RUSSIA. Il Nemico è alle porte

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L’instabilità geopolitica si sta ammassando ai confini ovest e sud-ovest della Russia: Bielorussia, Nagorno-Karabakh e Kirghizistan. Una partita a scacchi che viene giocata, a distanza tra Usa e Russia, con alle spalle Nato ed Unione europea.

Tutte le regioni succitate sono vitali per la sicurezza nazionale di Mosca. La Bielorussia è una zona cuscinetto per la Russia con l’Occidente e non può permettersi che venga risucchiata nell’orbita occidentale. Mosca sostiene di avere le prove che la rivoluzione di Minsk è stata guidata dagli Stati Uniti attraverso i suoi alleati in Europa centrale, Polonia, Ucraina, Stati Baltici e Georgia. Il presidente Alexander Lukashenko non è stato un alleato affidabile, ma Mosca non ha altra scelta che sostenerlo, poiché un cambio di regime potrebbe vedere al potere un altro regime ostile ai suoi confini occidentali.

L’obiettivo russo è ora quello di fornire spazio e risorse al regime di Lukashenko per ripristinare l’ordine costituzionale, riporta Indian Punchline. Il conflitto nel Nagorno-Karabakh è scoppiato nuovamente da poco e vede oggi un confronto militare diretto tra Azerbaigian e forze armene dell’Artkash, sostenuta da Yerevan, con Baku che ha iniziato un’offensiva militare per riprendere il controllo del territorio. Il conflitto ha gravi implicazioni per la sicurezza nazionale della Russia nella misura in cui l’Azerbaigian è parte del Caucaso la cui parte settentrionale, resta vulnerabile al terrorismo islamico.

Il rinnovato asse turco-azerbaigiano causa ansia nei russi, data la politica “neo-ottomana” di Recep Tayyip Erdogan e l’uso selettivo dei gruppi islamisti radicali da parte di Ankara come veri strumenti geopolitici. Erdogan ha esteso il sostegno generale all’iniziativa azerbaigiana per riprendere il controllo della provincia del Nagorno-Karabakh. Questo indebolisce la capacità di Mosca di influenzare il presidente azero Ilham Aliyev.

Da altra parte, l’Armenia del primo Ministro armeno Nikol Pashinyan; Mosca ha l’obbligo di garantire la sicurezza dell’Armenia, ma, paradossalmente, Pashinyan sta spingendo il Paese verso l’orbita occidentale e riceve il sostegno dell’influente diaspora armena negli Stati Uniti e in Francia. Allo stesso modo, Mosca ha anche l’obbligo di moderare il conflitto del Nagorno-Karabakh nell’ambito del gruppo di Minsk, che presiede insieme a Stati Uniti e Francia.

Finora, il Gruppo di Minsk non è stato in grado di soddisfare la volontà azerbaigiana di riprendere il controllo del Nagorno-Karabakh, né di fare pressione sull’Armenia affinché abbandoni l’occupazione dell’enclave. L’Azerbaigian vede il gruppo di Minsk con scetticismo e spera che la Turchia contribuisca a rompere l’impasse.

Una rottura nell’intesa cordiale con la Turchia potrebbe sconvolgere le strategie russe a livello regionale, non solo in Siria, Libia e nel Mediterraneo orientale, ma anche nel Mar Nero, in Ucraina, in Georgia e altrove, e può funzionare solo a vantaggio degli Stati Uniti.

Inoltre, la Russia ha un fiorente partenariato economico bilaterale e legami commerciali con la Turchia. Gli alleati mediorientali degli Stati Uniti considerano la Turchia un nemico esistenziale e stimano che una rottura tra Ankara e Mosca permetterebbe loro di ridimensionare Erdogan. Mosca è davvero alle prese con un dilemma. Il presidente Vladimir Putin ha investito molto in un rapporto con Erdogan, nonostante la sua altalenante postura politica.

La Russia, infatti, è uno degli attori dell’alienazione di Erdogan dall’Occidente ed è consapevole che qualsiasi pressione eccessiva su di lui potrebbe rivelarsi controproducente. La Germania sta aspettando con una rinnovata offerta alla Turchia per un partenariato con l’Ue, mentre la Grecia preme per congelare l’accordo doganale con Ankara.

Putin si muove con cautela, facendo attenzione a non rompere l’intesa russo-turca e Erdogan ha fatto alcune aperture a Putin. rinnovando l’intenzione di cooperare non solo nel Caucaso ma anche in Siria, mentre la decisione turca, dopo molti rinvii, di testare il sistema missilistico antibalistico S-400 di fabbricazione russa, ha portato un grande messaggio a Mosca, ribadendo l’importanza strategica che Ankara attribuisce ad un’alleanza con la Russia.

Da ultimo, la rivoluzione in Kirghizistan è stata affrontata da Mosca con relativa facilità dimostrando di essere il fornitore di sicurezza per la regione; l’influenza statunitense oggi in Asia centrale di fatto è ben poca cosa.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio