esportazione del petrolio Transneft, la principale compagnia russa di trasporto del petrolio che gestisce il grande oleodotto Druzhba dalla Russia all’Europa. Non sono stati segnalati feriti, ha detto il ministero delle Emergenze riporta la Tass, e sembra che l’oleodotto stesso non sia danneggiato.

La mattina del 26 aprile, riporta BneIntellinews, le autorità russe hanno riferito che un dispositivo esplosivo è stato scoperto attaccato a una ferrovia, vicino a Bryansk. Il dispositivo sarebbe una carica da demolizione sovietica SZ-6. La scoperta della carica suggerisce fortemente che le infrastrutture russe sono state prese di mira da sabotatori, presumibilmente ucraini che colpiscono all’interno della Federazione Russa.

Un altro impianto petrolifero nell’Estremo Oriente russo, al confine con la Cina, è stato teatro di un’esplosione e di un incendio sempre il 25 aprile. Le autorità non hanno ancora commentato le cause dell’esplosione e chiaramente la posizione è troppo lontana dall’Ucraina perché la causa sia stata un missile o un attacco di droni.

L’incendio in un’unità secondaria in una raffineria di petrolio di proprietà di Rosneft nella città russo-orientale di Komsomolsk-on-Amur è stato poi contenuto, riporta Reuters. L’incendio non ha causato feriti e l’incidente non avrebbe avuto un impatto sui piani di produzione.

La social sfera suggerisce che sia stato un attacco di droni ucraini e poi riporta che due droni ucraini che sono stati abbattuti dalle forze russe nella regione di Kursk ore dopo l’esplosione del deposito.

La Russia ha precedentemente accusato l’Ucraina di aver attaccato un deposito di carburante a Belgorod all’inizio di questo mese. Il Cremlino sostiene che due elicotteri ucraini hanno volato a bassa quota per evitare il rilevamento radar e sono riusciti a distruggere un deposito di carburante in città, anche se Kyiv ha negato di essere coinvolto.

Inoltre, la Russia sostiene che gli elicotteri ucraini hanno anche preso di mira edifici residenziali a Bryansk il 14 aprile, e ha minacciato di rispondere con la forza: «Se tali incidenti continuano, allora le conseguenze delle forze armate della Federazione Russa saranno attacchi ai centri decisionali, anche a Kiev, da cui l’esercito russo si è astenuto finora», ha detto il ministero della Difesa russo, secondo Reuters.

L’Ucraina ha negato di aver condotto qualsiasi attacco militare a Bryansk.

La posizione di Bryansk vicino al confine dell’Ucraina settentrionale ha fatto sì che sia un punto di transito strategico per i militari russi diretti in Ucraina.

Nonostante il massiccio incendio e i danni inflitti al deposito di Bryansk, il ministero dell’Energia russo sostiene che non causerà carenze di carburante e che la regione ha abbastanza gasolio per 15 giorni, secondo il Washington Post.

Anche se l’oleodotto di Druzhba non è stato colpito, ci sono preoccupazioni che gli oleodotti e i gasdotti vengano distrutti nel conflitto. Mettere fuori uso gli oleodotti farà sprofondare l’Europa in una crisi ancora più grande, dato che la Russia è il più grande fornitore di petrolio dell’Unione europea, fornendo al blocco un quarto delle sue importazioni di petrolio e prodotti petroliferi nel 2020.

Per applicare ancora più pressione a Mosca, l’Ucraina ha insistito affinché l’Europa imponesse sanzioni sul petrolio russo, che alla fine si sono concretizzate nel sesto round di sanzioni all’inizio di questo mese. Un divieto delle esportazioni di petrolio potrebbe avere un impatto devastante sulle entrate di bilancio della Russia.

Anna Lotti