ROMANIA. Senza fondi sufficienti, Bucarest sta naufragando

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In Romania, il governo di coalizione ha rimandato la prevista rotazione della carica di primo Ministro, e il crescente disagio sociale aggravato dall’insufficienza delle entrate fiscali potrebbe porre fine all’insolita costruzione politica forgiata dal presidente Klaus Iohannis nel 2021.

Il 30 maggio, il ministro delle Finanze del Partito socialdemocratico Adrian Caciu ha licenziato due capi di agenzie responsabili della riscossione delle imposte, dopo che, secondo quanto riporta BneIntelliNews, ci sarebbero state le dimissioni annunciate in precedenza dal capo dell’agenzia di riscossione delle imposte Anaf, nominato dal Partito nazionale liberale, alleato di governo dei Socialdemocratici.

Annunciando le sue dimissioni, l’ex capo dell’Anaf Lucian Heius ha sostenuto che il bilancio di quest’anno mira a entrate irrealistiche e sottovaluta le spese. Anche il presidente dell’Autorità doganale rumena, Bogdan-Lari Mihei, e il capo dell’Agenzia nazionale per le risorse minerarie sono stati licenziati da Caciu.

Lo stesso Caciu è stato accusato dai Nazional-liberali e si prevede che presto sarà sostituito da un esponente liberale: il consigliere presidenziale Cosmin Marinescu o l’attuale ministro della Digitalizzazione Sebastian Burduja.

La deludente esecuzione del bilancio sul fronte delle entrate sta complicando quello che doveva essere un avvicendamento tra i due partiti al governo, secondo l’accordo raggiunto nel 2021.

Lo scostamento negativo di 1,8 miliardi di euro, cioè lo 0,6% del Pil, dalle entrate previste nel periodo gennaio-maggio, che probabilmente raggiungerà i 4,4 miliardi di euro nell’intero anno, è l’effetto di una cattiva pianificazione e le necessarie misure correttive genereranno costi politici che ciascuno dei due partner al governo sta evitando.

Caciu ha affermato che la deviazione nel periodo gennaio-maggio è stata in realtà più ampia di quella annunciata da Heius – un’affermazione prontamente respinta dallo stesso Heius. Caciu ha anche sottolineato che le entrate dovrebbero essere portate in linea con il piano – un’affermazione del tutto irrealistica, ma che mira a fare pressione sul suo successore liberale.

Gli insegnanti in Romania sono già alla seconda settimana di sciopero. Hanno rifiutato l’ultima offerta fatta dal governo il 30 maggio, affermando di non accettare altro che un aumento permanente dei salari, sancito da un documento come un decreto governativo.

È probabile che questo provochi un’agitazione sociale più ampia, che potrebbe includere anche scioperi, dopo che l’inflazione ha eroso il reddito di gran parte del settore pubblico e privato.

In media, i salari sono aumentati in linea con l’inflazione, ma categorie come gli insegnanti sono in forte ritardo a causa del loro debole potere contrattuale.

Altre categorie di dipendenti possono richiedere diritti garantiti da leggi già approvate ma sospese a causa della mancanza di budget, come i ferrovieri e persino i medici che insistono per un’equa retribuzione degli straordinari.

Allo stesso tempo, gli agenti di polizia hanno messo in guardia contro la riduzione da parte del governo dei loro benefici in termini di età di pensionamento anticipato e di pensioni speciali. Sebbene non possano organizzare ufficialmente scioperi, le loro associazioni hanno messo in guardia da azioni di protesta di portata tale da bloccare il funzionamento del sistema di sicurezza del paese.

Secondo quanto riferito, la coalizione al governo ha deciso di riformare il sistema pensionistico speciale aumentando l’età pensionabile per il personale “militare”, che comprende anche la polizia e i servizi di intelligence. Il piano del governo è di ridurre anche i benefici dei magistrati, ma il disegno di legge non è stato ancora approvato in parlamento.

Maddalena Ingroia

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