RUSSIA. Fiumi rosso sangue e Putin fa arrestare tutti

95

Vladimir Putin ha annunciato lo stato di emergenza nella regione intorno alla città artica di Norilsk dopo che una massiccia perdita di carburante ha tinto di rosso sangue due fiumi. L’Artico è da tempo una priorità strategica di Mosca.

Venerdì scorso sarebbero fuoriuscite da una centrale elettrica locale almeno 21.000 tonnellate di gasolio. Le prime notizie suggerivano che un’auto si fosse schiantata contro una delle torri di stoccaggio della centrale, ma è emerso che la torre si è prima decompressa e poi rotta, causando un incendio e un’ulteriore fuoriuscita. La notizia dell’incidente ha impiegato diversi giorni per arrivare alle autorità centrali.

I funzionari della centrale hanno cercato di affrontare il problema da soli; ma quando alla fine la notizia è arrivata al Cremlino, oltre 100.000 metri quadrati di terreno erano stati colpiti, riporta The Independent.

Il leader russo ha richiamato mercoledì pomeriggio in un’udienza video Aleksandr Uss, il governatore locale in un video dai tono alquanto accesi. Uss ha insistito che anche lui aveva saputo del disastro solo dai social media, ma ha promesso di risolvere la situazione entro due settimane e poi stava per chiudere comunicazione. 

«Cosa intende con chiudo?» ha detto Putin, interrompendo Uss che stava per rispondere «Cosa intendete fare al riguardo? Lei è il governatore, non è vero?». Più tardi, mercoledì, la procura generale ha annunciato l’apertura di un procedimento penale per due capi d’accusa: danni alla terra e all’acqua e violazione delle norme di tutela ambientale. Anche il direttore della centrale elettrica è stato arrestato.

Greenpeace Russia, ha descritto la situazione a Norilsk come “molto, molto grave”, e l’ha paragonata ad alcune delle peggiori perdite di carburante al mondo.

Norilsk, un isolato polo minerario di nichel nell’estremo nord della Russia, è già ben noto per i suoi problemi ambientali. Fino a poco tempo fa la città di 180.000 abitanti era considerata la più inquinata della Russia. L’acqua sporca e i fiumi sporchi non sono certo un fenomeno nuovo. Ma l’entità di questa perdita è destinata a lasciare un’altra cicatrice sull’ambiente locale per molte generazioni a venire. 

I funzionari devono ancora presentare un piano chiaro su come intendono affrontare il problema. Nella sua “conversazione” con Putin, il governatore Uss ha detto che le autorità potrebbero non avere altra scelta se non quella di bruciare il carburante – un’idea con ovvie e preoccupanti conseguenze climatiche. Ha ammesso che l’idea non era mai stata provata prima e che non c’erano garanzie di successo. Altri alti funzionari governativi hanno poi sminuito tale prospettiva.

Dmitry Kobylkin, ministro russo delle Risorse e dell’ambiente, ha detto di “non capire” la logica di bruciare enormi quantità di combustibile in una regione artica: «Un enorme incendio su un’area enorme, con un’enorme quantità di combustibile è un problema enorme».

Anna Lotti